La Comunità Giovanni XXIII a valanga contro la canna libera: “Lo Stato investa sui giovani non sullo sballo”

“Il problema è educativo, non politico. Lo Stato deve investire in opportunità per i giovani. Come lo sport, l’arte, la cultura, non nella cannabis”. Parola di Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Giovanni Paolo XXIII in merito al dibattito sulla depenalizzazione della droga. Che – dice – “comporterebbe un blocco allo sviluppo educativo e relazionale. La cannabis produce una fissazione del piacere che è effimero. I ragazzi hanno bisogno di un piacere reale. Non di uno che serva a sballarsi per qualche ora”

Parole nette, senza appello. Di fronte alla ‘sciagurata’ ipotesi che il governo possa aprire a una legalizzazione e a una depenalizzazione dell’uso dello spinello.  “Oltretutto – aggiunge Ramonda -,quando finisce l’uso della cannabis si vuole reiterare questo piacere o passare perfino a sostanze più forti. Riteniamo, infatti, che aprire alla cannabis possa portare in futuro a depenalizzare altre sostanze più pesanti”. Le cosiddette droghe leggere – che ‘leggere’ non sono – restano una possibile anticamera all’uso di sostanze stupefacenti più dannose e talvolta mortali. “Noi non siamo contrari al suo uso terapeutico”, tiene a precisare il presidente della Giovanni XXIII. “Ma deve essere un medico a dire quando, quanta e in quali condizioni assumere questa sostanza. Non si può pensare di prenderla liberamente e arbitrariamente senza un controllo. Anche perché il suo utilizzo può in alcuni casi portare a seri disturbi neurologici. Noi nella nostra comunità abbiamo un centinaio di ragazzi che da decenni seguiamo nel loro percorso terapeutico. E vediamo i danni che la cannabis può provocare”.

Anche il fondatore di Villa Maraini  contrario all’apertura. “È chiaro che oggi c’è una sensibilità diversa dell’opinione pubblica sull’uso della cannabis rispetto a prima. Quindi trattandosi di una larga maggioranza di cittadini il legislatore ne deve tenere conto. Se penso che sia un bene? No, non lo è. Perché anche la cannabis in un certo contesto e su un determinato cervello può risultare pericolosa. Quindi questa non è una battaglia per la salute ma più ideologica. Altra cosa è per l’eventuale uso terapeutico in caso di malattie gravi”.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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