Secondo la scrittrice ucraina Oksana Zabužko, il Cremlino ha programmato l’invasione studiando i manuali del Kgb

L’Ucraina e la sua lotta per l’indipendenza dall’ingombrante vicino bolscevico, sovietico e oggi russo è il tema che affronta la scrittrice ucraina, Oksana Zabužko, nel recente saggio edito da Einaudi  Il viaggio più lungo.

Oksana Zabužko è una delle più importanti scrittrici del suo paese, autrice di romanzi, saggi letterari e raccolte di poesie. In Italia fino ad oggi era stato pubblicato solo il suo primo romanzo Sesso ucraino: istruzioni per l’uso del 1996, mentre colpevolmente non aveva ancora trovato un editore la sua opera maggiore Il museo dei segreti abbandonati del 2009, che è ora in corso di traduzione sempre per Einaudi.

In questo libro la protagonista è impegnata nella scoperta del passato della nazione e della sua stessa famiglia, occultato dalla storiografia sovietica. Non trovando gli archivi necessari, decide di far affidamento sui propri ricordi e quelli dei parenti o testimoni, su conversazioni casuali e speculazioni e persino sui sogni, per mettere insieme i tasselli di una storia tragica, partendo dalle vicende che coinvolsero l’Ucraina nella Seconda guerra mondiale.

In particolare, tocca l’argomento dell’esergbgcito insurrezionale ucraino attivo nel paese negli anni ’40 e ’50. Demonizzato e zittito dalla storiografia sovietica l’Upa fu l’esempio più impressionante di resistenza popolare al potere comunista in tempo di guerra e nell’Europa post-bellica.

Avevo scoperto Il museo dei segreti abbandonati in un libro dello studioso di storia e cultura Ucraina Giuseppe Perri che ne citava alcuni passaggi. Attendo di poterlo leggere, ma un brano riportato mi aveva colpito in quanto, pur riferendosi alla precedente invasione sovietica, è emblematico della volontà e della determinazione del popolo ucraino: «Questa guerra non fu combattuta soltanto da gente in armi, ma fu combattuta dalla terra stessa, fiera ed implacabile, ogni suo bosco e poggio, ogni cosa viva. (…) Ogni recinto, ogni gulch, ogni pagliaio resistette.

Mai prima quella terra aveva conosciuto una guerra come questa. Persino l’eterna, bovina pazienza e sopportazione dei contadini (…) fu improvvisamente transustanziata, come acqua in vino, in qualcosa con un più alto, rischioso obiettivo».

La ricostruzione del rapporto intercorso tra Russia e Ucraina dall’indipendenza del 1991 alla drammatica situazione odierna, oggetto de Il viaggio più lungo si collega direttamente al substrato di approfondimenti e acquisizioni espressi in forma narrativa ne Il museo dei segreti abbandonati.

Partita da Kyïv per una serie di presentazioni editoriali in Polonia proprio il giorno prima dell’invasione russa del suo paese, la scrittrice è rimasta bloccata all’estero, affrontando per giorni le domande dei giornalisti che, di fronte al ritorno della guerra in Europa, non erano in grado di determinare la reale partita in gioco. A quegli interrogativi risponde ora con il libro pubblicato in edizione originale dopo pochi mesi dallo scoppio della guerra.

Ne Il viaggio più lungo Oksana Zabužko illustra come immediatamente dopo l’implosione dell’Urss e la raggiunta indipendenza dell’Ucraina, in Russia si sia cominciato a «lavorare» per la ricostruzione di uno spazio imperiale simile a quello sovietico e per tentare di ricondurre la nazione Ucraina allo status di colonia.

Spiega come gli strateghi del Cremlino, seguendo le fasi illustrate nei manuali del Kgb (oggi Fsb), abbiano svolto una paziente opera di demoralizzazione e destabilizzazione della società Ucraina, accompagnata dalla disinformazione verso l’estero, proseguita nel 2014 dal tentativo di spezzarne artificiosamente l’unità nazionale, attraverso l’azione di militari travestiti da «attivisti filo russi».

Un tentativo sventato dalla popolazione scesa in piazza a Kyïv e nelle principali città del Paese. All’estero sono arrivati ai media soltanto gli eventi di Euromajdan, mentre non è stata «notiziata» la resistenza della popolazione di Charkiv, di Odessa, di Cherson, di Mykolajiv o di Zaporizzja, nomi di località che oggi  sono diventate tragicamente familiari, ma che prima dello scoppio della guerra erano sconosciute alle opinioni pubbliche europee.

Al fallimento della presa delle città seguì l’occupazione della Crimea e l’invio di armi pesanti e soldati nel Donbass per quella che possiamo definire l’invasione «parziale» del paese, anticipazione del tentativo putiniano in corso di «farla finita» con l’Ucraina.

Molto interessanti sono le osservazioni della scrittrice, che non anticipiamo al lettore, sulla psicologia vetero sovietica dei russi con le sue fallimentari conseguenze, contrapposta alla maturità della società civile ucraina.

L’Ucraina, scrive Oksana Zabužko, ha scelto di esistere: «Indipendentemente da quale sia il nome del leader del paese − Turčynov, Porošenko, Zelensky, o chi verrà in futuro −, non sarà mai in grado di cancellare o di mettere in discussione questa decisione: perché non ne avrebbe il potere».

Pubblicato da edizioni24

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