Giustizia, “Repubblica” ci prova, Nordio la distrugge: “Questo chiedetelo alle toghe rosse”

«Ma perché vuole mandarmi lì quando, se fossi eletto, starei meglio alla commissione Giustizia? Le leggi le fa il Parlamento, non il ministro». Carlo Nordio traccia le sue priorità per la giustizia, ma rifiuta di partecipare al giochetto del toto-ministri, in cui Repubblica,che lo intervista, cerca di trascinarlo a tutti i costi. «Intanto bisogna vedere l’esito delle elezioni. E poi i ministri li nomina il capo dello Stato», ricorda, stoppando sul nascere i tentativi di appiattire il suo contributo a Fratelli d’Italia, con cui è candidato alla Camera in Veneto, in una mera questione di poltrone o ideologica. Nordio resta invece ancorato sui temi, chiarendo di muoversi sulla strada del pragmatismo e della competenza.

Così alla provocazione dell’intervistatrice che chiede se, a Largo Arenula, farebbe togliere la scrivania di Togliatti, voluta da Diliberto, e rimettere nella galleria degli ex Guardasigilli la foto di Rocco, Nordio ha replicato: «La scrivania di Togliatti andrebbe benissimo, è stato un eccellente ministro. Anche lui, talvolta, è inciampato nella verità». Di più, l’ex pm prenderebbe Togliatti a modello: fu, ha detto, «un grande realista, che con l’amnistia chiuse il discorso sui crimini del fascismo. Spero che a distanza di quasi ottant’anni la petulante litania dell’antifascismo sia esaurita».

«Trovo un po’ offensiva la domanda», ha poi chiarito a Liana Milella che firma l’intervista e che gli ha chiesto, dicendo che «da pm lei ha indagato sui finanziamenti delle coop al PcI-Pds e ora sta con Meloni», se «con la sua ideologia di destra ha compromesso il suo lavoro». «Il collettore di tangenti del Pci patteggiò una pena di quasi quattro anni, valendosi della legge Previti. A parte ciò, io chiesi l’archiviazione di D’Alema perché non accettavo il principio che non potesse non sapere. Le toghe “rosse” non hanno seguito questo criterio», ha ricordato Nordio. E, ancora, all’affermazione sul fatto che «ripropone la giustizia anti giudici di Berlusconi», l’ex pm ha ricordato che «attuo il codice Vassalli, medaglia d’argento della Resistenza. Codice paradossalmente demolito dalla Consulta perché incompatibile con la Costituzione»

Quanto alle questioni di merito della giustizia, Nordio ha ricordato che «l’urgenza maggiore è l’accelerazione dei processi e l’aumento degli organici», cui si può procedere «anche riducendo le enormi spese sulle intercettazioni». «In 5 anni avremmo tempo per riforme più ampie», ha spiegato, chiarendo di ritenere che le leggi Cartabia «andavano nella giusta direzione, ma erano condizionate da un Parlamento giacobino» e che «noi le renderemo ancora più garantiste», che «il Pnrr ne uscirà rafforzato»; che la legge Severino«per ora può restare dov’è. Ma non va l’applicazione retroattiva, perché è pur sempre un provvedimento afflittivo»; che il reato d’abuso d’ufficio «va riscritto, rendendolo meno aleatorio ed evanescente» e che questo «lo hanno chiesto i sindaci, soprattutto quelli di sinistra»; che l’immunità parlamentare «non è una priorità di oggi, ma in prospettiva serve per garantire l’autonomia della politica dalle interferenze improprie della magistratura, numerose e rovinose in questi anni, anche per governi di sinistra, come nel caso di Mastella»..

«Io spero in un’assemblea costituente. È un progetto della Fondazione Einaudi, liberale, cui mi onoro di appartenere», ha poi precisato Nordio, chiarendo di non avere affatto un totale «rifiuto per la categoria» dei magistrati, come gli ha imputato la cronista. «Al contrario, è proprio per l’alta considerazione che ho della magistratura che da 25 anni mi batto per correggerne le storture: quelle emerse, e quelle ancora non emerse con lo scandalo Palamara che tutti conoscevano» e ricordando che «davanti al pm sono tutti deboli, anche quelli che vengono reputati forti, perché hanno molto da perdere».

Infine un passaggio sul blocco navale: «Nel programma di FdI è scritto chiaramente che il blocco navale si fa con l’accordo con gli stati rivieraschi. Lo stesso fecero con gli albanesi i governi di sinistra 24 anni fa. E lo stesso prevedeva la legge Turco-Napolitano: in Italia si entra solo con il permesso, chi la viola viene espulso, e chi resta nonostante l’espulsione viene processato. Era più severa del blocco navale».

Pubblicato da edizioni24

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