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Salvini come Cicciotto Cartofer, vuole sfasciare tutto e conferma la tentazione di un nuovo Pdl. Ma la Meloni avverte: fatevi due conti, senza di noi non si vince

Matteo Salvini dopo avere pregato a Fatima torna subito col pensiero all’Italia. E qui il fatto nuovo, e dirompente, è l’idea di un nuovo Pdl.Fusione a freddo tra Lega e Forza Italia per unire le forze del centrodestra “raccomandabile”, cioè quello che ha scelto di dire sì a Mario Draghi. Il nome possibile lo ha anticipato Belpietro: Salva Italia. Giorgia Meloni, che si gode intanto l’ennesimo sondaggio che dà FdI al 20%, resterebbe fuori da questa partita.

Ma Salvini smentisce o conferma la tentazione di un nuovo Pdl? Di fatto conferma, secondo quanto riporta Libero. «Se ognuno va per conto suo, si perdono energie e valori. Non voglio convincere o costringere nessuno, voglio ragionare. Dico al centrodestra che uniti si vince. Penso che un’unione del centrodestra sia in Italia che in Ue sia il migliore modo per rimettere al centro la famiglia, il lavoro, le radici, la bellezza, la cultura. Altrimenti spadroneggiano le sinistre». Dunque il progetto unificante non riguarda solo i gruppi delle destre europee ma anche l’Italia. Perciò l’ipotesi di un nuovo Pdl è sul tappeto.

Da parte di Fratelli d’Italia si ostenta scetticismo, e in ogni caso di fusione non se ne parla. Ad assicurarlo è Ignazio La Russa, vicepresidente del Senato di FdI ed ex coordinatore del Pdl: non c’è alcuna intenzione di integrazione con altri partiti «né in Europa né, tantomeno, in Italia». Giorgia Meloni è cauta in tv nel salotto di Nicola Porro: «Non credo assolutamente che Salvini e Berlusconi stiano ragionando a una cosa del genere per escludere FdI come è stato scritto: perché vorrebbe dire lavorare per perdere e questo non ce l’ha in testa nessuno». Nel caso decidessero di farlo? «Quando si mettono le cose insieme», ha chiosato così, «non è detto che la matematica corrisponda alla politica e non è detto che le cose vadano meglio».

E oggi in un’intervista al Corriere precisa meglio le sue valutazioni. Per quanto riguarda l’Italia e a un eventuale asse con FI “personalmente non ho velleità di fusione – afferma la Meloni – credo l’esperienza del Pdl abbia dimostrato quanto sia difficile quel percorso. Ma escludo che una eventuale federazione o unione tra Lega e FI possa nascere per isolare FdI, perché senza di noi si perde, lo dicono i numeri. Semmai, un maggior coordinamento delle forze del centrodestra di governo serve per opporsi all’aggressività della sinistra. Sul partito di Brugnaro, considero naturale che la politica si adatti alla realtà del momento. Io ho fondato un partito che va bene, la diversità è ricchezza, non è un problema se ne nascono altri. L’importante è sapere per fare cosa”.

E in Europa? “Da presidente dei Conservatori europei – afferma meloni – dico che il mio obiettivo è proprio allargare la nostra casa, con chi nel Ppe si sente subalterno al peso del Pse e chi nei gruppi di destra vuole uscire da un certo velleitarismo anti-europeo e contribuire a creare una nuova Europa con più forza e concretezza. Sono i conservatori europei la casa di questo percorso. E sono processi lunghi e complessi, non si risolvono in uno schioccar di dita. E non riguardano solo le dinamiche italiane, ma quelle di decine di Stati e movimenti politici”.

L’idea di un nuovo Pdl, nato per il timore dell’ascesa di Fratelli d’Italia, non convince neanche un decano dei retroscena politici  come Stefano Folli. Se c’è in vista una fusione tra Lega e Forza Italia Salvini dovrebbe rivedere le sue posizioni sull’Europa. Invece – scrive Folli –  Salvini ha appena partecipato a un incontro in Portogallo di “Identità e Democrazia”, l’ombrello sotto il quale si riuniscono le sigle dell’estrema destra europea. Da lì ha proposto una federazione delle forze conservatrici in opposizione al gruppo socialista del Parlamento di Bruxelles. Un tentativo un po’ maldestro per incalzare Giorgia Meloni, che del gruppo dei Conservatori è presidente, ma i cui esiti pratici si presume saranno nulli. Non a caso la voce più critica è quella di Forza Italia, custode del rapporto con Angela Merkel che dell’estrema destra è nemica giurata. La contraddizione è palese. Da un lato avvicinarsi a Berlusconi significa preparare l’ingresso nel Ppe; dall’altro mantenere certi legami – Le Pen e altri – significa precludersi quello sbocco“.

E ancora: chi avrebbe il bastone di comando nel nuovo soggetto Lega-Forza Italia?, si chiede Folli. “Se Salvini ha in mente una specie di annessione, è sicuro che al dunque Berlusconi avrà ancora la forza per dire “no”. Se invece s’ immagina un Salvini ammansito in chiave neo-centrista, la trasformazione sarebbe interessante, ma nella Lega ci sono altri, da Giorgetti a Zaia, in grado d’interpretare meglio di lui la nuova parte in commedia. Quel che è certo, il patto avrebbe un precario avvenire se restasse prigioniero delle ambiguità, con una divisione formale degli incarichi incapace di reggere alle prime tensioni. In quel caso invece di fermare l’avanzata della destra meloniana, da un lato, e di riassorbire i trasformisti di Brugnaro, dall’altro, potrebbe finire per accelerare entrambi i fenomeni”.

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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