No ai cellulari in classe durante le lezioni, il delirio degli studenti di sinistra: “È repressione”

Ha avuto il plauso dei presidi, degli insegnanti e dei genitori, il ministro Valditara. Quel «via i cellulari in classe nelle ore di lezione» è una misura logica, necessaria. Bisogna garantire uno studio serio a scuola, senza distrazioni. Del resto, è noto che molti studenti, di nascosto, durante le spiegazioni dei prof si intrattengono sul telefonino per stare sui social. È altrettanto noto che i più furbi, durante le verifiche scritte, utilizzano i cellulari per trovare le soluzioni, magari le versioni di latino e greco già tradotte o gli esercizi di matematica già fatti. Tutti elementi che ostacolano una crescita matura.

Ma per gli studenti di sinistra quella di Valditara è “repressione”. Sì, proprio così, una sorta di provvedimento da regime dittatoriale. Manco si trattasse di una condanna al carcere restare qualche ora senza collegarsi a Internet. «Crediamo», afferma Bianca Chiesa, dell’Uds, all’Adnkronos, «che non abbia alcun senso portare avanti norme repressive e punitive all’interno delle scuole».

Non solo. «Queste», continua, «sono misure che tendono ad aumentare il clima repressivo e senza nessuno scopo formativo. Servono solo a punire gli studenti. Crediamo, invece, che nelle classi debba essere instaurato un clima inclusivo, accessibile, anche con sportelli psicologici per chi ha delle difficoltà». Poi arriva la “lezioncina” su come dovrebbe essere la scuola. «Se le lezioni fossero maggiormente partecipanti, orizzontali, scambio formativo di conoscenze, non insegnamento di nozioni da ripetere a memoria, evidentemente ci sarebbe anche minore distrazione».

E ancora: «I dispositivi elettronici possono essere un elemento didattico se utilizzati in maniera cosciente, sapendoli gestire possono avere anche uno scopo formativo. La scuola si rinnovi da un sistema didattico fermo al passato», conclude la rappresentante dell’Unione degli studenti. Di sinistra, naturalmente.

Pubblicato da edizioni24

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