Ucraina, le continue contraddizioni di Conte. Attacca il Cav su Putin e poi annuncia: “Basta armi a Kiev”

Giuseppe Conte? Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. Pensate, solo ieri aveva espresso «forti perplessità» sul fatto che destinato alla Farnesina fosse Antonio Tajani perché non gli erano piaciute le parole di Berlusconi sulla guerra in Ucraina. Mentre oggi che fa? Sale al Quirinale e all’uscita dalla consultazione annuncia papale papale che il M5S non voterà il nuovo invio di armi a Kiev. Ricapitolando: storce il naso su un forzista agli Esteri in segno di sdegno per la mancata condanna (secondo lui) di Putin da parte di Berlusconi e poi è lui, il giorno dopo, a tirarsi indietro rispetto alla prospettiva di rendere ancor più difficile la vita all’autocrate russo. Ma lasciamo parlare Giuseppi, prima sull’audio “rubato” al Cavaliere e poi sulle armi a Zelensky.

Conte 1, quello della «perplessità»: «Berlusconi può anche essere opinabile in alcuni passaggi ma è inaccettabile la premessa ovvero che l’aggressione militare russanon sia condannare con le più elementari norme del diritto internazionale». Falso, perché Berlusconi ha sempre condannato l’aggressione. Conte 2: «Serve una svolta verso un negoziato di pace necessario, non è più necessario l’invio di armi». E qui si commenta da solo. È chiaro che Conte 2 non va molto d’accordo con il suo omologo numero uno. Diversamente, o non avrebbe espresso perplessità sulla posizione “equidistante” del Cavaliere o non avrebbe rivendicato il proprio pacifismo. È di tutta evidenza che siamo di fronte ad una cortocircuito logico dettato esclusivamente da esigenze propagandistica.

Se n’è accorto anche Carlo Calenda. «Conte – attacca via tweet – alle consultazioni ha chiesto che il governo “abbia un chiara posizione euro-atlantica” e contemporaneamente lo stopall’invio di armi in Ucraina che è il fondamento della posizione euro-atlantica. Suggerisco un tête-à-tête con Berlusconi. La linea è quella». Il capo dei 5Stelleprova a difendersi. «Nessuno – azzarda – mette in discussione la ferma condanna dell’azione militare russa e il sostegno al popolo ucraino ma sono oltre 200 giorni che questa strategia ha abbracciato un percorso che ha portato a una escalation militare che ci espone al rischio del conflitto atomico e a una galoppante crisi economica. Ragion per cui, conclude Conte, «occorre aprire un solco verso il negoziato di pace per il cessate il fuoco». Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Pubblicato da edizioni24

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