Covid, l’allarme dei psichiatri: basta dire “lo prenderemo tutti” e paragonarlo alla peste, questo modus operandi ci rende ansiosi

Basta dire «tanto lo prenderemo tutti». E pure fare paragoni con peste e guerre: non si fa altro che alimentare ansia e angoscia. Che aumentare il rischio di sprofondare nell’ipocondria. Sono refrain dannosi e inutili che, oltretutto, nel fomentare preoccupazioni e paure, inducono a fare test e controlli ingiustificati. E, soprattutto, ad allontanare una visione positiva della situazione, finendo per vedere la luce in fondo al tunnel della pandemia sempre più lontana e irraggiungibile…L’ultimo allarme legato al Covid – e ai segni che può lasciare –  arriva dagli psichiatri. Che, nel delegittimare ansie legate più alla comunicazione sulla pandemia che alla sua virulenza, ne fanno una questione anche lessicale.

E allora: «Tanto la prenderemo tutti», o almeno uno su due come prospetta per i prossimi mesi in Europa la stessa Organizzazione mondiale della sanità. Il refrain che rimbalza nei discorsi fra amici e parenti, ma anche tra sconosciuti in coda davanti alle farmacie per “tamponarsi”, al di là del realismo che gli si potrebbe riconoscere, nasconde dei rischi secondo gli esperti della Società italiana di psichiatria (Sip). «Dire che il Covid ci sta trasformando in una società di malati non è vero. Ma di ipocondriaci è un pericolo concreto», avvertono i co-presidenti Sip Massimo di Giannantonio ed Enrico Zanalda. I quali, tanto per cominciare, ne fanno appunto una questione lessicale. Tanto che tuonano: «Basta fare riferimento ai grandi fenomeni del passato come la peste. La Spagnola. O la Prima Guerra mondiale», esortano gli specialisti. Invitando anche a ridurre i test ingiustificati e a non parlare solo di paure, ma a coltivare una visione per quanto possibile positiva.

«Il fatto che ogni giorno possiamo scontrarci con un problema sanitario che ci riguarda personalmente o indirettamente – osservano di Giannantonio e Zanalda – è ormai presente nel vissuto di tutti noi. Ma rischia di alterare e condizionare la percezione della malattia. Interpretando in modo esagerato sensazioni di pericolo e malessere, con importanti ripercussioni dal punto di vista psichico».

Si sta ponendo un gigantesco problema di vissuti – ragiona di Giannantonio –. Siamo tutti sottoposti a un continuo stress generato dal pensiero del rapporto con la malattia, con se stessi e con gli altri, come potenziali veicoli di infezione e contagi. Ormai gli italiani sono chiamati tutti a farsi un’auto-testing sul proprio corpo e basta uno starnuto a insinuare il dubbio di essere contagiati. Tutto questo fa crescere la paura di ammalarsi, che può diventare un elemento fuori controllo. E rendere le persone eccessivamente vulnerabili alla percezione del rischio potenziale. Anche a fronte di situazioni reali, dove il rischio non c’è».

E allora, per contrastare l’ipocondria, accanto al percorso di cura specialistico nei casi più gravi, secondo la Sip «è necessario adottare alcune strategie utili nella quotidianità. Alcuni accorgimenti possono concorrere a disinnescare l’escalation nelle manifestazioni compulsive dei sintomi. E a ridimensionarne il peso», evidenziano gli esperti. Quindi il primo consiglio è smetterla di evocare emergenze sanitarie o belliche che furono, perché «questo modo di parlare agli italiani rischia di rendere le persone più sensibili – ammoniscono gli esperti di settore – invece di responsabilizzare e rendere più attivi i comportamenti che possono limitare la diffusione del virus». Infine, gli psichiatri ritengono «fondamentale evitare di parlare solo di malattie e timori. Perché ciò non fa altro che alimentare l’ansia, e ridurre i controlli diagnostici superflui e ingiustificati».

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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