Crisi di governo, Daniele: “Letta sembra la brutta copia di Clint Eastwood, ha sparato tutte le cartucce prima del tempo, e nonostante non ne abbia azzeccata una, senza essere eletto è alla guida del governo”

By Gaetano Daniele

Quando prestavo servizio quale volontario nell’Esercito Italiano,, c’era un comandante che mi diceva sempre: “Non sparare mai tutte le cartucce che hai, fai in modo che quelle che spari appaiano le ultime, e mandale anche fuori bersaglio. Così, il nemico crederà di averti in pugno. Abbi pazienza. E colpisci solo al momento giusto, noi del 9° non facciamo prigionieri”. Ecco, Enrico Letta, ha fatto l’esatto contrario. SI è bruciato tutte le cartucce prima del tempo. Non ha saputo aspettare.

Tutti se la prendono con il M5S che ha osato non votare la fiducia a Draghi, pluri-celebrato dai salotti buoni, dalle consorterie, dalla Goldman Sach’s, dalle borse, dal Vaticano. Il pizzicagnolo del Tuscolano se potesse lo metterebbe sotto con la macchina, ma questo non fa statistica. Nessuno fin qui ha detto che un partito che ha perso le elezioni politiche del 2018, falcidiato pure da una scissione, non pago di trovarsi miracolosamente al governo, e vuole pure comandare detrando regole. Quelle regole che valgono solo per gli altri. Un po alla Don: “fai quello che dico io ma non quello che faccio”. Sembra il doppio gioco di un politico “Responsabile di settore” che mentre accusa gli alleati di essere freddi e insensibili nelle esigenze dei cittadini poi li difende quando nessuno li sente. O almeno credeva. Il tutto pur di arrivare a maturare quella pensione sulle disgrazie della povera gente. Si vede che non aveva fatto il militare, peggio aver servito il 9°. Chissà cosa avrebbe detto quel comandante.

Avere la pistola fumante non sempre vuol dire aver fatto centro.

Il Pd, anzi, il PdP, Partito del Potere, acronimo anche di Paperon de Paperoni. Il partito dei soldi e dell’establishment. Quello praticamente che ha i voti di tutta la gente che ha sistemato. E dei familiari stretti che beneficiano delle posizioni acquisite. E mi quereli pure. Ormai ho l’abbonamento. Non ha un voto di piùi. Cooperative sociali incluse che attendono come scimmie un rinnovo con la rielezione del padrone. Solo che questa volta devono fare un voto alla Madonna di Lourdes.

Il governo Draghi era nato per fare le riforme necessarie a meritarsi i cospicui fondi europei. Per segnare la ripresa dopo la crisi mondiale della pandemia  al Covid. Per mettere a terra il Pnrr. L’invasione dell’Ucraina poi sembrava aver reso ancora più ineludibile la necessità di un governo di ‘unità nazionale. Almeno queste era le giustificazioni addotte per vedere insieme il diavolo e l’acqua santa. Quello che nessuno aveva previsto, però, era l’arroganza senza limiti del Pd. Ma che a detta loro gli arroganti erano coloro i quali la verità dei loro fallimenti gliela spiattellava in faccia con modestia ed umiltà.

Ed ecco partire la campagna sul Ddd Zan. Primi barcollamenti. È vero che altri dall’emisfero destro della coalizione di governo hanno timidamente attaccato il reddito di cittadinanza. A più riprese. Non ritenendolo lo strumento giusto per combattere disoccupazione e povertà. Ma un conto sono le esternazioni. Altro conto le leggi portate in Parlamento. La legge Zan si è fermata a un passo dall’approvazione. La prosopopea del PdP però non ha limiti. Ed ecco atterrare in aula la legalizzazione della droga. Anche questa legittima, per carità, ma con un governo politico sostenuto da una maggioranza omogenea che più che omogenea sembra un orgiia.

Ma l’elenco non è finito. Segue la cittadinanza facile per gli immigrati, fermata anch’essa in zona Cesarini. Il colpo di grazia per il M5S è stato l’inserimento nel decreto Aiuti dell’inceneritore di Roma. Una cambiale che il PdP doveva pagare per patti elettorali stretti con noti ambienti economici. Episodio che non solo sta fuori dagli accordi di governo. Ma sta fuori anche dagli accordi europei sul trattamento dei rifiuti e l’economia circolare. Insomma avviandomi alla conclusuone, Letta non si accontenta di aver rimesso il suo partito al governo, vuole fare l’autarca.

A questo gioco di ‘chi ce l’ha più duro’ ha invero partecipato anche il totem Mario Draghi. Risentito dal cattivo esito della sfida quirinalizia. Ha iniziato a menare fendenti su balneari, ambulanti, imprese edili e tassisti. A questo punto, con Lega e Forza Italia totalmente in bambola, i 5Stelle hanno mangiato la foglia. E si sono detti ‘mbè, a questo punto battiamo anche noi i piedi per terra. E hanno preteso  l’espulsione dell’inceneritore dal decreto. Ma si è levato un coro compatto di no. Gualtieri e i suoi accordi romani andavano difesi fino alla morte. Ce lo chiede l’Europa?… Anche no, ci chiede il contrario.

La conclusione è un affresco degno di un western. C’è una pistola fumante sul luogo del delitto. Ed è quella di Enrico Letta. Non l’ha fatto apposta, non voleva cadesse il governo, ma l’ha fatto. Gli è andato troppe volte il dito sul grilletto (o sul grillino?) e alla fine è partito un colpo. È il riflesso condizionato dell’arroganza “vera” con la quale da decenni la sinistra muove i fili della società. Vogliono comandare. Non sanno stare all’opposizione perché si sentono troppo ‘giusti’. Affiancati al trono dell’Altissimo. Speriamo non gli parta un colpo per sbaglio anche verso di Lui……Ale’

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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