Ucraina, i soldati di Kiev irrompono a Kherson: in attesa di risvolti

I russi non hanno certo lasciato Kherson a cuor leggero. Vedere i carri ucraini venerdì mattina arrivare nel centro della città, a livello mediatico e politico per il Cremlino ha rappresentato un’ennesima brutta battuta d’arresto. Un colpo da attutire il prima possibile. Ed è per questo che nei corridoi diplomatici si sta facendo strada in modo sempre più preponderante l’idea che il ritiro da Kherson possa aprire la strada a una trattativa. L’abbandono dell’unico capoluogo ucraino fino ad oggi controllato, potrebbe rappresentare la carta per Mosca per rinsaldare i colloqui e provare a giungere ad accordi in grado di consolidare le conquiste fatte a est del Dnepr.

C’è però un punto importante da sottolineare. Al momento non ci sono trattative dirette tra Kiev e Mosca. Se non, ma con la mediazione di altri attori interni e internazionali, per il rilascio dei prigionieri. Non si assiste a incontri diretti tra le due parti in causa nel conflitto da almeno sette mesi. A una settimana dall’inizio della guerra si erano formate due delegazioni, incontrati in Bielorussia. Per tutto il mese di marzo sono andate avanti diverse trattative, con i membri delle rispettive delegazioni che hanno tenuto i contatti per via telefonica.

Il 30 marzo forse il più importante atto dei negoziati russo-ucraini. A Istanbul, sotto lo sguardo del presidente turco Recep Etdogan si è tenuto un vertice in cui sono stati registrati passi avanti su alcuni punti specifici. Come il non ingresso dell’Ucraina nella Nato, con Kiev che ha pensato alla costituzione di un gruppo di difesa internazionale chiamato a garantire la sicurezza. Poi i fatti di Bucha hanno interrotto ogni trattativa. La scoperta di fosse comuni nella cittadina a nord di Kiev, a seguito del ritiro dei russi dall’area della capitale ha cancellato ogni contatto diretto.

Ad oggi non sono emersi segnali volti a mutare l’attuale status quo. Il presidente ucraino Zelensky ha più volte affermato di non voler parlare con Vladimir Putin e ha anche emanato un ordine che vieta accordi con il leader del Cremlino. Da Mosca, a loro volta, hanno lasciato intendere in svariate occasioni di non considerare quello ucraino un interlocutore affidabile e attendibile.

Con chi potrebbero sorgere quindi le trattative? Nelle ultime settimane è stato più volte tirato in ballo un possibile negoziato tra russi e statunitensi. Uno scenario senza dubbio non inverosimile. Da un lato l’avvio di una trattativa con Washington rappresenta forse il vero obiettivo di Putin: Mosca sarebbe riconosciuta nel suo ruolo di potenza e il presidente russo potrebbe quindi discutere delle varie rispettive sfere di influenza. Dall’altro, la Casa Bianca deve fare i conti con lo spettro di un conflitto nucleare da evitare e con uno scenario politico mutato dopo le elezioni di metà mandato in cui, anche se la vittoria dei Repubblicani è apparsa inferiore alle attese, il partito del presidente Joe Biden non ha più la maggioranza alla Camera.

Il ritiro russo da Kherson potrebbe quindi rappresentare un primo passo. Con i soldati di Mosca adesso stanziati interamente sulla sponda orientale del Dnepr, potrebbero esserci molte basi da cui partire per una trattative diretta tra Cremlino e Casa Bianca. Già nelle scorse settimane sono arrivati in tal senso non pochi segnali. A partire dall’apertura fatta da Biden a un incontro a Bali, in occasione del prossimo G20, con Vladimir Putin, seppur per questioni non attinenti alla guerra in Ucraina.

Il Washington Post ha esplicitamente parlato di una trattativa già intavolata, riferendo le dichiarazioni di un funzionario Usa secondo cui il governo statunitense ha fatto pressione su Zelensky affinché tolga ogni diniego alla possibilità di parlare con Putin. Rendere pubblica su un importante quotidiano una notizia del genere non ha certo rappresentato un caso. É stato, al contrario, un ulteriore segno dell’esistenza di un sentiero tracciato verso un negoziato. Da aggiungere peraltro a delle dichiarazioni, rese nei giorni scorsi dal consigliere per la sicurezza Usa, Jake Sullivan, secondo cui funzionari di Washington e funzionari di Mosca da mesi sono in costante contatto per prevenire uno sconto nucleare.

La trattativa diretta tra le due potenze sarebbe quindi realtà. Occorre capire quando e come potrebbe concretizzarsi. Una data già è stata segnata in rosso ed è quella del prossimo 15 novembre, quando in Indonesia si terrà il G20. In quella sede potrebbero essere annunciate importanti novità sulla guerra in Ucraina.

L’impressione però è che una trattativa tra Mosca e Washington non avrebbe il conflitto come unico tema sul piatto. In ballo ci sono gli stessi argomenti già visti e sentiti a febbraio, nel mese in cui è iniziata la guerra. Ossia l’individuazione di specifiche aree di influenza e un contatto diretto tra i due Paesi per scongiurare rischi di conflitti nucleari.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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