Rai, la teoria di Sangiuliano è valida: troppi grandi della cultura sono stati cancellati. È ora di riscoprirli

La dichiarazione del ministro Gennaro Sangiuliano sulla necessità che la Rai recuperi grandi figure storiche e culturali non assimilabili alla sinistra ha scatenato polemiche. Come se il ministro, peraltro citando Montanelli e Fallaci, avesse detto una bugia. Dal dopoguerra in poi sappiamo che il mondo della sinistra ha attuato l’opzione gramsciana, tralasciando una grande fetta di cultura che, dal fascismo al mondo democristiano, è stata del tutto ignorata.

Non citerò D’Annunzio e Pirandello, la cui grandezza oggi è celebrata da un nuovo film, né Giovanni Gentile, che resta maledetto per le sue simpatie pur essendo stato, insieme a Croce, il più grande filosofo del secolo passato. Parlerò di alcuni esempi, del tutto ignorati dalla Tvdi Stato. Augusto Del Noce, straordinario pensatore cattolico, è uno di questi. Giuseppe Berto,autore del romanzo più bello del Novecento italiano insieme a La coscienza di Zeno, è un altro scrittore completamente vittima dell’oblio pubblico. E che dire di Guareschi e della sua genialità? Giuseppe Prezzolini, anarchico conservatore che col fascismo ruppe di brutto, o Leo Longanesi,immenso rappresentante di una cultura targabile di destra, completano un quadro che potrebbe comprendere altri pensatori non allineati. Curzio Malaparte, Berto Ricci, Ardengo Soffici i cui romanzi non hanno avuto trascrizioni televisive.

C’era l’obiettivo di una pedagogia di Stato, appaltata a un pensiero unico, della quale anche la stessa Dc era vittima. Se guardiamo alla narrazione del Novecentoscopriamo il poco spazio dato ai grandi crimini commessi dai regimi comunisti o alla fatica con cui sì è dovuta affermare la celebrazione delle vittime delle foibe. La cultura è un patrimonio comune di ogni nazione. Marinetti o Carrà non sono pittori dì destra, ma grandi pittori italiani. Lo stesso vale per Pasolini(anch’egli vittima di censura) o per Calvino, Gadda, Montale, Ungaretti, Quasimodo e altri ancora. La conciliazione nazionale passa anche attraverso la condivisione del nostro patrimonio culturale. Che non deve avere colori o meglio deve avere quelli della nostra bandiera.

*Deputato di Fratelli d’Italia

Pubblicato da edizioni24

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