Meloni incontra Macron: “Amicizia e risposte comuni”

Non era previsto che la visita di Emmanuel Macron a Roma coincidesse con il primo giorno di lavoro del nuovo governo di centrodestra. Stava ai due leader azionare l’istinto. E così, «nel rispetto dei reciproci interessi nazionali», scrive Palazzo Chigi al termine della lunga giornata, Giorgia Meloni e l’inquilino dell’Eliseo colgono il destino, vista la «necessità di dare risposte veloci e comuni sul caro energia, il sostegno all’Ucraina, la difficile congiuntura economica, la gestione dei flussi migratori». L’incontro per la pace promosso dalla Comunità di Sant’Egidio aveva consegnato uno sfondo utile per cucire nel programma del presidente francese un primo faccia a faccia con Meloni, che a fine giornata parla di «cordiale e proficuo confronto», e Macron che annuncia: «Avanti insieme, popoli amici, con l’Italia dobbiamo continuare tutto il lavoro iniziato, con dialogo e ambizione».

C’era la volontà, e per certi versi la necessità. Se alla «Nuvola» di Fuksas, nel quartiere Eur, ieri pomeriggio Macron aveva salutato il vicepremier Antonio Tajani e il ministro Adolfo Urso, con strette di mano introdotte dal portato di Sergio Mattarella in veste di Cicerone sui nuovi equilibri italiani, è in un albergo di Trastevere che i due leader si danno appuntamento. Per dirsi subito, faccia a faccia, che tra Parigi e Roma le liti devono appartenere al passato: per esempio quello di un ex ministro italiano che incontra i gilet gialli. E di una Parigi che guarda con snobismo a un Paese del Sud Europa, dando lezioni sui diritti.

Nell’agenda Macron, che oltre all’Eur prevedeva «solo» due tappe – oggi al Quirinale e poi in Vaticano – tutto è stato modificato in corso d’opera; per far sì che l’Eliseo potesse confrontarsi «serenamente» anzitutto con «il» premier Meloni, che in serata fa filtrare una nota riassuntiva sulla «volontà di proseguire con una collaborazione». Dalla «Nuvola» Macron aveva dato un primo segnale. Tanto da far mormorare la platea: a chi sta parlando, Macron? All’assemblea dei leader religiosi, o ai politici europei e alle istituzioni comunitarie che talvolta trascurano battaglie cruciali per dar sfogo a burocratici tentativi di regolare la qualunque?

«Non dobbiamo confondere il nazionalismo spinto con il patriottismo». Ecco la frase-chiave, parsa a molti una implicita «difesa» della visione incarnata da Meloni, da rispettare anche se non si condivide perché molto diversa dal «nazionalismo esacerbato portato avanti dal potere russo, un nazionalismo che si è rafforzato con l’isolamento dal resto del mondo, consolidato con il revisionismo storico». Già dalla «Nuvola» erano dunque arrivati messaggi chiari per Palazzo Chigi: «Non c’è un paese più forte di altri nell’Ue», la versione di Macron, che riconosce all’Italia non solo d’essere tra quelli, oggi, con le idee più chiare in Europa per affrontare crisi energetica e inflazione. Il canale aperto con il governo a trazione destra si è poi concretizzato in un incontro definito «informale ma importante» da Macron, con cui l’Eliseo ha capovolto i giudizi maldestro espressi da alcuni membri dell’esecutivo francese nei giorni scorsi. Oggi più che mai c’è necessità di «cooperare» tra governi «cugini», il messaggio. Sul gas, ma non solo. Specie dopo che Francia e Germania hanno rinviato a gennaio il consueto bilaterale previsto per la settimana prossima; ultimo segnale di un motore inceppato, da sostituire in fretta con un’altra (parziale) alleanza. Sono però serviti giorni per far capire allo stesso Macron che la transizione dal governo Draghi a un esecutivo Meloni non sarebbe stata quel disastro che alcuni in Francia paventavano. Una lezione all’ipocrisia di una certa gauche che vede il nero fantasma del fascismo anche dove non c’è. L’amicizia Roma-Parigi è vissuta finora sulle spalle di Mattarella, interlocutore N.1 dopo il Trattato del Quirinale. Draghi ha svolto il suo compito. Ma col ritorno della politica, tornano le decisioni; da prendere, orientare, e spesso inventare da zero. Da un vertice cancellato tra Parigi e Berlino agli 85 minuti con Meloni. Con sguardo a Bruxelles per il prossimo summit e con un invito all’Eliseo.

Pubblicato da edizioni24

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