Papa Francesco arriva in Aula Paolo VI in sedia a rotelle. Il medico: l’intervento eviterebbe tanta sofferenza

Papa Francesco ricorre alla sedia a rotelle. E per la prima volta, un po’ per per il dolore al ginocchio destro. Un po’ in obbedienza alle disposizioni mediche che lo hanno invitato a non camminare e a fare sforzi – come lui stesso ha ricordato sabato scorso incontrando i pellegrini dalla Slovacchia – stamani. E presumibilmente anche in altre occasioni, in questi giorni. Specie quando si tratta di coprire distanze importanti il Pontefice deve, e dovrà, far ricorso al mezzo. Bergoglio, del resto – che lo scorso martedì, ha fatto sapere lui stesso, si è sottoposto ad una infiltrazione al ginocchio destro – al momento ha di fronte a sé un’agenda dei viaggi che non ha subìto variazioni in considerazione delle sue condizioni fisiche. Confermato, dunque il viaggio in Africa, l’unico al momento annunciato ufficialmente, per il prossimo luglio. Tra i desideri del Papa, inoltre, ci sarebbero anche Libano, Canada e Kazakistan.

Intanto, però, il dolore al ginocchio ha costretto il Papa ad arrivare faticosamente in Aula Paolo VI in sedia a rotelle. L’incontro in calendario oggi era con le suore superiori generali dell’Uisg. «Il dolore all’arto è spesso debilitante sino al punto di non riuscire a camminare. Vedo nella sofferenza del Santo Padre il dolore che provano i miei pazienti, che grazie all’intervento di protesi, ritrovano il benessere e la felicità che cercano», ha dichiarato riguardo la situazione del Santo Padre, Gianmarco Regazzola, chirurgo ortopedico, specialista in Chirurgia protesica e robotica dell’anca e ginocchio, dell’Ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda (Vr).

La protesi al ginocchio è indicata «solitamente per over 60-65 con esiti di intervento chirurgico per meniscectomia, ginocchia con mal allineamento, esiti traumatici, obesità e attività manuale pesante», ha poi proseguito il chirurgo. Pertanto, «la protesi al ginocchio è indicata quando il dolore e la disabilità causano un peggioramento significativo della qualità di vita– spiega – Quando il legamento s’infiamma, e ghiaccio e antidolorifici non bastano, il dolore diventa importante. A una grave sintomatologia deve corrispondere un quadro radiografico, che mostra un’artrosi severa di IV grado con un’usura completa delle superfici articolari e un conseguente esposizione dell’osso. Lo sfregamento delle superfici causa il dolore invalidante che richiede un trattamento definitivo».

Esiste una tecnica migliore di altre? «L’intervento con chirurgia robotica permette una maggiore accuratezza nel posizionamento delle componenti protesiche, rispettando l’anatomia e la biomeccanica del paziente. Personalizzando l’intervento chirurgico – risponde Regazzola –. Il sistema robotizzato permette di eseguire una ricostruzione 3D del ginocchio del paziente. Mediante uno studio dinamico della tensione dei legamenti, il sistema robotizzato aiuta il chirurgo a posizionare nel modo ottimale le componenti protesiche». Ottenendo evidenti vantaggi quali: «In primis, la riduzione del dolore. Seguito dal recupero funzionale e dal progressivo ritorno alla routine della vita quotidiana. Con una percezione “naturale” del ginocchio che, come chirurgo, è il mio obiettivo principale». Insomma, tutti vantaggi utili a chi – come un paziente del calibro del Pontefice – ha compiti, incombenze e impegni continui. Pressanti e molto faticosi…

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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