“Torniamo a far grande l’America”: la carica di Donald Trump per il 2024

“Il ritorno dell’America comincia oggi”, inizia così il riscatto di Donald Trump verso il 2024. Il tycoon in un lungo discorso da Mar-al-Lago ha ufficializzato la sua candidatura alle elezioni presidenziali che si terranno tra due anni. “Non ci sarà niente – ha aggiunto – più grande di questo movimento nel più grande Paese della storia”. L’annuncio è stato accolto dall’ovazione dei sostenitori presenti a Palm Beach, in Florida. “Io mi candido – ha aggiunto – perchè credo che l’America non abbia ancora visto la vera gloria. Gli Stati Uniti sono un posto incredibile”. Negli ultimi mesi l’ipotesi della candidatura era circolata con insistenza. All’inizio si pensava a un annuncio nel Labor Day del 5 settembre, poi la data era slittata all’ultimo comizio elettorale in Ohio, alla fine si era parlato del 9 novembre, il giorno dopo le midterm.

A rendere tutto ufficiale anche la consegna dei documenti alla commissione elettorale con la rischiesta di riconoscere la nascita del nuovo comitato elettorale “Donald J. Trump for Presidente 2024”. In base ai dossier, scrive l’agenzia Nova, le attività del nuovo comitato saranno coordinate con quelle del già esistente “Trump Save America Joint Fundraising Committee”. Quella del tycoon è una mossa che arriva a una settimana dalle elezioni di metà mandato che hanno mostrato un partito repubblicano in difficoltà, incapace di mantenere il controllo del Senato e senza una maggioranza convincente alla Camera.

Per giorni alleati e collaboratori hanno provato a dissuaderlo, ma The Donald ha tirato dritto e in 68 minuti di intervento, in una sala piena di bandiere americane, ha rilanciato la sfida a Joe Biden. L’attuale inquilino della Casa Bianca, sostiene Trump, è responsabile del “declino” e dell'”umiliazione” della nazione, in contrapposizione alla sua presidenza quando il Paese era “in pace, prospero e rispettato sulla scena internazionale”. “Cina, Russia, Iran e Corea del Nord”, ha continuato, “rispettavamo me, e gli Stati Uniti”.

Nel suo intervento Trump ha affrontato anche la recente escalation in Europa dopo che un missile ha colpito la Polonia uccidendo due persone: con “me” quanto sta accadendo in Ucraina non sarebbe “mai accaduto, e anche i democratici lo ammettono. Oggi un missile è stato mandato probabilmente dalla Russia, 15 miglia dentro il confine della Polonia. La gente è impazzita e arrabbiata e noi abbiamo un presidente che si addormenta ai vertici internazionali e viene deriso. Ci sta portando sull’orlo della guerra nucleare”, ha continuato il tycoon.

L’attuale presidente è infatti uno dei principali bersagli di Trump, “vi assicuro”, ha continuato, “che Joe Biden non avrà altri quattro anni”. “Questa non sarà la mia campagna, questa sarà la vostra campagna”, ha detto riferendosi direttamente ai suoi sostenitori e a tutto il movimento MAGA (dal suo slogan Make America Great Again), “ristabiliremo il tessuto della nostra nazione”. Poi l’attacco frontale al resto del partito democratico: “Noi sconfiggeremo i democratici radicali di sinistra che stanno cercando di distruggere il nostro Paese dal suo interno”.

Nel corso del suo intervento l’ex presidente ha parlato anche delle indagini che lo riguardano, come quella sulla sottrazione di documenti riservati dalla Casa Bianca iniziata con il blitz a Mar-a-Lago compiuto dall’Fbi qualche mese fa. Trump si è proclamato una “vittima” delle inchieste, iniziando dal Russiagatemontato a suo avviso dall’Fbi e dal deep state e culminato proprio con le indagini sui dossier riservati, senza dimenticare le indagini sui fatti di Capitol Hill del 6 gennaio. Poi la stoccata ironica a proposito del “record” dei mandati di comparizione, la prova, ha detto il tycoon, di essere più perseguitato di Al Capone.

Come ha notato la stampa Usa quella di Trump è una mossa pensata anche in chiave difensiva. Il suo intervento è arrivato 24 ore dopo la scadenza del termine che la commissione che indaga sui fatti del 6 gennaio aveva fissato per sentire lo stesso Trump, che ha scelto però di non presentarsi.

La scelta di candidarsi con due anni di anticipo si spiega in vari modi. Da un lato c’è ovviamente l’aspetto giudiziario. Man mano che le indagini sui vari fronti andranno avanti, e man mano che Trump sarà costretto a comparire davanti ai giudici, The Donald avrà gioco facile a usare la leva della persecuzione politica.

Dall’altro si tratta di un modo per mettere pressione ai possibili avversari interni, Ron DeSantis in testa. Allo stato attuale il governatore della Florida è quello che più di tutti può puntare a strappare la nomination repubblicana in vista del 2024. I sondaggi iniziano a registrarlo davanti a Trump, segno che il malumore verso l’ex presidente sta passando dalle élite del partito agli elettori, come del resto confermato dal voto dell’8 novembre

.Avviare la macchina elettorale così presto permette a Trump e al suo staff di iniziare prima a raccogliere fondi e a concentrarsi solo su comizi e rapporto con la base. Quello che è certo è che per il momento la strada appare in salita. Come ha scritto l’Ansa, il sondaggista repubblicano Whit Ayres ha messo ben in evidenza la spaccatura tra gli elettori del Gop. La massa conservatrice può essere divisa in almeno tre blocchi. Il primo, il più piccolo composto dal 10% di loro, è quello dei “never Trumpers“, elettori che da sempre sono ostili al tycoon; il secondo che pesa per il 40% della base elettorale, è quello degli “always Trumpers“, sostenitori accaniti di Trump; mentre l’ultimo, il più numeroso, è quello formato dai “maybe Trumpers“, elettori repubblicani che amano le sue politiche e che l’hanno votato sia nel 2016 che nel 2020 ma che si stanno allontanando verso elettori che portino avanti un’agenda simile ma senza tutto il caos che circonda Trump.

Pubblicato da edizioni24

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