Bechis distrugge Draghi sul taglio delle tasse: “Neanche un caffé al giorno, il taglio delle tasse è un bluff del tutto inutile”

“Buttati dalla finestra 7 miliardi” è il titolo (e il giudizio)  inequivocabile del “Tempo” sulla manovra economica del governo dei “migliori”. A firmarlo è il direttore Franco Bechis.
L’analisi è centrata essenzialemente sul taglio dell’Irpef, presentato come un traguardo sensazionale dallo stesso esecutivo; come una boccata d’ossigeno per ridare vigore agli stipendi soprattutto del ceto medio. La realtà è ben diversa, si tratta solo di uno “sconticino”. “Al 30% dei contribuenti italiani il taglio delle tasse appena messo a punto dal governo di Mario Draghi non porterà in tasca nemmeno un centesimo in più”, esordisce il direttore del Tempo.

Per i contribuenti nessun sollievo, anzi:  “Rischieranno pure che fra rincaro delle bollette e libertà degli enti locali di ritoccare le aliquote Irpef qualche euro venga meno. Con la strombazzatissima riforma fiscaleun altro 60,43% dei contribuenti italiani si vedrà offrire dal governo meno di un caffè al giorno (il taglio delle tasse è inferiore ai 30 euro al mese): alla metà di loro quel caffè verrà offerto solo una volta alla settimana”. Uno sconticino risicato, la classica montagna che ha partorito il  topolino.

Facendo dei calcoli, si vede che qualche beneficio lo otterrà soltanto l’8,9% dei contribuenti. “Ma solo il 3,77% dei contribuentiitaliani riceverà uno sconto che oscilla fra i 70 e i 78 euro al mese; cifra che è comunque inferiore ai famosi 80 euro di Matteo Renzi di cui però beneficiarono milioni di italiani. Naturalmente anche questo minuscolo gruppo (che guadagna fra 40 e 60 mila euro l’anno) che sulla carta si vedrà scontare le tasse”,  verificherà che l’ammontare dello sconto fiscale promesso è in realtà una presa in giro. Il tema è un altro: si tratta di soldi sprecati. “Tutta questa operazione  è costata 7 miliardi di euro (un altro miliardo è stato usato per ridurre un pizzico l’Irap). Purtroppo resta l’amara sensazione che in questo modo i soldi siano stati buttati via dalla finestra e che non avessero tutti i torti nella loro protesta Cgil e Uil”.

In tal modo chi dichiara un reddito sopra i 75 mila euro, si ritroverebbe all’incirca  22,5 euro al mese di sconto fiscale; in una fascia più bassa, si arriva ad avere  7 euro al mese regalati per chi dichiara fra 30 e 35 mila euro l’anno. Ci voleva una riforma fiscale più coraggiosa – è l’argomentazione- per assicurarsi un ritorno sul ciclo economico: ” ci vorrebbero ben più di quei 7 miliardi ricavati – per altro in deficit- nella legge di bilancio 2022″. I soldi a disposizione non erano molti di più, va detto a onor del vero. Ma proprio per questo quelle risorse andavano finalizzate in maniera più “utile”. Ad esempio: “Se proprio si voleva intervenire sulla pressione fiscale, era meglio concentrare l’intervento sulle fasce di reddito più basse; che sono anche numericamente più numerose, abbassando la prima aliquota degli scaglioni, che invece è restata identica a prima “.

Molte cose si potevano fare con sette miliardi ed è sorprendente che uno con il curriculum di Draghi “abbia assecondato un’operazione molto propagandista, di certo populista nelle rivendicazioni politiche, ma del tutto inutile”. Vide giusto, infatti , Giorgia Meloni nel constatare quanto la manovra fosse priva di visione; e che per fare una manovra così non era davvero necessario scomodare Mario Draghi.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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