Meloni stravince il duello con Letta: “Da voi poche idee e molte fake news”

“Noto che anche oggi Enrico Letta ha parlato più di me che di loro…”, è la battuta finale di Giorgia Meloni, che strappa un sorriso a Enrico Letta. Quasi due ore di faccia a faccia, garbato, il tu confidenziale, ma con qualche colpo ravvicinato e senza suggestioni da inciucio. Letta sulla difensiva, Meloni più aggressiva, il primo a cercare di disegnare il centrodestra come inaffidabile e pericoloso, la seconda a rimarcare come solo da questo fronte politico gli interessi degli italiani stiano più a cuore di quelli dei burocrati europei.
Alla fine si contano diverse stoccate reciproche e qualche colpo al mento della Meloni a Letta: a prescindere dalle valutazioni su chi ha vinto il botta e risposta andato in onda sul sito del Corriere, sul quale i giornali domani si divideranno, l’unica certezza è che la Meloni ha evitato che il segretario del Pd potesse recuperare consensorispetto all’abissale distacco attuale, non lasciandogli mai l’iniziativa e costringendolo ad inseguire, come sta accadendo già nelle piazze. Il fiatone dimostrato anche oggi, sul web, da Letta, segnala un affanno politico emerso in tutta la sua drammaticità anche nel confronto tra i “Sandra e Raimondo” della politica italiana. E questa è sicuramente una vittoria per Giorgia, che ha dimostrato di non scappare ma anche di reggere lo scontro ravvicinato.

Sul ring del CorriereTv, è andato in onda un duello interessante e vispo, tra i due protagonisti della campagna elettorale, con il direttore del quotidiano di via Solferino, Luciano Fontana, impegnato nel tentativo di portare i due intervistati – imbrigliati in regole e tempi ben definiti – sempre sulle questioni programmatiche. Letta ha provato a evidenziare le contraddizioni all’interno del centrodestra, tacendo sulla sua “accozzaglia”, sulla quale ha dovuto ammettere che “non è stata messa insieme per governare ma solo per difendere la Costituzione”, accozzaglia che esprime anche un Michele Emiliano minaccioso e volgare nei toni, su cui il segretario del Pd ha evitato accuratamente di prendere posizione, dopo essere stato sollecitato dalla Meloni.

“Ha detto che ci volete far sputare sangue, che ne pensi, Letta?”. Nulla, evidentemente. Fino a quando, a fine dibattito, il moderatore gli chiede di rispondere sulle accuse di voler creare un “mostro” nella figura di Giorgia Meloni. “Ma per carità, noi seguiamo la nostra strada, diciamo solo che quella della destra è sbagliata, il dibattito è confuso, ma nessuno parla di mostri…”. Il nome di Emiliano, però, Letta non lo pronuncia. “I miei toni sono  lineari. Sono accusato di essere pure troppo ‘fair’, troppo cortese ma dietro questa cortesia non c’è nessuna mollezza ma grande fermezza”.

E la Meloni gli fa notare che su quel riferimento al sangue del presidente della Puglia, il suo dirimpettataio, abbia applaudito divertito e non indignato. “Sono passate 24 ore e non hai ancora voluto prendere le distanze…”.

Il duello scivola via tra sorrisi e stoccate, fino a quando salta il timer, Letta sbrodola e la Meloni lo fa notare col sorriso. La tensione si scoglie, il duello prosegue con toni soft e qualche fiammata. Chi ha vinto lo decideranno gli elettori, chi ha detto fake news, invece, è Enrico Letta, secondo la Meloni, ovviamente…

Giorgia Meloni – nel corso della diretta sul Corriere.it –  accusa Letta, poco dopo l’inizio del faccia a faccia, di diffondere fake news “come stai facendo oggi”. Una per tutti, quelle sul Pnrr. “Non è vero che Fdi ha sostenuto il Next generation Ue.”, attacca il segretario del Pd, che aggiunge: ”E’ una cosa falsa, Fdi non ha mai votato a favore”. Pronta la replica della leader di via della Scrofa. ”Mi spiace che non si riesce a evitare le fake news neanche in presenza, sono un pò preoccupata che la sinistra costruisca i suoi racconti e poi li difenda. Saprò io quali sono le posizioni di Fdi su questo tema, non sono abituata a dire un’altra cosa in campagna elettorale, come accade dalle vostre parti”, puntualizza Meloni. Primo colpo, mal incassato da Letta.

A fine dibattito, però, Letta ribalta l’accusa, quando la Meloni gli fa notare che il suo camper elettrico lo ha lasciato a piedi, alla faccia della svolta green. “Puntare sull’elettrico non è una cosa intelligente, perchè vuole dire mettersi in mano alla Cina e intanto perchè t’ha lasciato a piedi…”. Ribatte Letta: “Non mi ha lasciato a piedi, abbiamo tre mezzi che vengono usati in modo alternativo. E’ una fake news del tuo sistema mediatico”. E “quale sarebbe?”, chiede Meloni e il segretario Pd cita alcuni quotidiani: “Libero, la Verità, il Giornale…”.

Si parte dalla guerra. “Le sanzioni devono restare, sono l’unico modo per fermare i russi”, risponfe Enrico Letta a una domanda specifica di Fontana. “Il 24 febbraio scorsi davanti ai carri armati russi abbiamo preso una decisione, abbiamo organizzato la prima manifestazione di partito in Europa di fronte all’ambasciata russa. Di lì siamo stati sempre coerenti e tenacemente a favore della resistenza ucraina”.  “Ora i russi si stanno ritirando e se penso a quello che hanno detto nei mesi e settimane scorse diversi leader: dare a Putin quello che Putin vuole. Per noi la democrazia e la libertà sono la cosa più importante”.

La Meloni ribadisce la coerenza della linea di FdI: ”Gli ucraini stanno combattendo una guerra che riguarda anche noi… Un’Italia che scappa delle sue responsabilità pagherebbe questa scelta e sarebbe l’Italia di spaghetti e mandolino. La nostra posizione sulla guerra in Ucraina è sempre la stessa , quella di un’Italia saldamente collocata nella sua dimensione occidentale, europea, nell’Alleanza atlantica e che sappia starci a testa alta, difendendo il proprio interesse nazionale”.

Poi la seconda dura stoccata della Meloni a Letta, che aveva parlato delle divisioni nel centrodestra su Putin, le armi e la Russia. “Le parole di Salvini e Berlusconi sulle sanzioni? Ma nel programma del centrodestra ci sono parole chiare e quelle contano… Letta ci dica, invece, perchè non ha posto il tema ai suoi alleati circa lo stop dell’invio delle armi”.
E qui il segretario del Pd vacilla: “Tutti sanno che con Fratoianni abbiamo fatto solo un accordo per la difesa della Costituzione, non per governare…”. Clamorosa ammissione di impotenza, ma Letta non ne è consapevole. ”Le sanzioni sono efficaci economicamente… Noi chiediamo un fondo di compensazione per le nazioni più esposte dal conflitto in Ucraina”, infierisce la Meloni.

Sull’Europa ci sono “differenze abissali” con Giorgia Meloni, fa poi notare Enrico Letta, riproponendo l’assurdo ragionamento sull’Europa di serie A e B. “Il motivo per cui l’Europa non funziona è proprio perchè ci sono partiti come i conservatori e paesi come l’Ungheria che vogliono il diritto di veto, quel diritto di veto che va tolto e che Orban usa ogni volta che può contro l’Italia. Hanno fatto di tutto contro il Next Generation Ue che ha portato al Pnrr. Quell’Europa non funzione. Per noi l’Europa che funziona è quella della solidarietà e che funziona togliendo il diritto di veto”.

La Meloni affonda: ”Per anni abbiamo sentito definire sovranista chiunque abbia osato criticare alcune cose dell’Ue. Davvero si può dire che un’unione nata per la condivisione del carbone e dell’acciaio abbia fatto il suo lavoro? La nostra posizione è il principio di sussidiarietà. Vogliamo un’Europa in cui anche l’Italia possa difendere i propri interessi”. Letta replica: “Noi vogliamo un’Italia che conta, non un’Italia che protesta in Europa, che mette i veti assieme a Polonia e Ungheria”.

E’ sul Pnrr che la Meloni può affondare ancora. Letta ripete la solita solfa dell’inaffidabilità del centrodestra in Europa.“Rinegoziare il Pnrr è da inaffidabili. Se diciamo agli europei che vogliamo rinegoziarlo, il messaggio è che non ci interessano quei soldi e il messaggio è in linea con quanto scrisse Meloni ai tempi dell’accordo in Ue: Meloni scrisse che era meglio rivolgersi al Fondo Monetario Internazionale piuttosto che all’Europa. Sarebbe stato un disastro epocale affidarci al Fmi invece che all’Europa”. Altre “fake news”, per la Meloni, che poi fa notare al suo avversario. ”Penso che i soldi del Pnrr siano un’occasione e vanno spesi nel migliore dei modi ma non possiamo non considerare, come previsto, che si possa aggiornare. Il governo socialista portoghese ha portato a Gentiloni la sua proposta di aggiornamento e il commento è stato ‘molto interessante’. Se lo chiede il Portogallo va bene, e se lo chiediamo noi non va bene?”. Colpo al mento, e anche qui, nessuna replica di Letta.

L’energia tiene banco, come le colpe del governo dei migliori che tanto piace a Letta. “Oggi non abbiamo una politica estera, nè di approvigionamento dell’energia. La posizione dei Conservatori è il principio di sussidiarietà scritto sui Trattati”, spiega la Meloni, sempre sul tema europeo. “Da sinistra nemmeno una parola contro la Germania che blocca il tetto del gas…”. Ma Letta non ci sta: “Noi pensiamo che il primo intervento debba essere per bloccare le bollette che devono arrivare ma accanto a questo c’è bisogno di due interventi sulle bollette che sono già arrivate: il raddoppio del credito d’imposta per le imprese e poi l’introduzione di bollette luce sociale per la famiglie con Isee più basso. Tutto questo ha senso però se c’è un tetto al prezzo del gas nazionale ed europeo”.

C’è profumo d’intesa, sul gas.“Sono contento di sentire -aggiunge rivolto alla presidente Fdi- che siamo su una lunghezza d’onda simile, che occorre disaccoppiare” il prezzo del gas e quello dell’energia.

“E’ stato detto che noi siamo quelli che abbiamo aumentato il debito pubblico: l’ultimo governo con Meloni ministro portò il debito pubblico a 230 miliardi, la stessa cifra del Pnrr”, attacca poi Enrico Letta, mentre la Meloni fa notare che “non ci sono condoni fiscali nel nostro programma di governo. C’è il tema dell’evasione… Sul fisco proponiamo di far pagare il dovuto senza ulteriori sanzioni e oneri, dilazionando in 10 anni la cifra”. Il leader del Pd, poi, difende il reddito di cittadinanza, che la Meloni boccia. “Una misura per contrastare la povertà è fondamentale. Dovrà continuare per questa funzione, sulle politiche attive è necessario che cambi”. E sui migranti, la linea delle porte aperte del Pd Non mi cambia. “L’Ungheria ha sempre bloccato tutte le volte che ha potuto, con il diritto di veto, le politiche migratorie. Semmai la Germania ha aperto le porte ed è stata lasciata sola. L’Europa non c’era perchè bloccata da alcuni paesi e quindi serve una solidarietà europea e strumenti europei” compreso “il superamento del trattato di Dublino. Ma torniamo sempre allo stesso punto: con i sovranisti saremo lasciati soli”.

Scintille anche sulla giustizia: “C’è bisogno di una riforma  più coraggiosa, non possiamo far finta di non vedere quel che è accaduto. Serve che i cittadini recuperino fiducia. Serve anche una riforma del Csm molto più coraggiosa, perchè c’è un problema eccessivo di strapotere delle correnti e la cosa migliore da fare è procedere con il sorteggio. Serve una separazione delle carriere, occorre velocizzare i processi e dare tempi certi e certezza della pena“, dice la Meloni, per poi lanciare un appello sulle riforme: “Non mi impicco sul modello, ma voglio affrontare questa questione del presidenzialismo. Io cerco una soluzione, discutiamone, ma la riforma di fare va fatta. Cerco soprattutto una stabilità per cui chi vince sa che può stare al governo 5 anni per realizzare la sua azione. il punto è: siamo disposti o meno a dialogare?”.

Letta chiude con una difesa del governo Draghi, “che avete fatto cadere voi”, poi attacca sui diritti. “Io insisterò per tutti questi ultimi dieci giorni per convincere che la nostra strada è quella giusta. Per noi una società basata sulla diversità, che metta al centro i diritti – Salvini ha detto che la famiglia ungherese è un modello… – e su questo temi io sarò portatore delle nostre idee e netto nel dire agli italiani che l’alternativa ci porta a qualcosa di molto diverso a quello che abbiamo costruito in questi anni attorno ai valori europei. Tanti italiani temono che una vittoria della destra ci riporterebbe indietro sui diritti”.

Precisa e dettagliata, su questi temi, la replica della leader di FdI: ”Io mi considero una conservatrice e non credo che un motto mazziniano come ‘Dio, patria e famiglia’ vada a cozzare con la modernità. Significa difendere una identità. La patria, la famiglia e anche l’identità religiosa sono fondamentali, pur credendo nel valore della laicità dello Stato”. Anche qui torna il tema delle bufale. “Sui diritti civili ho sentito tante fake news, forse perchè di vero non possono dire niente… Noi non abbiamo mai proposto l’abolizione della 194, abbiamo sempre proposto la piena applicazione della legge 194. garantendo alternative alle donne. Spero si riesca a capire”.

Si chiude con una dichiarazione all’unisono: “Nessun inciucio in cantiere, possiamo dirlo insieme…”. E anche i dietrologia alla Massimo Giannini sono serviti

Giorgia ride dell’ipotesi di un asse col PD draghiano. ”A proposito del draghismo, cerchiamo di essere seri... Quanto può essere seria una Nazione in cui sei considerata allo stesso tempo fascista o draghiana? Io non so cosa si intenda per la Meloni draghiana o cosa si intenda persino dell’agenda Draghi, visto che Draghi ha detto che non esiste una sua agenda… Quindi, figuriamoci se devo conoscerla io… Se mi viene chiede cosa ne penso del price cap, dico che sono d’accordo. Se mi chiede dei balneari, dico che non sono d’accordo… Tutti sanno che Fdi è una forza responsabile. Quando sto su una posizione, sto su questa posizione. Se poi si pensa di passare dall’insulto all’inciucio, io non sono fatta così...”. ”Io -sottolinea la leader di via della Scrofa- non devo far nessun fioretto per cancellare la questione Vox… ”.

Poi i saluti. “Abbiamo dimostrato che si può fare un confronto poltico nel modo giusto anche nella differenza assoluta di opinioni“, chiosa Letta. E la Meloni, il “mostro” per alcuni compagni, annuisce. Sandra e Raimondo se la vedranno direttamente nelle urne o da Mentana, a meno che la Rai e l’Agocom non ci ripensino. Intanto, però, la Meloni annuncia una possibile svolta. “Visto il livello di aggressività di questa campagna elettorale verso di me, alle brutte, finito tutto, posso fare il monaco tibetano…”.

Comunque la si pensi, il sorriso di Letta è un’ammissione di sconfitta, nel duello dell’ironia.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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