Daniele: “La verità che non vi dicono sulla uccisione di Abu al Hasan al Hashimi al Qurashi, e quel pizzico di confusione Usa-Nato”

By Gaetano Daniele

Bisogna entrare nel vivo della questione, tuffarsi a bomba in uno stagno che pochi notari riuscirebbero a calarsi non chiudendo gli occhi. Mercoledì sera sui canali social del califfato è stata diffusa la notizia della morte di Abu al Hasan al Hashimi al Qurashi. Secondo gli stessi islamisti, si trattava del loro capo. Aveva preso il posto di Abu al Hussein al Hussayni al Qurashi, ucciso in un blitz delle forze Usa nel nord della Siria a febbraio. Una storia controversa quella di Abu al Hasan. Discussa la sua identità, misteriosa la sua scalata all’interno dell’Isis..

Ma è stata un mistero anche la sua morte. A maggio il presunto leader dello Stato Islamico era stato dato per arrestato delle forze turche a Istanbul. Non si è però avuta alcuna conferma. Poi, subito dopo la diffusione della notizia relativa alla sua uccisione sono emersi alcuni dettagli apparentemente contraddittori: da Washington infatti, fonti di intelligence Usa hanno dichiarato di ritenere effettivamente morto Abu al Hasan, ucciso da forze ribelli siriane del Freedom Syrian Army (Fsa) nel sud della Siria. Una zona però quest’ultima da anni non più controllata dalla sigla in questione. Come sono andate quindi realmente le cose?

C’è un altro dettaglio importante specificato dall’intelligence Usa: il leader dell’Isis non è morto nel giorno dell’annuncio della sua uccisione. Al contrario, Abu al Hasan sarebbe stato eliminato non prima di novembre, in un blitz avvenuto nella provincia meridionale di Daraa, in Siria. Forse la data più plausibile è una compresa tra il 10 e il 20 ottobre. Il presunto capo dell’Isis avrebbe fatto la stessa fine dei suoi più illustri predecessori: così come Abu Bakr Al Baghdad nell’ottobre 2020 e Al Qurayshi nello scorso mese di febbraio, Abu al Hasan si sarebbe fatto esplodere non appena convinto di essere braccato dalle forze avversarie.

Ma da chi, nello specifico? É qui, come detto, che la ricostruzione statunitense rischia di entrare in contraddizione. Gli Usa hanno specificato che il blitz è stato effettuato da forze dell’Fsa. Queste ultime quindi avrebbero individuato il nascondiglio di Abu al Hasan nelle campagne attorno la cittadina di Jassem, non lontano da Daraa e dal confine con la Giordania. La sigla Fsa però non è più presente in zona da molto tempo. Con questa sigla venivano indicati, all’inizio della guerra in Siria, i gruppi ribelli anti Assad. Gruppi poi “inghiottiti” dalle forze più estremiste e spariti sotto i colpi del Fronte Al Nusra, la filiale locale di Al Queda, e dell’Isis. Gli unici territori considerati in mano a milizie legate all’Fsa sono quelli del nord della Siria, controllati da gruppi filoturchi addestrati da Ankara in funzione anti curda. Si tratta quindi di altre fazioni, diverse da quelle entrate in scena a inizio conflitto.

La provincia di Daraa è stata una delle prime a essere coinvolta dalla guerra civile. É qui che nel marzo del 2011 sono scoppiate le prime proteste contro il governo di Assad, convogliate poi nel conflitto tutt’ora in corso. Per diversi anni la città di Daraa è stata divisa in due: da una parte c’erano i quartieri controllati dai governativi, dall’altro quelli invece in mano all’Fsa. Uno stallo durato parecchio tempo. Anche nel resto della provincia per lungo tempo la divisione tra governativi e anti governativi è stata ben evidente. La situazione poi qui è rientrata con la mediazione dei russi.

Le forze di Mosca, impegnate direttamente a sostegno di Assad dal 2015, hanno portato avanti una serie di trattative per il reintegro dei gruppi ex Fsa tra i ranghi governativi. Trattative difficili, ma in gran parte riuscite. Dal 2019 in poi, Daraa viene ritenuta interamente nelle mani di Damasco. Anche se, ad accordi firmati, non sono mancati scontri interni tra ex rivali. Ad ogni modo, la cittadina di Jassem risulta pienamente sotto controllo del governo centrale. Impossibile quindi, come sottolineato dalle fonti Usa riprese anche dai media panarabi, che il blitz contro il leader dell’Isis possa essere stato portato avanti dai ribelli siriani.

Molto probabilmente l’intelligence Usa si è voluta riferire a gruppi attivi nella zona un tempo anti governativi, ma ad oggi nuovamente integrati tra i ranghi delle forze di Damasco. Quindi è possibile pensare come in realtà il blitz, rivelatosi fatale per Abu al Hasan, sia stato condotto dall’esercito siriano coadiuvato dalle forze di Mosca. A riprova di ciò emergono peraltro molte testimonianze sui social circa importanti operazioni, compiute nella zona di Daraa proprio tra settembre e ottobre, di russi e siriani contro personaggi di spicco legati all’Isis. Forse è proprio in una di queste operazioni che è stato individuato il terzo leader dello Stato Islamico ucciso in tre anni.

Come Al Baghdadi e Al Qurayshi, anche Abu al Hasan è stato scovato in Siria. Segno di come il Paese ad oggi sia ancora un rifugio ideale per i jihadisti. Questa volta però il numero uno dell’Isis non era nel nord della Siria ma nel sud. E questo non è un dettaglio di poco conto. Sembra quasi che statunitensi e russi si siano divisi il numero dei blitz tenuti contro i leader islamisti. Due operazioni sono state compiute in zona non occupata dai governativi, dove quindi le forze di Washington hanno potuto operare “in proprio” per catturare Al Baghdadi e Al Qurayshi, un’operazione invece è stata portata a termine nel sud della Siria, in una regione sotto controllo siriano (sotto influenza russa).

Così come gli Usa hanno sicuramente avvertito i russi nel 2020 e nel 2022 per le “loro” operazioni, visto che Mosca ha il totale controllo dello spazio aereo della regione occidentale della Siria, è possibile pensare che dal Cremlino sia partita una telefonata verso Washington per avvertire del blitz contro Abu al Hasan. Questo spiegherebbe come mai gli Usa erano a conoscenza della morte del “nuovo califfo”, anche se hanno fornito informazioni errate sugli autori del blitz. Non sarebbe la prima volta di un “filo rosso” attivato tra Mosca e Washington in Siria. In nome della comune lotta al terrorismo, è possibile aspettarsi simili scambi di informazioni anche in futuro….

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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