Tanto tuonò che piovve: ecco a voi la “tassa Covid”: mazzata da 2,5 miliardi che cadono sulle spalle delle imprese

La quarantena forzata per un lavoratore che sia entrato in contatto con un positivo peserà interamente sulle spalle delle aziende italiane. Questo dato era stato annunciato dall’Inps la scorsa estate, visto che il governo Draghi non aveva trovato i fondi per la copertura economica per casi del genere. Quindi niente più indennità per i lavoratori costretti alla quarantena da agosto in poi.

Ma non è questo l’aspetto peggiore della situazione che si sta venendo a prefigurare. L’esecutivo ha programmato infatti un effetto retroattivo della norma (quindi inclusivo anche dei 7 mesi precedenti agosto 2021), che farebbe recuperare alle casse dello Stato 2 miliardi e mezzo di euro, succhiandolo alle imprese che si sono viste costrette a ricorrere alla quarantena preventiva per alcuni dipendenti.

A metterci la faccia sono il ministro della salute Roberto Speranza e quello del lavoro Andrea Orlando. In pratica il decreto Cura Italia del 2020, che equiparava la quarantena alla malattia (e lo Stato che si sarebbe dovuto accollare le relative spese alleggerendo il carico alle imprese in un momento di conclamata crisi economica) è diventato una farsa.

Come spiegato da Italia Oggi, nel decreto fiscale viene sì confermata l’equiparazione della quarantena alla malattia, ma si stabilisce altresì che i costi dell’assenza del lavoratore per i primi 3 giorni sono interamente a carico dell’azienda, poi 50%-50% Inps e datore di lavoro per tutto il periodo successivo. Il problema è che il 50%, in teoria, dovuto dall’Inps va comunque anticipato dall’azienda. Ciò significa, secondo la relazione tecnica prodotta dal quotidiano, una botta di circa 2,5 milioni di euro. Considerando una quarantena di durata media (14 giorni) e una paga media di 80 euro al giorno per i lavoratori assicurati all’Inps e di 140 euro per quelli non assicurati, il costo complessivo delle quarantene sarebbe addirittura pari a 4 miliardi e 232 milioni di euro. Questo costo sarebbe da ripartire per il 60% sulle aziende e per il 40% sull’Inps. Quindi per le imprese 2 anni di Covid significano 2,5 miliardi di euro di perdite non preventivate, ovvero quel denaro che avrebbero dovuto recuperare dallo Stato per le quarantene ma che non vedranno mai tornare indietro.

Se a ciò si aggiunge il peso del danno economico prodotto dalla “pandemia” e dalle restrizioni imposte ai cittadini dallo Stato in questi due anni, il quadro della crisi del mondo imprenditoriale italiano appare ancora più chiaro. Se le imprese, quindi, devono ora accollarsi l’onere dei buchi prodotti nelle retribuzioni dei dipendenti costretti alla quarantena obbligatoria, la situazione non può che peggiorare ulteriormente.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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