Obama finisce sotto accusa: non fece nulla contro l’espansionismo di Putin: il dopo conta come il due di picche a briscola

Anche Obama finisce sul banco degli accusati per non avere saputo contrastare adeguatamente il fanatismo imperialista di Putin. Lo sostiene il Wall street Journal in un editoriale molto critico con l’ex presidente Usa.

Nei giorni scorsi Obama, parlando del presidente russo, ha affermato di non sapere «se la persona che conoscevo» sia la stessa che oggi ordina i massacri degli ucraini. «È sempre stato spietato. Abbiamo assistito a ciò che ha fatto in Cecenia», ma cinque anni fa, ha assicurato, «non avrei previsto che potesse rischiare tutto in questo modo». Inoltre ha anche affermato di essere stato molto rigido nella sua politica verso Putin.

Questi i concetti che hanno irritato il Wsj, quotidiano di area conservatrice, che titola così il suo articolo: «Barak Obama riscrive la sua storia russa». Ne dà notizia oggi Libero che riporta le critiche del Wsj.

“La pretesa di essere stato «un campione di severità contro la Russia», accusa il quotidiano, è infatti smentita dai fatti. Iniziando da ciò che accadde dopo l’invasione della Crimea e dell’Ucraina orientale, quando «la sua amministrazione impose solo lievi sanzioni alla Russia, e poi si unì a Mosca per negoziare un accordo nucleare con l’Iran». Obama si rifiutò anche di vendere le armi anticarro Javelin all’Ucraina, che Kiev ottenne invece durante la presidenza di Donald Trump. E in quello stesso periodo «la Germania portò avanti il gasdotto Nord Stream 2 senza che da Washington si levasse, fino all’amministrazione Trump, il minimo pigolio»”.

“Nemmeno è credibile – punta l’indice il Wsj – che Obama ignorasse i metodi di Putin. Il quale, ricorda il quotidiano d’area conservatrice, «è ritenuto essere giunto al potere bombardando degli appartamenti in Russia» nel settembre del 1999, ossia organizzando attentati ai danni dei propri connazionali (ne morirono oltre trecento) e dando poi la colpa ai terroristi ceceni, come sosteneva l’ex agente segreto russo Alexander Litvinenko, avvelenato e ucciso a Londra nel 2006. Tutte cose che l’intelligence statunitense, ai tempi di Obama, «senza dubbio sapeva o fortemente sospettava». Seguirono gli omicidi della giornalista Anna Politkovskaya e di Litvinenko, nel 2006, e l’invasione russa della Georgia, nel 2008. E la risposta di Obama quale fu? Nel 2009 inviò Hillary Clinton a Ginevra per concordare col ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, la «ripartenza» delle relazioni con Mosca”.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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