“Imporremo il nostro pensiero…”. La linea choc del vicesegretario Pd (Lavaggio del cervello)


Aveva persino scomodato Gesù Cristo, improvvisando un’esegesi evangelica dai risvolti politici. Pur di diffondere il verbo progressista a tutte le genti, Giuseppe Provenzanosi era appellato addirittura alle Sacre Scritture. In quel suo sermone pronunciato nel 2018 davanti alla platea del Pd, l’attuale vicesegretario dem aveva usato toni accalorati e parole che – riascoltate oggi – fanno ancora sobbalzare. Con una schiettezza degna di nota, infatti, il barbuto esponente di partito arringava i compagni spiegando loro l’obiettivo da raggiungere: diventare classe dirigente e “imporre” il pensiero della sinistra.

Davanti al popolo progressista, Provenzano aveva condannato la litigiosità autolesionista della sinistra e aveva affermato: “Mi ricordo sempre quel passo del Vangelo in cui Gesù dice: ‘Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti’. La lotta non la dobbiamo fare all’interno ma con quegli altri, la dobbiamo fare fuori. Questo è quello che siamo chiamati a fare”. Dopo la strigliata ai suoi, pronunciata con tono pieno di pathos, l’esponente Pd aveva suonato la carica ed esortato: “Guardate quello che c’è fuori, non quello che c’è dentro. Così diventeremo classe dirigente, così riusciremo a imporre le cose che abbiamo in mente. Così riusciremo a essere capi politici, tutti!”.

Tornate ora alla ribalta grazie alla memoria digitale dei social network, quelle affermazioni lasciano ancora di stucco. La sinistra che già allora voleva “imporre” la propria dottrina politica è infatti la stessa che oggi si strappa le vesti ed evoca il pericolo dell’autoritarismo in riferimento all’ascesa di Giorgia Meloni. È la medesima che fa le pulci alla leader Fdi e parla di nuovo Stalingrado per far “sputare sangue” al centrodestra. Ma in questo caso nessuno si indigna. Se a voler “imporre” il loro pensiero come classe dirigente sono i progressisti, allora non c’è problema. Anzi, è cosa buona e giusta.

Con un facile esercizio di fantasia, proviamo a immaginare cosa sarebbe successo se a pronunciare quelle parole non fosse stato l’attuale vice di Enrico Letta, ma Giorgia Meloni. O qualsiasi esponente di centrodestra. L’accalorato discorsetto e quel vocabolario sarebbero diventati motivo di scandalo e di pubblica denuncia, con immediate richieste di chiarimenti e di scuse anche a distanza di anni. A parti inverse, diversamente, il problema sembra destinato a non presentarsi proprio: quelli di sinistra che vogliono far prevalere ciò che hanno in mente, si sa, sono solo sinceri democatici

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Pubblicato da edizioni24

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