Di Maio, se lo conosci bene e a fondo, lo eviti: la sua sigla è sotto l’1%. 5S in salute da quando è andato via. Sono quei personaggi che dopo un po arrecano solo danni

C’è il doppio brodo Star della pubblicità e c’è il doppio effetto-Di Maio segnalato dai sondaggi. Il primo, positivo, rallegra il M5S, tornato a vedere il “più” dopo mesi di segno “meno” nelle rilevazioni, e l’altro, iper-negativo, che angoscia proprio la sigla del titolare della Farnesina, inchiodata ad uno striminzito 0,8 per cento. Risultato: il ministro degli Esteri porta più male che bene. Se ne stanno accorgendo anche nel Pd che, impalmandolo, ha celebrato le classiche nozze coi fichi secchi. E sì, perché se la percentuale di Impegno civico(questa la denominazione dell’anemica sigla di Di Maio) resterà sotto l’uno, i suoi voti andranno a rimpolpare il bottino elettorale del centrodestra.

Un pessimo affare per Enrico Letta, più che ottimo per Di Maio che in compenso ci ha guadagnato la candidatura in un collegio napoletano di discreta sicurezza. C’è incertezza se in questo sia stato lui più abile di Totò quando vendette a la fontana di Trevi o Letta più sprovveduto di Decio Cavallo, l’incauto acquirente del fontanone romano. Nel dubbio al Nazareno sono già corsi ai ripari e c’è già chi ha suggerito di replicare l’escamotage tentato con successo anni fa con la lista Dini, che riuscì a toccare la fatidica soglia solo grazie all’efficienza del soccorso rosso.

Questa volta però il Pd potrebbe non avere troppa voglia di improvvisarsi donatore di sangue. Oltre a quello pompato per tenere artificialmente in vita (politica) Di Maio, c’è infatti quello versato in favore di Bruno Tabacci, anche lui sistemato in un collegio niente male della cintura milanese. In cambio i due non hanno portato nulla di quel che avevano promesso: non un sindaco (ricordate il duo Sala&Tabacci?), non un pezzetto di territorio e, infine, neanche un voto. Il conto è tutto a carico della Ditta di bersaniana memoria. Paga Letta, finché dura.

Pubblicato da edizioni24

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