Parolisi nella bufera, gode. L’ira della famiglia di Melania Rea: “La sua vita vale solo 12 anni di carcere?”

“Quando ho visto l’intervista ho pensato, e lo farò, di comunicarlo al magistrato di sorveglianza perché trovo singolare che lui, essendo un detenuto in permesso premio, possa rilasciare interviste. Parolisi, nonostante abbia fatto 12 anni di carcere, continua a mentire come aveva fatto prima di essere arrestato. Temo che la detenzione questo aspetto non lo abbia migliorato”. L’avvocato Mauro Gionni, legale della famiglia di Melania Rea, commenta così all’Adnkronos l’intervista rilasciata da Salvatore Parolisi  a ‘Chi l’ha visto?’ durante un permesso premio. L’ex caporal maggiore dell’Esercito, condannato in via deginitiva per l’omicidio della moglie, si è detto ancora una volta innocente.

s’infuria

“Rabbia. Questo ho provato, da fratello di Melania ma anche da uomo, vedendo l’intervista a Salvatore Parolisi. Rabbia per quello che è stato e per quello che è, sebbene il personaggio non mi faccia ormai più né caldo né freddo, e non meriti niente. Io voglio solo giustizia, la continuo a cercare e farò di tutto per averla”, dice all’Adnkronos Michele Rea, fratello di Melania.

“La prima cosa che appare errata giuridicamente – spiega invece l’avvocato Gianni – è che non è che se uno prende 20 anni è innocente: uno prende 20 anni perché colpevole oltre ogni ragionevole dubbio. Non ha preso l’ergastolo solo perché all’epoca le norme erano diverse. Era consentito fare l’abbreviato, contrariamente a oggi, non era poi prevista l’aggravante del rapporto di coniugio, introdotta dopo il 2018, e poi perché gli fu contestata una unica aggravante (non anche i futili motivi né la premeditazione) e cioè la crudeltà che però cadde in Cassazione, secondo noi erroneamente, perché fu crudele uccidere la madre che sapeva della presenza della figlia sul posto e non sapeva neppure che fine avrebbe fatto. Non era solo una questione di numero di coltellate che possono non incidere se l’arma è piccola e i fendenti servono per uccidere”.

E ancora: “Sul contenuto non giuridico, sulle sue questioni sentimentali, ne ho fin sopra le scatole. Ha detto che Melania era assente – dice l’avvocato Gionni – ma se una giovane donna sta sola e deve partorire, da chi va se non dalla mamma? Se avesse detto che aveva piacere a tradirla, avrebbe fatto più bella figura da uomo. Non diamo giudizi morali, ma qui si tratta di sciocchezze. Speravo che dodici anni di detenzione avrebbero visto maturarlo, mi spiace prendere atto del contrario. Non è vero che dava a Melania 500 euro, le dava il necessario per fare la spesa e basta. Ed è emerso processualmente che non potesse neppure comprarsi le sigarette né avere un’auto per gli spostamenti. Raccapricciante, oltretutto, che tutti i suoi doveri coniugali fossero adempiuti con la falsa affermazione che lui dava a lei 500 euro”.

“Temo che gli assistenti che stanno esaminando il suo percorso non se ne siano accorti, che non abbiano compreso il mancato risultato del percorso riabilitativo – conclude il legale della famiglia Rea – e questo lo trovo grave. Poiché chi dà i permessi premio si basa sulle affermazioni degli educatori, temo sia loro sfuggito che quello di Parolisi non sia giunto al punto tale da meritare permessi premio per quello che continua a fare, mentire. Dovrebbe almeno avere il buongusto, non dico di riconoscere la propria responsabilità, non lo ha mai fatto, ma di evitare di aggiungerci sciocchezze che aveva già fatto in precedenza e che continua a fare”.

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