Il disastro totale del Pd porta la firma di quattro “fenomeni”: Letta, Franceschini, Guerini e Prodi. Il Fatto passa all’attacco

Il Fatto Quotidiano punzecchia i «quattro geni del disastro Pd». E li elenca uno ad uno: “Letta, Franceschini, Guerini e Prodi”. Si parte con il segretario dem. «Il disastro  – scrive il quotidiano – è uno solo, ma i responsabili sono molteplici. La corte spietata a Carlo Calenda, nel Pd, ha avuto almeno tre padri illustri. Quello che ci ha messo la faccia e oggi raccoglie i cocci ovviamente èEnrico Letta. Il giorno dopo è quello dei rimpianti (“Sono stato ingenuo”, scrive il segretario dem) e delle ironie. Gira la fotografia inclemente del bacio sulla guancia stampatogli da Calenda martedì scorso, dopo aver firmato le due pagine di un accordo durato cinque giorni. Un bacio “di Giuda”, dicono ora al Nazareno».

A finire sulla graticola è poi l’ex ministro della Cultura. «Sulla svolta a destra si legge in chiaro la firma dell’eterno tessitore, Dario Franceschini». Per il Fatto«è diventato protagonista della nuova stagione e del nuovo progetto (come lo era stato di tutti i precedenti), il suo ruolo è stato riconosciuto dallo stesso Calenda: il ministro della Cultura è stato il primo esponente del Pd ad essere avvertito della sua scelta di rompere il patto, come ha detto domenica nell’intervista di Lucia Annunziata».

Tra gli interpreti “influenti della svolta a destra”, scrive ancora il quotidiano «c’è anche Lorenzo Guerini, un altro ministro del governo Draghi (alla Difesa). In queste settimane si è preso cura non solo del rapporto con Calenda ma anche di quello con +Europa, interloquendo soprattutto con Benedetto Della Vedova. Guerini è il meno ex tra gli ex colonnelli di Matteo Renzi, ha sposato con convinzione l’operazione centrista e ha lavorato per aprirla anche a Italia Viva. Ieri era uno dei più delusi dalla giravolta del capo di Azione».

Il Fatto poi cita anche Roberto Gentiloni. «A questi tre padri politici se ne potrebbe aggiungere  un quarto Roberto Gentiloni: sono tutti e quattro ex democristiani. E poi il padre nobile, anch’egli erede della Dc: nemmeno Romano Prodi ha fatto mancare il suo sostegno, sempre influente, all’operazione Calenda. Puntuale era arrivato il suo commento alla notizia dell’alleanza con il Pd, martedì scorso: “Sono molto contento dell’intesa siglata tra Pd e Azione/+Europa – aveva fatto sapere il Professore – non solo perché si tratta di un accordo elettorale che rende molto più forte la coalizione, ma anche perché questo accordo comprende finalmente una comune strategia su scelte determinanti per il futuro del Paese”. Altrettanto puntuali  – conclude il Fatto – le doglianze e la sorpresa, ieri, per lo scarto di Carletto: “Le motivazioni di Calenda sono incomprensibili”. Era comprensibile invece fidarsi di lui?».

Pubblicato da edizioni24

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