Conte vs Di Maio, sembra una commedia di Luisa Conte, manca solo il “weeweeeee”: “Dici stupidaggini”,. La replica: “Le tue lezioni di democrazia fanno sorridere”

Siamo allo scontro finale. Se le danno di santa ragione Giuseppe Conte e Luigi di Maio. L’attacco sfrenato a Giuseppe Conte su più fronti e in pubblico è stato diretto e spietato. L’ex premier risponde piccato a breve giro di posta. La tensione tra i due è esplosa. Il ministro degli Esteri lo aveva chiamato in causa sul disastro elettorale in maniera non tanto velata: “Mai così male alle amministrative- ha scandito -. Non possiamo sempre dare la colpa agli altri”. Avvertendo poi Conte sull’atlantismo e sulla postura corretta da tenere sulla guerra.  «Siamo sicuramente in un momento molto delicato del nostro Paese.  Non credo sia opportuno mettere nella risoluzione del Presidente del Consiglio delle frasi o dei contenuti che ci disallineano dalle alleanze storiche. L’Italia non è un Paese neutrale».  Conte risponde a denti stretti.

Il risultato delle amministrative è stato come il vaso di Pandora: tolto il tappo, sono usciti tutti i veleni interni. Solo che la speranza, come racconta il mito, che dovrebbe essere l’ultima a morire, non sembra salvarsi: la speranza di una ricucitura tra il ministro degli Esteri e l’ex premier non sembra all’orizzonte, stando ai toni e ai contenuti messi in campo. “Dire che la posizione del M5s è antiatlantista e fuori dalla Nato, dire che il Movimento mette in difficoltà il governo significa dire stupidaggini. Significa anche offendere la sensibilità di un’intera comunità. Giuseppe Conte durante un punto stampa risponde con una legnata  a Luigi Di Maio, che ne ha messo in discussione la visione politica e le sue capacità di leadership. Non è la prima volta che accade, ma lo scontro andato in scena giovedì è veemente.

Alla domanda se  Di Maio possa uscire dal Movimento e fondare un nuovo partito, Conte manda un’altra sferzata: “Non mi fate mettere nella testa altui. Questo ce lo dirà lui in queste ore. Siamo alla vigilia di un appuntamento importante per la storia del Movimento, cioè la votazione sul doppio mandato. Era preventivabile questa situazione, è un momento di fibrillazione che abbraccia anche le sorti personali. È un nodo che affronteremo insieme alla comunità, ci sarà una consultazione“. Quanto alla carenza di democrazia interna a cui ha fatto cenno Di Maio, Conte ha rispedito l’accusa al mittente, menando un altro fendente.  “Quando Di Maio era a capo del Movimento c’era un solo organismo: il capo politico. Che ora si lamenti e dia lezioni di democrazia interna fa sorridere”.

Conte non ci sta e brintuzza tutti gli addebiti. Nella campagna per le amministrative, dice,  “ho messo la faccia dappertutto. So come assumermi la responsabilità quando si ha una leadership politica. Credo che il M5S non abbia mai così discusso al proprio interno, le occasioni per parlare ci sono. Di Maio può chiedere anche audizione: lo sentiremo, se vuole venire a parlare, al Consiglio nazionale. Ci confronteremo in tutte le occasioni”. Il leader M5S Giuseppe Conte, rispondendo alle domande dei cronisti nel corso di un punto stampa, non risparmia un ultimo rimprovero a Di Maio: “La prima cosa che mi è stata insegnata è che quando il nostro paese è all’estero, in questo caso nella persona del premier; in un viaggio delicatissimo peraltro auspicato dal M5S, non si fanno polemiche di politica estera interna”.

Poi perde i freni inibitori: “La stragrande maggioranza dei portavoce hanno girato con me il territorio” alle amministrative, rinfaccia Conte. Mentre “Di Maio lo ricordo solo a fare foto con me in due singoli paesi della Campania”. Così a Repubblica delle Idee il leader M5S Giuseppe Conte, in riferimento allacampagna elettorale da “separati in casa”.

Pubblicato da edizioni24

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