Napoli, arrestato il garante dei detenuti Pietro Ioia, fedelissimo di de Magistris: portava la droga in carcere

L’ex-sindaco di Napoli Luigi de Magistris lo ha nominato “Garante dei detenuti” di Napoli, fra mille polemiche, il suo successore, Gaetano Manfredi, altro esponente del Centrosinistra, lo ha riconfermato in quel ruolo ma, da questa mattina, Pietro Ioia, 60 anni, ex-trafficante internazionale di stupefacenti e, a sua volta, detenuto per 22 anni, è stato arrestato con l’accusa di aver portato in carcere droga e cellulari ai detenuti.

Lo faceva, sostengono i carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna che hanno arrestato Pietro Ioia  e altre sette persone, dietro compenso.

L’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip di Napoli e notificata dai carabinieri alle otto persone, parla di un’associazione a delinquere finalizzata all’accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenutitraffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti e corruzione. Complessivamente sei personesono state portate in carcere e due sono finite ai domiciliari.

L’indagine, durata sette mesi, dal giugno 2021 al gennaio 2022, ha ricostruito l’attività di un’associazione per delinquere, radicata nel capoluogo partenopeo che introduceva illegalmente cellulari e sostanze stupefacenti all’interno della Casa Circondariale di Napoli–Poggioreale.

Tra i partecipanti all’organizzazione, oltre ad alcuni detenuti dell’istituto penitenziario, come detto, anche Pietro Ioia, Garante dei diritti delle persone private o limitate nella libertà personale del Comune di Napoli, tuttora in carica, il quale, proprio grazie al suo ruolo, che gli consentiva libero accesso all’interno delle carceri, vi introduceva, previo compenso, cellulari e droga.

In particolare, il funzionamento dell’organizzazione criminaleprevedeva che la compagna di uno dei promotori, attraverso Pietro Ioia, facesse recapitare ai detenuti, partecipi dell’associazione, apparati di telefonia mobile e sostanza stupefacente di vario genere che, di conseguenza, venivano venduti alle altre persone recluse, creando un vero e proprio commercio illegale.

Pietro Ioia, dal canto suo, approfittava dei colloqui mirati a verificare le condizioni in cui versavano i detenuti, per effettuare le consegne che gli erano state richieste.

Il denaro veniva poi versato su alcune carte ricaricabili in uso a una donna e poi diviso con gli altri membri dell’organizzazione.

Le indagini hanno evidenziato l’esistenza di un dilagante fenomeno di spaccio di sostanze stupefacenti (hashish e cocaina), del valore economico di diverse migliaia di euro, all’interno dell’istituto penitenziario.

La Direzione del Carcere di Poggioreale e la polizia penitenziaria hanno collaborato alle indagini nella fase di osservazione dei colloqui.

Ioia era un personaggio molto discusso e la sua nomina, voluta da De Magistris, aveva sollevato un vespaio di polemiche.

«Sono stato arrestato e trattenuto in carcere per 22 anni – raccontava di sè Pietro Ioia. – Nel 2002 sono uscito e ho deciso di cambiare vita. Da 15 anni lotto per i diritti dei detenuti». Oggi il colpo di scena con l’arresto per aver introdotto droga e cellulari in carcere.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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