Diffamazione? La tesi di Azzolina fa acqua da tutte le parti, il giudice dà ragione al leader della Lega Salvini: non diffamò l’ex ministra

Salvini non diffamò Lucia Azzolina. Il giudice per le indagini preliminari ha deciso infatti di archiviare l’indagine a carico del leader della Lega che riguardava la querela per diffamazione dell’allora ex ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina. Al centro della vicenda un tweet di Salvini sulla tesi della ministra che aveva fatto ricorso a google in più occasioni per delineare il suo elaborato.

La polemica era stata innescata da un articolo di Repubblica firmato dal linguista e critico letterario Massimo Arcangeli. Il docente aveva messo in evidenza alcuni passaggi della sua tesi per l’abilitazione all’insegnamento copiati dalla ministra grillina.

“Nel 2009 (nel 2010 secondo il curriculum ufficiale) Azzolina ha presentato all’Università di Pisa, presso la Scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario della Toscana, una tesi di 41 pagine dal titolo “Un caso di ritardo mentale lieve associato a disturbi depressivi”. Facendo un confronto tra alcuni passi dell’estratto del lavoro disponibile online (le prime tre pagine) e gli altri riferimenti si scopre che circa la metà dell’estratto citato è plagiato da altre fonti. La ministra dell’Istruzione non ha virgolettato i passi ripresi né citato alcuna fonte né tantomeno inserito i testi dai quali ha attinto all’interno della bibliografia finale della sua tesi. In altre parole, si è presa meriti non suoi scrivendo concetti partoriti dalla mente di altre persone”.

Salvini commentò così la vicenda su Twitter: “Fare peggio del ministro Fioramonti sembrava impossibile. E invece Azzolina ci stupisce: non solo si schiera contro i precari, ma ora scopriamo che copia pure le tesi di laurea. Un ministro così non ha diritto di dare (e fare) lezioni. Roba da matti. Si vergogni e vada a casa“.

Sia per il pubblico ministero di Milano, che dopo le indagini aveva chiesto l’archiviazione, che per il giudice per le indagini preliminari Roberto Crepaldi, però non ci fu diffamazione in quanto non era competenza di Matteo Salvini verificare la veridicità del lavoro giornalistico e inoltre le frasi a commento dell’articolo rientravano del diritto di critica politica del senatore del Carroccio.

Insomma, al dil là del diritto di critica, il merito della diffamazione si basa su principi di tutela alla persona. Quanto decade se all’interno delle critiche si verifica il vero. E cioè che le accuse siano fondate da prove. L’ennesima querela temeraria.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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