L’affondo di Occhetto a Letta, Conte, Calenda e Fratoianni: “Riunitevi in una stanza e guardatevi negli occhi”

“A Letta, Conte, Calenda, Fratoianni. E a tutti coloro che si professano di sinistra dico ‘riunitevi in una stanza, guardatevi negli occhi e chiedetevi: vogliamo continuare a giocare a rubamazzetto?” Oppure vi ponete il problema più serio? In Italia e in Europa è in atto una nuova ondata reazionaria. Che non sarà fascismo, ma che è diversamente pericolosa. Io credo che sia urgente un esame di coscienza”. Achille Occhetto, che di svolte se ne intende, intervistato da La Stampa, torna in campo sulla crisi del Pd. E non fa sconti a nessuno.

Il suo giudizio è tranchant. “Il Pd si porta dietro un vizio di fabbrica, quello che non mi consentì di iscrivermi al nuovo partito. E mi fece dire allora: è una fusione a freddo di apparati. E non, come dovrebbe essere, una felice contaminazione di ideali. Culture diverse, ex comuniste, socialiste, cattoliche, laiche. Invece c’è stata una sovrapposizione. Risultato: il Pd non ha un’anima”.

L’ultimo segretario del Pci parla di falsa partenza anche nella nuova fase post-sconfitta inaugurata da Letta. La seduta di analisi della direzione lo dimostra. I capicorrente hanno già iniziato le grandi manovre tattiche. Che non servono al partito. Fino ad oggi la cosa più sbagliata è stata quella di concepire il Pd come soggetto isolato”, insiste Occhetto. Che attacca anche i compagni duri e puri. «Be’ abbiamo forze a sinistra del Pd, che dicono: i Democratici sono incapaci di parlare con gli umili e con gli opera. Ma poi si va alle elezioni e non intercettano quel voto, che invece consolida la destra. Ecco, fare gli esami al Pd in questo modo, è grottesco!”.

L’autore della storica svolta della Bolognina ce l’ha anche con D’Alema. Che dopo decenni scopre che la fusione tra Ds e  Margherita fu un errore. “È curioso sostenerlo da parte di chi ha fatto di tutto per distruggere subito la fusione iniziale, il primo Ulivo. Che fu anche l’unico momento magico perché esisteva un rapporto stretto tra l’operazione di vertice e un movimento di opinione pubblica, anche giovanile”, puntualizza.

L’infatuazione da parte di diversi vecchi “comunisti” per Conte è un’altra contraddizione. “Cercano uno spazio politico. Conte ha sollevato alcuni temi di sinistra. Ma chi è stato nel Pci dovrebbe sapere che non sono sufficienti. La sinistra deve rappresentare i più deboli ma senza mai smarrire una visione ampia dei problemi nazionali e internazionali”. E qui il discorso scivola sulla guerra in Ucraina. “In otto mesi neppure un corteo contro i russi invasori e ora mobilitazione “indistinta” per la pace. Un atteggiamento che finisce per fare il gioco degli ultrà atlantisti. Il vero pacifismo chiede il cessate il fuoco all’aggressore!  Trovo singolare che non sia nessun movimento che oggi dica: “Putin go home”.

Pubblicato da edizioni24

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