La lezione di Tarchi: nelle campagne elettorali chi evoca fantasmi del passato non ha nulla da dire sul presente

Marco Tarchi è un politologo che da decenni studia l’evoluzione del quadro politico in Italia. Con particolare attenzione a ciò che si muove a destra e ai cosiddetti fenomeni populisti. In una intervista a La Verità afferma che questa campagna elettorale ricalca stili e temi già noti. E che l’esito del voto non sarà “sconvolgente”. Chiunque vincerà – dice Tarchi – dovrà rassicurare in primis Nato, Usa e mercati. E in questo non ci saranno differenze.

Gli italiani comunque, avverte, si convinceranno su temi concreti «che toccano il potere d’acquisto, l’inflazione, il carico fiscale, i servizi essenziali, le pensioni, la crescita continua dei flussi migratori, l’insicurezza – che per molti non è una sensazione, ma una realtà». I tentativi di demonizzare l’avversario poi non sono certo un ingrediente specifico di questa campagna elettorale. Tutto già visto. «Ho un’età e una memoria – afferma Tarchi – che mi consentono di ricordare molte altre campagne impostate su questo spartito:dagli anni Settanta dell’ipotizzato, sperato e temuto sorpasso del Pci sulla Dc, agli anni Novanta, in cui tutto ruotava attorno al pericolo comunista, esorcizzato da Berlusconi, e al ritorno del fascismo paventato dai progressisti. C’è poco di nuovo sotto il sole».

E ancora: «Chi evoca fantasmi, o spaventapasseri, di un passato che – è chiaro a tutti, fuorché a pattuglie sparute di fanatici di opposto segno – non può tornare, dà l’impressione di avere poche idee sul come affrontare e migliorare il presente. Gli ambienti più riflessivi della sinistra lo hanno capito; in altri prevale il richiamo della foresta.Che serve solo a radunare i già convinti».

Quanto alla possibile ascesa a Palazzo Chigi di Giorgia Meloni«un dato – continua – mi pare certo: o adesso, che è sulla cresta dell’onda, o mai più. O riesce a uscire dalla trappola, che gli alleati le tenderanno più degli avversari, del “rischio di scarsa legittimazione sulla scena internazionale”, o si preclude occasioni future. Rinunciando, darebbe un segnale di debolezza che mal si concilia con l’immagine aggressiva e intransigente che tanto tiene a darsi».

Pubblicato da edizioni24

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