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A rischio la salute collettiva, 800mila irregolari fuori dal piano vaccini. E Speranza si toglie le polpette dal naso

Oscillano tra i  500mila e gli 800mila gli irregolari ‘invisibili’, altamente esposti al contagio da Covid che sebbene vivano in Italia non esistono amministrativamente. Per questo rischiano di scivolare in fondo alla lista delle vaccinazioni, se non addirittura di essere lasciate fuori dalla campagna vaccinale. Parliamo dei senza fissa dimora, italiani e stranieri, accolti in strutture collettive, a volte senza documenti;  degli immigrati  senza permesso di soggiorno; dei cittadini comunitari in condizione di irregolarità amministrativa; dei richiedenti asilo e degli apolidi; nonché dei soggetti socialmente fragili che vivono in in campi rom, o comunque chi non ha il medico di base e ha difficoltà di accesso al servizio sanitario nazionale.

Tutte categorie che non hanno accesso alle iscrizioni tramite le piattaforme regionali per la prenotazione della vaccinazione poiché senza documenti o senza codice fiscale. Sono un esercito. Una bomba sanitaria. “Sul piano teorico va detto che nessuno è fuori dal piano vaccinale – spiega all’Adnkronos Salvatore Geraci, responsabile dell’Area sanitaria della Caritas di Roma, impegnato nella tutela della salute degli immigrati -. L’Italia ha dichiarato più volte che tutte le persone presenti dovranno essere vaccinate. E anche l’Aifa ha ribadito che anche chi è senza documenti si può vaccinare: vale qualsiasi documento anche se scaduto o la tessera Stp che si dà agli immigrati senza permesso di soggiorno”.

In pratica, però, le cose non stanno così. “Ora nella campagna vaccinale si sta procedendo per gruppi – spiega Geraci -: dagli over 80 alle categorie a rischio. Bisognerà vedere nel passo successivo cosa accadrà, quando si passerà al resto della popolazione come verrà declinata la questione”. Il 4 febbraio scorso le associazioni aderenti al Tavolo immigrazione salute  hanno scritto una lettera al ministro della Salute, Roberto Speranza per chiedere di includere nel piano vaccinale le categorie che rischiano di essere tagliate fuori. E c he rischiano di diffondere contagio, se malati.

“Nel Lazio – rimarca Geraci – abbiamo proposto che considerino tra le priorità nel piano vaccinale regionale la ‘fragilità sociale’, oltre a quella ‘clinica e anagrafica’; includendo quindi i soggetti più vulnerabili, in modo da includerli tutti. Per alcuni, come i senza tetto, non è che li puoi convocare o dire ‘prenotatevi sul sito’’ Per loro è bene aspettare che arrivi il vaccino monodose, così diventerà più semplice vaccinarli. Occorre però programmare già da adesso il piano per queste categorie”.

Ad oggi però un riscontro non è ancora arrivato: “Io però un velato ottimismo ce l’ho – ammette Geraci -. Il rischio è per le persone che hanno una patologia grave, come quelle incluse tra chi viene vaccinato adesso. Il senza fissa dimora che ha una patologia grave può vaccinarsi già oggi, il problema è come segnalare il suo caso. Noi nel Lazio da una settimana abbiamo iniziato a fare segnalazioni alle Asl per inserire alcune persone nel percorso ma non abbiamo ancora avuto indicazioni, siamo in attesa”.

I numeri parlano chiaro. Gli irregolari sul territorio nazionale sono circa 500mila (stando ai dati Ismu al primo gennaio 2020 si parla di 517mila, -8,0% rispetto alla stessa data del 2019). “Ma potrebbero essere di più. Perché vanno aggiunte quelle persone che ad esempio hanno fatto la sanatoria ma non hanno ancora il codice fiscale e sono molti: parliamo di 200-300mila persone, e con questi numeri ci si avvicina alle 800mila. Questi 200-300mila è come se fossero in una specie di limbo per cui non sono più irregolari ma non sono ancora pienamente regolari. Quindi possono avere dei problemi dal punto di vista amministrativo”.

Dal punto di vista giuridico, spiega invece all’Adnkronos l’avvocato di Asgi Marco Paggi, “secondo le norme del Testo unico sull’immigrazione anche gli extracomunitari irregolarmente soggiornanti avrebbero diritto di accesso a tutte le cure urgenti ed essenziali. L’articolo 35 del testo unico, in particolare, prevede che siano garantite anche la prevenzione, la profilassi e la cura delle malattie infettive e diffusive”.

Dal punto di vista pratico, però, “non c’è un modo per accedere alla prenotazione del vaccino – spiega l’avvocato – alla prescrizione dei tamponi per queste categorie. Ad esempio il sito della Regione Puglia per la prenotazione telematica del vaccino richiede la tessera sanitaria o il codice fiscale, che ovviamente un irregolare non ha. Allo stesso modo, un italiano senza fissa dimora non iscritto al’anagrafe e senza tessera sanitaria non può accedere alla prenotazione del vaccino”.

Paggi fa presente la gravità della situazione: “ci sono interessi di salute collettiva che dovrebbero essere considerati prevalenti a prescindere dall’orientamento politico. Dopo la segnalazione tramite lettera al ministro della Salute ora stiamo avanzando richieste specifiche alle Regioni, visto che dal governo ancora non è arrivato un riscontro. Il ministro Speranza ha dichiarato che anche gli irregolari avranno accesso” ai vaccini; “ma ad ora non ci sono misure concrete per permettere loro di aderire a questo diritto riconosciuto”. E finché c’è Speranza, dubitiamo che arrivino misure tempestive. Intanto la minaccia alla salute pubblica aumenta.

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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