Area a nord di Napoli? Politica e mafia, diceva il giudice Borsellino: “O si fanno la guerra o si mettono d’accordo”

By Nina Nerguta

In questi giorni, le notizie che ci giungono dalle inchieste giudiziarie, dimostrano ancora una volta l’inconsistenza di molti amministratori politici di fronte alla prevaricazione del sistema
imprenditoriale della camorra.

Con un’ordinanza emessa il 9 Aprile scorso dal GIP del Tribunale di Napoli, sono finiti in carcere due noti imprenditori con aziende a Cardito e Casoria. Oltre ad essi, ce ne sono altri a cui è stata
applicata la misura degli arresti domiciliari o il divieto dell’esercizio temporaneo dell’attività. Lavorativa.

Secondo la tesi fornita dagli inquirenti, tutti questi imprenditori avrebbero gestito e garantito, per lunghi anni, gli affari economici dei cosiddetti “Masti” della famiglia camorristica.

Le aziende di questi colletti bianchi, quasi tutti incensurati e conosciuti come leader nel loro settore, vengono utilizzate dalla famiglia camorristica di Afragola, denominata clan Moccia, per imporre la
loro egemonia economica, e per mascherare i prestiti a strozzo e le estorsioni alle altre imprese.

Negli anni, grazie alla manovalanza armata guidata dai senatori del clan (sottoposti ai soli fratelli
Moccia), la famiglia camorristica afragolese è riuscita a distruggere la libera concorrenza in molti
settori economici, piazzando loro fiduciari a capo di importanti aziende. Le lamentele già espresse, ad alcuni di questi in precedenti inchieste, circa il fatto di essere stati vittime del clan, non hanno
convinto gli inquirenti e il giudice, in quanto gli elementi a loro carico dimostrano gravi indizi di
concorso esterno o contiguità all’associazione mafiosa.

Questa inchiesta, ma anche altre e alcune ancora in corso, spiega come i vertici della famiglia mafiosa afragolese siano riusciti a trovare loro fiduciari incensurati per nascondersi dagli inquirenti,
e concentrarsi direttamente sulla grande distribuzione e i grandi appalti, lasciando ai sottoposti, i senatori, il racket sulle piccole aziende e i piccoli appalti, mediante la gestione del “contratto di
protezione”, ovvero il pagamento in denaro o servizi gratuiti da parte di commercianti, proprietari
terrieri o esercenti industrie (imprenditori) al fronte di un servizio, la garanzia della sicurezza, reso
dalle consorteria criminale.

I due imprenditori arrestati lavorano, uno nel settore della fornitura del materiale edilizio, e l’altro sui grandi appalti per la realizzazione delle opere pubbliche. Altri invece, nel settore della fornitura
di carburanti; la raccolta di oli esausti e degli scarti dell’attività di macellazione; i servizi di pulizia, parcheggio e vigilanza dei grandi centri commerciali. Ovviamente a questi settori se ne possono
aggiungere altri della grande distribuzione, come quella dell’ingrosso delle carni, e quello
immobiliare, perché ai vertici della famiglia mafiosa, ascoltando i loro ex sodali diventati collaboratori di giustizia, i grandi affari non sfuggono mai.

Grazie alle numerose inchieste portate avanti dalla magistratura napoletana, i vertici della famiglia
camorristica sono stati costretti a vivere spesso nell’ombra e a delegare i senatori.

Ma questi, con il passar degli anni, non hanno più retto il carcere o l’idea di vivere rinchiusi per sempre lasciando i
propri familiari ad elemosinare la cosiddetta “mesata” dal senatore di turno.
Nascono così i collaboratori di giustizia e che negli ultimi anni hanno scoperchiato il sistema.

L’assenza dei vecchi senatori, perché finiti in carcere o sottoposti ad altre misure cautelari che li hanno mandati fuori regione, ha costretto la storica famiglia afragolese a concedere lo spaccio
anche su Afragola per accontentare la sete delle nuove leve e perché la loro egemonia economica, distruggendo le piccole aziende, aveva creato una crisi economica che rendeva più rischioso e meno remunerativo il racket gestito dai senatori per le loro “mesate” e quelle dei carcerati.

Ciò è quanto emerge dalle dichiarazioni del 2018 di un collaboratore di giustizia che racconta come uno dei
sentori del clan reagiva al divieto imposto dalla famiglia camorristica di spacciare su Afragola, accusandoli di essere “…
proprietari di tutte le fabbriche sulla Sannitica, attività imprenditoriali e
commerciali mentre loro non avevano da dove recuperare i soldi per se stessi e per i loro carcerati”. Questa circostanza coincide con il periodo delle bombe ad alcuni grandi imprenditori
afragolesi. Probabilmente, i vertici furono costretti a concedere qualcosa ai loro sottoposti perché le bombe facevano molto rumore ! La strada sannitica di cui parla il collaboratore di giustizia, riguarda soprattutto quel tratto,
dell’antica strada che collega Napoli con Caserta, che attraversa i comuni di Cardito, Afragola e Casoria. La nota azienda di fornitura di materiale edile, il cui titolare è stato sottoposto alla misura degli arresti in carcere per concorso esterno all’attività mafiosa, è ubicata sul tratto della Sannitica di
competenza del Comune di Cardito. Questi avrebbe anche finanziato la campagna elettorale di un Sindaco, il quale, accusato politicamente di questa circostanza, anziché chiarire la situazione,
querelava silenziosamente chi aveva osato pubblicare sui social quella incresciosa notizia. Quali sarebbero le altre fabbriche e attività commerciali di cui parla il collaboratore di giustizia ex
senatore ? Stranamente, nel Comune di Cardito, molte zone industriali sono state trasformate in zone
commerciali senza alcuna variante urbanistica. E molti capannoni trasformati in supermercati o altre
attività commerciali, insistono proprio sul tratto della Sannitica. Quando qualche anno fa il Comune
ha tentato di vendere un piccolo lotto, l’unico partecipante versava la cauzione ma improvvisamente
si ritirava dall’acquisto e perdeva pure la cauzione. Presso la Procura di Aversa, grazie al lavoro del forze dell’ordine locali, pende un procedimento a
carico dell’ex funzionario dell’ufficio urbanistica del Comune di Cardito, accusato di aver violato la
normativa urbanistica avvantaggiando alcuni privati. Da quando è stato rimosso e lasciato ai soli
lavori pubblici, si sono avvicendati nell’arco di un anno ben due funzionari scelti sempre
dall’esterno ma che dopo pochi mesi hanno alzato bandiera bianca e si sono dimessi.

A Caivano la tenenza dei carabinieri sarà trasformata in Compagnia, con l’apporto di
altre cinquanta unità sul territorio di competenza. Gli unici comuni a non avere una stazione dei
carabinieri, sono Cardito e Frattaminore.
Sarebbe davvero bello se un palazzo confiscato ad un camorrista, diventasse stazione dei Carabinieri.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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