Governo, Meloni: “Noi siamo coerenti, non faremo mai giravolte”

Una replica puntuale e tutt’altro che routinaria. Chi si attendeva una Giorgia Meloni accomodante o, in qualche misura, sotto tono con le opposizioni è rimasto deluso. Alle critiche delle minoranze i premier ha ribattuto punto su punto con lucidità argomentazioni e passione nonostante in alcuni casi ci fosse stata – come lei stessa non ha mancato di far notare – una «lettura oggettivamente distorta o mistificata». È il caso, ad esempio, del voto di FdI sul NextGeneration Ue e sul Pnrr. «Non abbiamo mai votato contro quel meccanismo, ci siamo astenuti», ha ribattuto. Ricordandone anche il motivo: «Le 370 pagine con cui si impegnavano 250 miliardi di euro arrivavano in aula a un’ora dall’inizio della discussione». Quindi ha rilanciato: «Con questo governo non accadrà perché Parlamento ha il suo ruolo».

Nel corso della seduta non sono mancati momenti di polemica diretta. Come quella con la demSerracchiani, che nel suo intervento l’aveva accusata di «volere le donne un passo dietro agli uomini». «Mi guardi onorevole Serracchiani – ha replicato la Meloni -: le sembra che io stia un passo dietro agli uomini?». Le donne, ha aggiunto, «non avranno nulla da temere da questo governo». Particolarmente efficace è risultata la replica su aborto e diritti. «Se è una sconfitta per una donna rinunciare al lavoro per avere un bambino – ha detto -, lo è altrettanto rinunciare al bambino per avere un lavoro».

Sul piano più programmatico merita una menzione la questione del reddito di cittadinanza. Il  premier ha chiarito che il problema non sono i suoi «percettori» bensì «una classe politica che si accontentava di tenere le persone in difficoltà pur di farci cassa elettorale». In ogni caso, ha ricordato, «la risposta per il Sudnon è il Rdc ma il lavoro». Il tema del lavoro ha richiamato anche quello della mafia. Sul punto la Meloni ha indicato due strade: colpire i proventi dei clan, conservare il carcere ostativo. «La lotta alla mafia si fa con provvedimenti concreti». Particolare attenzione la presidente del Consiglio ha dedicato alla questione immigrazione, sollevata in sede di dibattito dal deputato di origine ivoriano, Aboubakar Soumahoro, cui la Meloni ha dato inavvertitamente del “tu” innescando un accenno di gazzarra da parte dell’opposizione subito domata.

«Per anni – ha ricordato – ci è stato detto che l’immigrazione illegale serviva perché immigrati avrebbero fatto lavori che gli italiani non volevano fare. Io penso che se accogli qualcuno in comunità non è per essere un lavoratore di serie b ma per dargli la stessa vita dei cittadini italiani. È la ragione – ha aggiunto – per cui i flussi vanno governati, fermo restando il tema dell’asilo, diritto per me sacro». Quando invece questo non accade, ha aggiunto, molti finiscono «spacciare nelle strade o nelle mani della prostituzione».  Altro punto bersagliato dalle opposizioni, la “scuola del merito“. «Uguaglianza e merito – ha obiettato la Meloni – non sono avversari, bensì fratelli». La sfida, ha spiegato, «è dare a tutti  le stesse possibilità sulla linea di partenza. Io – ha proseguito – voglio una nazione in cui destino delle persone si decida in base al loro valore e non delle loro amicizie»

Capitolo rapporti con l’Europa. Sul punto l’opposizione ha parlato di cambio di rotta da parte del centrodestra. Versione ribaltata dalla Meloni. «Non sarà magari – si è chiesta – che il racconto fatto su di noi e su ciò che credevamo, è stato un tantino forzato nel tentativo di costruire l’immagine del mostro? E quando diventa difficile dimostrare che il mostro non esiste, si deve inventare una svolta?» In realtà, ha ricordato il premier «nella storia italiana le svolte sono sempre state giravolte ma non aspettatevele da noi». La Meloni ha concluso sottolineando la franchezza del dibattito. «Spero che continuerà così», ha auspicato. «Non sono i partiti a dare legittimazione uno all’altro – ha spiegato -, sono i cittadini a dare legittimazione in politica. Questo tentativo di delegittimare l’avversario alla fine ha finito per indebolire tutta politica. E quando la politica è debole, altri diventano forti, e quegli altri spesso non hanno legittimazione popolare». In ogni caso, ha concluso, «giudicatemi per quel che faccio».

Pubblicato da edizioni24

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