Loggia Ungheria, Amara, Greco e Csm: tutto quello che c’è da sapere

“Ai pm rispondo nessuna impunità“, aveva avvertito ieri la ministra Marta Cartabia, ospite di un forum sulla Giustizia nella redazione di Repubblicaproprio mentre lo spinoso caso Amaraprendeva una piega imbarazzante con l’avviso di garanzia , firmato dai magistrati della Procura di Brescia, territorialmente competenti, recapitato al capo della Procura di Milano, Francesco Greco, con l’accusa di aver volutamente ritardato di 5 mesi le indagini sulla presunta Loggia Ungheria.

E ora quelle parole della Cartabia, rivolte alla nuova riforma della Giustizia,finiscono per riverberare sul caso Amaraperché se il principio di “nessuna impunità” è valido per tutti i cittadininon si capisce il motivo per il quale non dovrebbe essere altrettanto valido per tutti i magistrati. E non solo.

Ecco, allora che, inevitabilmente, il pensiero corre a quanti, dentro e fuori dal Csm, sono rimasti inzaccherati dal caso Amara, quelli che hanno letto la copia in word dei verbali dell’ex-consulente legale dell’Eni, quelli che hanno saputo da Piercamillo Davigo(anche lui indagato), direttamente o per interposta persona, delle lamentele del pm Paolo Storari (anche lui indagato) sui ritardi nell’indagine per accertare se l’avvocato Pietro Amara (anche lui indagato) avesse detto la verità o meno sulla Loggia Ungheria.

Se “nessuna impunità” è la parola d’ordine della futura Giustizia italiana, gli atti della magistratura e di quanti indagano sulla vicenda Amara non possono che essere conseguenti.

Davigo ha spiegato di aver parlato della vicenda con il Procuratore Generale della Cassazione, Giovanni Salvi. Che, ora, ha avviato un procedimento contro il pm Storari.
Per lui, indagato a Brescia e sotto procedimento disciplinare al CsmSalviha chiesto ai consiglieri di palazzo dei Marescialli il trasferimento d’ufficio in via cautelare. Insomma va cacciato da Milano.

Salvi era dunque a conoscenza della spinosissima vicenda Amara e di tutti i veleni che si portava dietro.

Ma Salvi non è certo l’unico a cui Davigoha svelato un segreto che, invece, doveva restare tale.

Davigo ha ammesso di averne parlato anche con Davide Erminivicepresidente del Csm, renziano di ferro.

Il 5 maggio scorso, poi, di fronte ai colleghi della  Procura di Roma che lo sentono a sommarie informazioni testimoniali – ancora non è indagato a Brescia assieme a Storari per rivelazione di segreto d’ufficio – Davigo fa mettere a verbale un’altra bomba: “A maggio 2020 il vicepresidente del Csm, David Ermini, mi disse di avere informato il presidente della Repubblica“. Cioè Sergio Mattarella. Che è presidente del Csm.

La domanda a questo punto ovviamente è: “nessuna impunità” vale per chiunque?

Pubblicato da edizioni24

Sito a cura di Rita De Marco dal 07/09/2021. Rita De Marco è una studentessa di Napoli, aspirante giornalista, fashion Blogger. Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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