[…] Israele, sembra un film di spionaggio, ma lo scandalo è tutto iraniano. La Spia era il domestico del ministro della Difesa. Quella mossa su Telegram che lo inchioda…!

Sembra un racconto di spionaggio alla John Le Carrè, invece è tutto vero. Un addetto alle pulizie di Benny Gantz avrebbe contattato il gruppo hacker Black Shadow legato all’Iran per offrirsi di spiare il ministro della Difesa israeliano. L’uomo, un 37enne di Lod di nome Omri Goren, e la sua compagna sono da alcuni anni impiegati nella casa di Gantz. Goren ha non pochi precedenti penali: 14 arresti, cinque condanne e quattro periodi di detenzione. Black Shadow proprio il mese scorso ha effettuato un grave attacco informatico a siti web di civili israeliani, e ha rubato dati da un popolare sito di incontri Lgbt dello Stato ebraico.

Sarebbe questo precedente ad aver convinto Goren all’azione. Ma il racconto ha del surreale. La vasta storia criminale di Goren ha infatti sollevato seri interrogativi sul processo di selezione per i dipendenti in posizioni sensibili. Lo Shin Bet, i servizi interni dello Stato ebraico, ha affermato infatti che alla luce di questo incidente, ha avviato una revisione interna del modo in cui vengono eseguiti i controlli per i lavoratori nelle case dei ministri, «con l’obiettivo di limitare la possibilità che casi come questo si ripetano in futuro».

Goren ha così predisposto il suo piano: ha contattato il gruppo tramite Telegram sotto falsa identità e ha detto che lavorava per il ministro della Difesa. Ha proposto a Black Shadow di installare un virus nel personal computer di Gantz. Ha poi precisato che avrebbe potuto aiutarli in cambio di denaro. «Per dimostrare la sua abilità e sincerità, Omri ha scattato fotografie di una serie di oggetti in diverse parti della casa del ministro, che ha inviato a Black Shadow, comprese le immagini del computer del ministro», ha spiegato lo Shin Bet. E lo ha fatto per dimostrare le sue intenzioni. Gli oggetti fotografati includevano una scrivania, il computer, un tablet, una scatola con un’etichetta delle forze armate, una cassaforte chiusa a chiave, foto incorniciate di Gantz e della sua famiglia, tasse comunali e altro ancora. Ha poi cancellato la chat di Telegram e le foto dal suo cellulare. L’avvocato di Goren ha precisato che il suo cliente ha ammesso alcuni dei reati di cui era accusato, ma ha negato di aver commesso i crimini legati alla sicurezza a lui attribuiti. Alla domanda se il suo cliente avesse ammesso di aver contattato il gruppo di hacker Black Shadow, Wolf si è astenuto dal commentare. Questa non è la prima volta che Gantz è stato bersaglio di operazioni di intelligence ostili. Nel marzo 2019, il suo cellulare era stato già hackerato, probabilmente proprio dall’Iran.

Questa storia paradossale si intreccia ad un’altra vicenda simile legata sempre allo Stato ebraico. Ankara ha infatti appena rilasciato una coppia israeliana arrestata il 10 novembre con l’accusa di spionaggio per aver scattato fotografie della residenza del presidente Recep Tayyip Erdogan durante un viaggio a Istanbul per festeggiare un compleanno. Il primo ministro israeliano Naftali Bennett ha difeso le due presunte spie, Mordi e Natali Oknin, in realtà due conducenti di bus, e ha garantito che non lavorano per nessuna agenzia israeliana. Il suo governo ha inviato subito un emissario di alto livello in Turchia per lavorare al loro rilascio. «Dopo gli sforzi congiunti con la Turchia, Mordi e Natali Oknin sono stati rilasciati dal carcere e stanno tornando a casa in Israele», hanno dichiarato Bennett e il ministro degli Esteri Yair Lapid.

Pubblicato da edizioni24

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