[Di Maio salta da una macchina in corsa all’altra come una prostituta del sabato sera] L’ultima manovra Sala-Di Maio manda al manicomio Pd e 5 Stelle

La liaison Sala-Di Maio irrita il centrosinistra che in Regione lavora (faticosamente) da un anno per presentare un candidato del «campo largo» al Pirellone nel 2023. Operazione che, almeno a livello nazionale, il sindaco ha smontato («il campo largo? Non esiste»). Dopo l’incontro di quasi due ore tra sindaco e ministro due giorni fa e l’appuntamento che si sono ridati a breve per mettere a terra il progetto di un polo riformista-ambientalista, il segretario regionale dem Vinicio Peluffo ha ricordato, se servisse, che il Pd in Lombardia sta lavorando invece «al campo largo», una coalizione «ampia, larga e coesa». E nel pacchetto c’è il Movimento 5 Stelle, con cui il ministro Di Maio ha strappato per fondare «Insieme per il futuro». Chiaro che le manovre di Sala hanno effetti destabilizzanti. Ieri il sindaco ha precisato: «Di Maio è una persona con cui mi confronto, apprezzo la sua voglia di dare un contributo per la tenuta di questo governo che purtroppo è traballante ma non c’è ad oggi un progetto pronto per partire, questo è chiaro. Ci confrontiamo su una serie di idee, da qui a dire che potrà nascere con lui o con altri, per me è prematuro». Ed è «pronto a firmare che in ogni caso non mi candiderò a nulla». Al leader di Azione Carlo Calenda che ha ironizzato sul tandem Sala-Di Maio ribatte che «in certi momenti anche il silenzio è d’oro».

Niente di concreto (per ora) ma Sala traccia bene l’identikit della formazione a cui starebbe lavorando con Di Maio e altri sindaci ed esponenti di area riformista: «Rispetto chi ha in testa l’idea del grande centro ma non mi intriga. Per me oggi manca qualcosa di diverso. É chiaro che lo spazio ambientalista è occupato da un partito, non mi sfugge», è Europa Verde, «ma un’interpretazione adeguata ai tempi della questione ambientale io ancora non la vedo, e bisogna fare i conti con altre istanze di equità sociale». Tocca ai 5 Stelle, che a Milano non sono riusciti ad eleggere un consigliere e al nord hanno percentuali minime. «Non hanno una reputazione in linea con le esigenze del territorio, le loro idee non sono riuscite ad attecchire al nord, è una certezza e io lo comprendo – sottolinea -. Bisogna vedere ora chi ha una volontà di cambiamento». Ha lanciato anche a Di Maio una sfida: «Non voglio picconare il Reddito di cittadinanza ma la messa in pratica è stata piena di errori. Mi piacerebbe se qualcuno tra quelli che l’hanno pensato, l’ho detto anche a lui, facesse un’ammissione rispetto al fatto ad esempio che i navigator sono stati un errore, si capiva lontano un miglio. Non capisco come oggi si possa difendere a oltranza la misura con tutto quello che è successo». Il coordinatore regionale M5S Dario Violi ieri ha sparato a zero: «Tutto ci saremmo aspettati tranne che Sala si facesse scrivere le dichiarazioni dal rancore di chi bussa alla sua porta. É altrimenti incomprensibile il motivo per cui abbia scelto di prestarsi al gioco dell’estate: bombarda il Movimento 5 Stelle». Prosegue: «Sala parla da autonominato leader del fronte progressista, si lascia accarezzare da non meglio definite formazioni di centro e strizza l’occhio al centrodestra moderato. Forse invece che parlare delle idee politiche del M5S dovrebbe chiarire una volta per tutte le sue. Lo invito a frenare parole e ipotesi. Più volte si è chiamato fuori dal progetto che stiamo cercando di costruire in vista del 2023 quindi la sua posizione è per noi completamente ininfluente. E rilascia quotidianamente dichiarazioni contraddittorie, a seconda di chi gli suona al citofono». Violi punge Sala: «Mentre il centrodestra è spaccato tra Moratti e Fontana, è ora di chiedersi se non stia cercando di spaccare il fronte opposto, magari facendo sponda con Moratti. Si occupi di Milano».

Il capogruppo milanese di Europa Verde Carlo Monguzzi premette che «i verdi hanno sempre messo al primo posto emergenza sociale e ambientale. Il contenitore mi interessa poco, voglio vedere fatti». E a Milano «bisogna risolvere una cementificazione che non si vedeva da anni, c’è la questione stadio, calcestre intorno agli alberi, acqua del rubinetto venduta nel tetrapack, le ultime ordinanze disastrose sulle fontane con ricircilo chiuse o il divieto di irrigare campi e alberi che sta rovinando il verde e non serve a risparmiare acqua». Tradotto: prima di predicarlo per futuri movimenti politici nazionali l’ambientalismo andrebbe praticato nei fatti, a partire da Milano.

Pubblicato da edizioni24

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