Daniele: “In un Paese che non investe e che produce povertà, Briatore riesce a pagare i suoi camerieri più di un insegnante”

By Gaetano Daniele

Ed è proprio così. Un cameriere, grazie a Flavio Briatore, guadagna più di un insegnante e di un medico di pronto intervento. Ancora una volta, l’imprenditore italo-monrgasco, mortifica la politica di sinistra. Perché di sinistra? Semplice. Perché gli stipendi degli statali sono fermi al palo da oltre 30 anni, e negli ultimi 7 anni siamo rappresentati da una sinistra apparentemente in difesa dei lavoratori. In Italia i salari sono bassi anche perché produciamo poca ricchezza. Tutti i lavoratori italiani sono pagati mediamente meno dei loro corrispettivi nelle altre economie avanzate europee.

Ci sono medici che da noi vengono sfruttati con guardie e gavetta malpagata mentre a 3/400 chilometri verso Nord sono assunti con uno stipendio che gli consente subito di vivere dignitosamente. Ingegneri cui offrono uno stage a 700 euro che oltre Manica vengono assunti con un pacchetto poco sotto i 50.000 (cinquantamila) euro, stock option incluse.

Molti italiani si accontentano. Poi arriva la ragazza napoletana che rifiuta un lavoro full time a 280 euro e scoppia il caso, che politici e commentatori non colgono, o fanno finta, puntando il dito alla soluzione semplice che non risolve: aumentare per legge il salario. Non funzionerebbe, ma produrrebbe effetti: portare voti e magari spostare un certo numero di contratti fuori dalla legalità. Il legislatore deve accettare, una volta e per tutte, che non può creare posti di lavoro e retribuzioni. Può solo, anzi deve, creare le condizioni in cui l’impresa voglia e possa produrre ricchezza per la quale serve manodopera qualificata. Finché ci saranno meno lavori che lavoratori, questi saranno sempre pagati il minimo sindacale e ci sarà sempre, in fondo alla fila, chi propone e chi accetta condizioni peggiori.

Si dovrebbe andare presso quel negoziante che aveva fatto la proposta alla ragazza di Napoli, per scoprire se magari qualcuno che aveva più bisogno non abbia accettato.

Quella è la vera tragedia, perché trasuda povertà. Poi, invece di consolarci che sia stata la cattiveria a spingere il datore a offrire quel compenso umiliante, per lui oltre che per la ragazza, dovremmo approfondire. Chiederci perché uno arriva a offrire tanto poco e perché alla fine qualcuno che accetta lo trova. Scopriremmo sì che c’è disperato bisogno di guadagnare, per poco che sia, ma scopriremmo pure che quell’attività produce poco reddito, perché la sua clientela spende poco e paga meno. Senza andare fuori dai confini, tutti sappiamo che un’attività qualsiasi, dal bar all’avvocatura, a Verona produce più ricchezza che a Boscotrecase. Abbiamo sentito parlare di gabbie salariali, no?

Significa che certe zone sono meno care, ergo meno ricche: l’economia è un circolo. Tranne quando i soldi non li mette il mercato ma lo Stato, che notoriamente non ne conosce il valore perché preleva tutti quelli che gli servono direttamente dal contribuente. Se non produci ricchezza, produci povertà. E se produci povertà non puoi permetterti il lusso di puntare il dito. Ci hanno insegnato, a chiacchiere, che è meglio la pace che la guerra, l’amore che l’odio, il lavoro al malaffare. Ma dovrebbero dare l’esempio. Come? Almeno tacendo. Perché avviene l’esatto contrario.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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