Scanzi sembra una belva con la bava alla bocca: “Ubriaco chi ha votato la Meloni, il suo governo una schifezza”

Andrea Scanzi e l’insulto come unica idea-base per attaccareGiorgia Meloni e (s)parlare di politica. Sul Fatto quotidiano in edicola oggi, 25 ottobre, l’editorialista firma un trattato con la bava alla bocca sulla (presunta) “goffagine” del presidente del Consiglio. Che oggi parlerà alla Camera per ottenere la fiducia. Il suo è uno sbertucciamento bilioso. “Durante le consultazioni, e più ancora quando ha ricevuto subito dopo, Meloni ha esibito una goffaggine da esordiente che l’ha resa per una volta umana; e lontanissima dalla “violenta coattaggine” che ha spesso verbalmente ostentato sui palchi di tutta Italia (e Spagna)”, Già l’incipit è squallido anche se non originale. La “coattagine” è terreno privilegiato di quell’altro gentiluomo di  Francesco Merlo, che per primo la usò su Repubblica e tutt’ora nella sua rubrica di lettere persevera nel definirla in questo modo indegno e irrispettoso. Il pezzo sulle “pastarelle” e lo spumante Riccadonna per festeggiare in famiglia schizza classismo da tutti i pori.

Scanzi continua a sbeffeggiare: “Durante la lettura dei ministri ha invertito due caselle, si è confusa, ha inciampato sulle parole. Un mezzo disastro; peraltro inusuale per una che in pubblico sa parlare eccome (al di là deidecibel pesciaroli e della dizione trucida)”. Ancora: ” Anche al giuramento e al passaggio della campanella, Meloni ha continuato ad avere stampato in volto quel sorriso stralunato e quasi “ubriaco” che è tipico delle gioie più pure. Questo dominio dell’imbarazzo sulla tracotanza, fatto assai inedito in un politico, è il vero punto a favore che Meloni”. Tutto il resto “è un disastro”, sentenzia Scanzi, che prosegue dando libero sfogo all’insulto.

Contesta che si tratti di un “governo di alto profilo”. E il suo giudizio è un pregiudizio degno del peggior Saviano. “Pensate cosa avrebbe potuto combinare se avesse pure promesso un esecutivo di basso profilo! Probabilmente avrebbe dato un ministero a cani e porci: (più di quanto non abbia già fatto a questo giro, verrebbe quasi da pensare). L’unico nome “alto” è il Ministro della Salute. Tutti gli altri sono un mix di draghismo, melonismo, berlusconismo e salvinismo. Non è solo colpa di Meloni, perché la classe dirigente italiana di destra-centro è questa roba qua, ma lei non ha fatto nulla per alzare il tiro”. La dolce ebrezza del dubbio degli esseri pensanti non lo sfiora minimamente: chi non ricorda che veniamo da un esecutivo fatto di Bianchi, Di Maio, Lamorgese, Speranza e Azzolina. Non c’è paragone con le scelte operate da Giorgia Meloni per il nuovo esecutivo. A Scanzi “rode”, evidentemente  – e a tanti come lui- che sia tornato un governo politico, che esprime le sue idee politiche. Che non sono le sue. Per Scanzi è troppo difficile entrare nel merito delle scelte e preferisce la via breve e a lui più congeniale: l’invettiva cattiva.

Come giudicare altrimenti le paroline dedicate a Gennaro Sangiuliano? “La scelta alla Cultura (ahahahah). Per giorni si era fatto il nome di Giordano Bruno Guerri. Che sarebbe stato dignitosissimo, e poi è arrivato l’ex direttore del Tg2 Sangiuliano. Ciao core”. Anche in questo caso Saviano docet. Era stato lui il primo ad esprimersi in termini vergognosi sul neo ministro della Cultura. Poi arriva il punto più ridicolo: “Meloni ha confermato esablishment e draghiani in tutti i ruoli chiave. A conferma del suo non essere minimamente nuova ma null’altro che una variante nerastra dell’eterno gattopardismo italico”. Un’accusa infame se non fosse ridicola. Che testimonia l’ignoranza politica che Scanzi ha del percorso di Giorgia Meloni e di FdI, dal 2013 ad oggi. Parlare di gappardismo è grottesco. Proprio per la sua coerenza gli italiani l’hanno scelta. E il sondaggio di appena 12 ore fa Swg la dà in aumento di quasi un punto. Un balzo straordinario.

Ma anche qui arriva il veleno di Scanzi e l’offesa a una buona fetta di italiani: “Chi l’ha votata per “cambiare” o era molto ubriaco o un po’ scemo. O semplicemente in malafede”. Un’offesa che gli elettori rispediscono tranquillamente al mittente. Freni innibitori saltati, libero sfogo a a una rabbia incontenibile: “Meloni ha cioè promosso gli “scarti” di Berlusconi. Wow! La sola idea di avere (ancora!) al potere gente come Calderoli o Santanchè fa un po’ pena e un po’ ribrezzo”. Prosegue nell’affibbiare epiteti ingiuriosi e fuori ciontrollo.  Il dicastero dato alla Roccella “non è solo l’obolo meloniano all’elettorato più retrogrado: è anche un premio di Donna Giorgia a chi la pensa come lei”. Scanzi ha mai visto la scelta di minitri che la pensino in modo oppodto al premier? “Potrei andare avanti a lungo, ma mi fermo qui. Il governo Meloni è una conclamata schifezza politica”. Squallore.

Pubblicato da edizioni24

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