Social, i lati negativi e le conseguenze sulla mente dei giovani: ecco perché

By Alessandro Ferro

social network fanno ormai parte, da anni, della quotidianità di tutti ma soprattutto i più giovani tendono ad abusarne nell’uso e assorbire la parte più negativa ispirata a modelli e comportamenti errati con riflessi negativi sulla mente: è questo l’allarme che viene da un’indagine curata dall’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, Gap e cyberbullismo assieme a Skuola.net, portale per gli studenti.

Il campione preso in esame ha riguardato le abitudini di 1.668 ragazzi di età compresa tra 9 e 19 anni, il 44% dei quali ha sui propri dispositivi almeno ben tre account social (Facebook, Instagram, Tik Tok) e la media di utilizzo quotidiano è compresa tra le due e tre ore al giorno. Fin qui tutto ok se non fosse per il “lato oscuro” che si insinua nella mente di tanti di loro come accade nel 75% dei casi di quella fascia d’età che confronta il proprio corpo con quello mostrato dagli influencer e quasi la metà ha dichiarato di aver cambiato regime alimentare per provare a somigliare di più ai propri idoli. Il problema principale, dunque, è caratterizzato da questa immagine del corpo perfetto con il 31% che ha provato a emulare diete e allenamenti proposti dagli influencer.

Insomma, troppo spesso questi modelli mediatici vengono presi a immagine e somiglianza di migliaia di minorenni che cambiano i propri comportamenti e stili di vita. Le famiglie, spesso, sono ignare di quanto accade ma nel 50% dei casi, invece, hanno imposto la cancellazione del proprio account ai figli più piccoli che hanno provato ad aggirare l’ostacolo creando profili fake per non farsi scoprire (65% dei casi). Limitare il tempo che trascorrono i più giovani sui social è molto complicato a causa di una “potenziale dipendenza tecnologica. Questo aspetto, spesso sottovalutato, richiede una maggiore attenzione e comprensione da parte di tutti, per prevenire conseguenze a lungo termine sulla salute mentale“, ha spiegato Giuseppe Lavenia, psicologo, psicoterapeuta e presidente dell’Associazione Nazionale Di.Te.

Dal momento che diventa molto complicato vietare l’uso dei social, il consiglio dell’esperto è quello di “indirizzare i nostri ragazzi verso una maggiore consapevolezza, attraverso l’educazione digitale. Che, visto il trend, dovrebbe diventare motivo di insegnamento già nell’età dell’infanzia nelle scuole”. Non è tutto negativo: il 27% degli intervistati ha raccontato che molte tematiche di cronaca e attualità sono state apprese proprio sui social. Non va bene, invece, il “modello influencer” perché significherebbe che “non ci sono più tanti modelli così forti nella vita offline. Inoltre, questa tendenza non solo distorce la percezione della realtà, ma alimenta anche una costante insoddisfazione e una potenziale insicurezza nell’immagine di sé, con tutte le conseguenze che ne possono derivare sul benessere psicologico dei giovani, già parecchio provato dagli eventi degli ultimi anni, e sulle loro relazioni future”, sottolinea Lavenia.

L’impatto di questi finti modelli è così negativo che ben il 40% dei giovanissimi intervistati hanno detto di aver provato “sentimenti di depressione, ansia, gelosia e invidia, rivela una vulnerabilità psicologica”. Alla chiara domanda se l’uso dei social possa compromettere le capacità e il benessere della mente, l’81% ha dichiarato che tutto dipende dall’uso che se ne fa ma uno su cinque ha candidamente ammesso che può compromettere il proprio benessere mentale. Molti di essi, poi, evita addirittura di uscire da casa se il proprio fisico non è in linea con gli influencer di riferimento. “L’ambiente digitale, seppur virtuale, ha effetti reali e profondi sul benessere psicologico dei giovani. È nostro compito degli adulti e della società in generale, aiutare i ragazzi a navigare in questi spazi digitali in modo più sicuro ed efficace, promuovendo allo stesso tempo un’autostima solida e resiliente”, conclude Lavenia.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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