Vaccini, obbligatorio dai 12 anni, ma per il Cts non basta: “Imporlo dai 6 anni”

Obbligo di vaccino per tutti, a partire dai bambini dai 12 anni in su. E, quando arriverà il via libera delle autorità regolatorie, anche dai 6 anni in su. Ad auspicarlo è Sergio Abrignani, professore ordinario di Immunologia all’Università Statale di Milano e membro del Cts. «Sarebbe un grande atto di sanità pubblica imporre l’obbligo a tutti dai 12 anni in su e, se dovesse arrivare l’autorizzazione dell’Ema, anche dai 6 anni», ha sostenuto.

Facendo il punto sulla campagna vaccinale, che sta andando «bene», grazie al «grande lavoro del generale Figliuolo e della sua squadra per cui metà degli italiani ha ricevuto due dosi», Abrignani, intervistato da La Stampa, ha stimato che «entro ottobre dovrebbero essere coperti 45 milioni di cittadini. Resterebbero circa 5 milioni da convincere, più la metà stimabile dei 12-18enni e gli 0-11enni, per cui l’autorizzazione dovrebbe arrivare a fine anno».

Dunque, fosse per lui, l’obbligo vaccinale dovrebbe riguardare tutti, senza remore. «Per medici e infermieri di fatto c’è già e in un Paese con 130mila morti e 170 miliardi di danni economici sarebbe un grande atto di sanità pubblica – ha detto – imporre l’obbligo del vaccino a tutti dai 12 anni in su e, se dovesse arrivare l’autorizzazione dell’Ema, anche dai 6 anni». Nessun tentennamento anche di fronte alle perplessità sul tema che esistono in altri Paesi, come la Germania e il Regno Unito: «Pfizer e Moderna per i bambini, come certifica l’Ema, sono sicuri e ancora più efficaci che per gli adulti. Da sempre – ha aggiunto Abrignani – la vaccinazione riguarda soprattutto i più piccoli e nessuna preoccupazione a riguardo ha fondamento».

Un discorso che l’esperto estende anche alle donne in gravidanza, per le quale la vaccinazione «veniva evitata per cautela, ma è raccomandata dopo il terzo mese. Non perché prima faccia male, ma perché – ha spiegato – è aumentata l’età media del parto e di conseguenza gli aborti spontanei, dunque per evitare confusioni si preferisce aspettare. Se mia figlia fosse incinta la farei vaccinare senza dubbi».

«Come immunologo vaccinerei tutti, dunque richiederei il certificato verde ovunque possibile», ha proseguito, parlando del Green pass anche per mezzi pubblici, uffici e scuole. «Serve a mitigare l’infezione ed è utile in tutti i luoghi dove le persone possano contagiarsi», ha sottolineato Abrignani, per il quale sembra avere senso anche dopo una sola somministrazione, perché «chi fa la prima dose poi fa la seconda e serve soprattutto come spinta a vaccinarsi sul modello francese». Quanto alle piazze che protestano contro il lasciapassare «non le capisco, forse una variante dei No Vax, che considero come gli evasori fiscali, perché beneficiano del servizio dell’immunità diffusa senza fare la loro parte. Se fossero dei veri libertari – ha concluso Abrignani – consiglierebbero che il Green pass serve a non chiudere le attività economiche».

Pubblicato da edizioni24

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