Daniele: “Al Parco Verde il problema principale è la dispersione scolastica e la droga. La dirigente Carfora è un punto di forza per famiglie e ragazzi”

By Gaetano Daniele

Se cade un albero fa più rumore di una foresta che cresce. A Caivano esiste anche chi, nel quotidiano, si batte per il futuro di quei tanti ragazzi abbandonati da genitori e società. Ne cito una, la dirigente scolastico Eugenia Carfora. Una presenza importante per il Parco Verde. Una donna che si è sempre battuta in prima persona per chi voltava la faccia dall’altra parte.

Certo. Caivano è una delle tante periferie dove a farne da padrona è degrado e malaffare. Le unisce un tratto comune sul quale si reggono in bilico palazzoni grigi senza terrazzi e cassonetti dell’immondizia dati alle fiamme nel tentativo, forse, di liberarli da montagne di rifiuti che non ritira più nessuno. Magari, corriamo ai ripari nelle occasioni. Non vedevo il Parco Verde di Caivano così pulito da anni. Per l’arrivo del Premier Meloni, si sono dati da fare. Mi chiedo perché ci diamo da fare solo nelle ricorrenze quando li ci vivono, nel quotidiano.

Non solo Caivano, inferno ora illuminato per lo stupro di due bambine. Un fatto orribile, raccapricciante, eppure poca cosa rispetto all’altra bimba di appena 6 anni prima abusata e poi scaraventata sull’asfalto dall’ottavo piano di un casermone. La galera? Per questo tipo di reato la galera non basta. Rieducarli? Credo siano irrecuperabili. Meglio la pena di morte come in slcuni stati dell’America. Basti pensare che siamo filo americani, e consideriamo l’America patria della democrazia. Non posso pensare di rieducare un genitore che stupra la figlia di 6 anni per mesi e mesi e poi ls butta giù dell’ottavo piano di casa per paura che poi spifferi tutto alla vicina. Che cazzo devo rieducare.

Non lontano da Caivano, c’è Scampia, con le sue Vele di cemento, mirabile esempio (si fa per dire) di urbanistica progressista. Scendendo da Napoli a Palermo, il degrado la fa da padrone al rione Zen, con uno tra più alti tassi di dispersione scolastica. In compenso, circola droga in abbondanza. Lo stesso, più o meno, accade al quartiere Librino di Catania. Le periferie degradate non sono un’esclusiva del Sud: se ne trovano anche a Milano, Torino, Padova e Genova. Luoghi come Quarto Oggiaro, Porta Palazzo, Via Anelli e Begato, al Sempione, dove da ragazzo ci passavo spesso con commilitoni, non sono dissimili dai quartieri malfamati  del Mezzogiorno. Solo un mese fa, proprio a Quarto Oggiaro, alle porte di Milano, un mese fa un ragazzo è stato accoltellato in strada per una sigaretta.

E poi c’è Roma. La Caivano della Capitale si chiama Tor Bella Monaca, dove un sacerdote che spende la sua vita nel tentativo di redimere i giovani spacciatori del quartiere, martedì scorso è scampato a un investimento solo grazie all’intervento del suo agente di scorta. I ragazzi del quartiere vendono droga in pieno giorno, seduti sui muretti di box sgangherati, accomodati su aiuole che emanano fetore. E poi San Basilio, divorata dalla droga con ragazzini e anziani insospettabili assoldati per fare le vedette. Infine la Tiburtina, dove la fabbrica abbandonata dell’ex Penicillina è una enclave abitata da stranieri irregolari più volte sgomberati.

E allora sono d’accordo con la posizione assunta dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che proprio ieri sera, a ridosso della visita del Ptemier Meloni a Caivano, nota: “Oggi @GiorgiaMeloni ha detto che, purtroppo, a #Caivano “si è consumato un fallimento dello Stato”. Ma lo Stato c’è e reagisce. Tra le misure annunciate dalla premier x riqualificare il Parco Verde sono orgoglioso dell’arrivo del #geniomilitare di @Esercito . Ci siamo, ci saremo”.

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