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La sberla di Uto Ughi alla sinistra italiana: “ha ghettizzato molti autori e fatto perdere l’identità alla cultura italiana”

“La sinistra si è impadronita della cultura italiana, censurando molti autori e facendole perdere l’identità”. Uto Ughi,il grande violinista si lascia andare a una severa riflessione sul livello della nostra cultura. Lo fa a margine di una bella intervista a tutto campo di Francesco Borgonovo sulla Verità. Il  maestro ha parlato della sua formazione, delle sue letture e del suo talento musicale. “Le letture sono un nutrimento per il pensiero. Un giorno senza leggere nulla per me è un giorno perduto».

L’intervista si indirizza giocoforza su questioni politiche, sulla riapertura dei teatri, soprattutto, che Uto Ughi giudica non più rinviabili:  «Di fatto le statistiche confermano che nei concerti eseguiti dal lockdown a oggi i contagi sono stati irrilevanti. A causa della pandemia la musica dal vivo si è completamente fermata causando un danno irreparabile alla cultura musicale del nostro Paese». Quando poi Borgonovo gli chiede una riflessione sulla cultura italiana il maestro è un fiume in piena e il discorso si fa ancora più politico:  «La cultura dovrebbe prescindere dagli schieramenti politici», esordisce.

«Dobbiamo iniziare dall’immediato dopoguerra. La fine del fascismo ha portato a una istintiva ripulsa per tutto ciò che potesse anche solo sembrare fascista, dando rilievo e portando alle stelle tutto ciò che era antifascista. Si è voluta eliminare tutta la cultura antecedente al disastro della guerra». Questo ha avuto conseguenze nefaste, spiega. «Gli intellettuali antifascistihanno escluso quelli che, anche se non fascisti, non si opposero direttamente al regime. Prima della guerra l’Italia aveva uno spessore culturale altissimo – illustra Ughi il suo ragionamento- . Solo fermandomi alla musica classica ricordo Mascagni, Respighi, Casella... Eppure la sinistra si è subito impossessata della cultura, trattando tutto ciò che era antecedente la guerra come fascista. In più – aggiunge nel corso dell’intervista- è stato dato enorme spazio alla cultura americana. Così si è persa l’identità culturale italiana a favore di una cultura di importazione che avrebbe condizionato per sempre il nostro Paese».

Tra le vittime sacrificate sull’altare dell’egemonia della sinistra, Uto Ughi è molto critico: «In effetti una larga parte della cultura italiana è stata emarginata e ghettizzata. Ci sono state vittime illustri, penso ad esempio a Giovanni Papini. Persino Dino Buzzati non è così studiato a scuola come dovrebbe essere. E ci sono state anche molte altre censure». Non si nasconde il grande professore d’orchestra, giudicando i temi ancora divisivi . «Ad esempio la censura pressoché totale della tragedia delle foibe. Tuttavia le intelligenze “di destra” sono quasi sempre rimaste isolate e non hanno avuto la forza di formare un grande e diffuso movimento di opinione. Si è quindi lasciato il predominio della cultura alla sinistra, forse anche perché è stata data poca attenzione ai valori dello spirito». «La rottura con il passato – ha concluso – ha prodotto una cultura di bassissimo livello; che ha disconosciuto il ruolo prestigioso che l’Italia si era conquistata.La sinistra ha potuto proporre i suoi esponenti e formare le platee a suo gusto».

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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