M5S, Conte si nasconde dietro ai ricorsi, fallisce l’ennesimo progettino: “I vertici ci snobbano e violano le regole”

Nel Vietnam del M5S arriva un nuovo ricorso: gli attivisti depositano i nuovi atti contro lo statuto. E un’altra gatta da pelare finisce sul tavolo di Giuseppe Conte. Non c’è pace per il leader della frastagliata galassia pentastellata alla ricerca di vita politica al di fuori di una dimensione bellicosa e depauperata da esodi e fronde. Alle prese, solo per citare l’ultima controversia, con il discusso caso Petrocelli. E bersagliata da ricorsi e pendenze che minano alle basi compagine e prospettive. Ed è in questo caos a 5 stelle che arriva l’ultimo, roboante annuncio degli ennesimi attivisti dissidenti ricorrenti. Impegnati in una lotta intestina all’ultima recriminazione giuridica.

I quali, attraverso le parole di Steven Hutchinson, hanno reso noto di aver «depositato ufficialmente un nuovo ricorso presso il Tribunale di Napoli, contro le modifiche statutarie votate dal M5S. Assistiti dal nostro legale Lorenzo BorrèCostretti dal perdurare della conduzione illegittima del M5S da parte di un manipolo di persone autoproclamatosi “dirigenza”». «Il MoVimento al quale siamo iscritti non doveva essere questo – proseguono gli attivisti ricorrenti –. E i risultati del nuovo corso del M5S condotto in modo oligarchico e vestito da partito sono sotto gli occhi di tutti».

E il riferimento è chiaro: ed è quello a un insieme non composito guidato dal no a tutto. Che si appoggia a un’alleanza (sudditanza?) con un Pd litigioso e sempre più refrattario all’accordo o incline al compromesso. Preda del delirio chi, dai banchi del governo, ora si professa pro, ora contro le mozioni proposte dall’interno. spaccati, come se trattasse di decidere tra la Lollo e la Loren, o Coppi e Bartali, tra di Maio e Conte. Tra i Casaleggio e i contiani. Tra pro-Petrocelli e contro-Petrocelli.

Non a caso, tra le righe del ricorso – e delle recriminazioni – gli attivisti in causa restituiscono«la cifra del danno che ha cagionato la nuova “dirigenza” in violazione delle regole interne». Dichiarano di essere costretti ad appellarsi «ancora una volta alla giustizia, per difendere quei valori e quei principi nei quali, insieme a Gianroberto Casaleggio, abbiamo creduto e continuiamo a credere in questi anni». Anni in cui la guerra al vertice tra padre nobile e leader del M5S ha dilaniato anima e corpo del Movimento.

Come ribadito, sempre tra le righe, nelle comunicazioni dei grillini ricorrenti. Che nelle more, dicono anche: «Sino all’ultimo abbiamo sperato in un intervento riparatorio di Beppe Grillo in qualità di Garante, che nell’ultima occasione in cui il Tribunale di Napoli accolse le nostre istanze si dichiarò “condom per la protezione del Movimento”. Ma purtroppo, da parte sua, c’è stato solo silenzio“, dicono all’Adnkronos Steven Hutchinson e gli altri ricorrenti pentastellati. Pertanto, aggiungono, «con questo ricorso chiediamo l’annullamento di votazioni che poco hanno a che vedere con la democrazia assembleare e che ledono principi costituzionali fondamentali», rimarcano gli attivisti. Che a stretto giro specificano: «Quali la parità dei diritti degli associati e l’accessibilità alle cariche statutarie di tutti gli iscritti».

Concludendo: «A chi derubrica le regole a cavilli abbiamo contestato 18 violazioni di carattere sostanziale, perché la democrazia è questione di sostanza. Abbiamo evidenziato le numerose criticità prima che si svolgessero le votazioni e di queste i “piani alti” non hanno tenuto alcun conto. Rifiutando qualsiasi confronto autenticamente assembleare.Con la conseguenza che si è reso ancora una volta necessario il ricorso al Garante di ultima istanza, custode dei valori costituzionali: il Tribunale. Visto che quello previsto dallo Statuto è oramai inerte da tempo e si muove solo per stipulare contratti, come apprendiamo dalla stampa», chiosano i ricorrenti, dispensando dosi generose di vetriolo tra i passaggi della vertenza e della sua spiegazione.

A quel veleno, Conte replica con una battuta su cui probabilmente neanche lui ha voglia di ridere. «Nuovo ricorso contro lo statuto M5S? Loro si divertono così, ci sono alcuni attivisti che danno il loro contributo alla forza politica del Movimento facendo ricorsi in tribunale. Noi ci impegniamo nel far politica. Ognuno ha il suo hobby», risponde il leader dei grillini ai cronisti, a margine della visita presso il bene confiscato alla camorra “Casa Don Diana”, a Casal di Principe. Una replica che Lorenzo Borrè, avvocato dei ricorrenti 5 Stelle di Napoli, rispedisce al mittente asserendo: «Le parole di Conte sono francamente demoralizzanti. Il rispetto delle regole e della democrazia non sono una forma di divertimento. Ma una necessaria lotta per la tutela dei diritti costituzionali fondamentali. Ancora una volta l’ex premier evita di rispondere nel merito delle contestazioni. Come già ha fatto per le impugnazioni delle precedenti delibere». La parola, quindi, passa al tribunale, inondato dalle carte bollate del Movimento…

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.