Il colera sulla rotta dei migranti in arrivo dalla Siria in Libano: l’epidemia potrebbe colpire anche l’Italia

Sulla rotta dei migranti anche il flagello del colera. Non basta la fame e la carestia, che aggiunta alla crisi energetica ed economica, ha già messo in ginocchio quella che un tempo era considerata “la Svizzera d’Oriente”. Una terra martoriata, il Libano, che ora deve fare i conti anche con un’epidemia importante di colera. Nelle ultime 24 ore sono almeno 14 i nuovi casi e purtroppo anche un decesso, come confermato dal ministero della Salute secondo il quale, i casi confermati di colera dall’inizio dell’epidemia sono 560 e i decessi 19. Un’epidemia che si è rapidamente diffusa nel nord del Paese con il primo caso segnalato lo scorso 6 ottobre. Ad oggi sono 72 i posti letto negli ospedali occupati da pazienti affetti da colera o con sintomi sospetti.

Un report dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), riferisce che il Libano è l’ultima area interessata dall’epidemia scoppiata lo scorso mese di giugno in Afghanistan e diffusasi rapidamente in Pakistan, poi Iran, Iraq e Siria. Dovrebbe essere proprio il flusso di rifugiati che arriva dalla Siria il responsabile del contagio libanese, nell’area nord del Libano infatti, attualmente vivono circa 1,5 milioni di siriani fuggiti dal loro Paese in guerra. Si prova ad arginare l’epidemia con una campagna di vaccinazioni, ma sembra non bastare. Il ministero della Salute libanese ha annunciato che dall’inizio della campagna vaccinale sono state somministrate in totale 89.941 dosi di vaccino. Purtroppo però c’è carenza internazionale di vaccini; il Libano ha richiesto almeno 600.000 dosi ma al momento secondo l’OMS, la moltiplicazione dei focolai nel mondo ha portato a una situazione di grande carenza. Intanto al situazione nel nord del Libano rimane drammatica. Nei campi profughi siriani, in particolare quelli del governatorato di Akkar e quello di Baalbek-Hermel, i profughi siriani vivono nella più totale miseria; manca il cibo ma manca anche l’acqua potabile. Va ricordato che il colera è un’infezione causata da un batterio (bacillus vibrio cholerae o colera vibrio), che colpisce solo l’uomo.

L’infezione si diffonde soprattutto da cibo o acqua contaminati, provoca diarrea e vomito e nonostante molte persone infette non presentano sintomi evidenti o comunque sviluppano sintomi lievi, la malattia diarroica acuta può uccidere in poche ore, se non viene trattata. Una situazione gravissima che ha investito il Libano dove la crisi dell’acqua potabile che il paese sta attraversando, è certamente una delle cause che hanno favorito la diffusione del colera nel Paese. Non trova pace dunque il Libano che, alla crisi politico istituzionale, alla quale si è aggiunta quella economica e sociale, ora deve fare i conti con un’emergenza sanitaria che ha piegato letteralmente anche il già fragile sistema sanitario duramente colpito da tre anni di crisi finanziaria. La speranza è che la comunità internazionale, alle prese con la grave crisi ucraina, possa però occuparsi anche della questione libanese.

Secondo l’UNICEF serviranno circa 30 milioni solo per il Libanoper sconfiggere l’epidemia di colera; diventano almeno 40,5 milioni di dollari per sconfiggere la malattia anche in Siria. Urgono i kit per il trattamento del colera contenenti farmaci, linee endovenose, nonché attrezzature per proteggere gli operatori sanitari come secchi, stivali, cloro e teli di plastica. Una situazione drammatica che purtroppo fa temere un’intensificazione dell’epidemia e la diffusione anche in altre realtà del mediterraneo, compresa l’Italiache ultimamente è la destinazione principale delle rotte degli scafisti senza scrupoli che dalle coste libanesi vendono i viaggi fai-da-te con destinazione Italia. La tratta degli uomini che potrebbe portare con se il flagello del colera.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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