Migranti e Ong, Piantedosi stronca la sinistra: “Predicano la solidarietà, poi quando devono accogliere”…

La stampa lo ha definito uno dei ministri più attivi, ma quando il giornalista di Repubblica che lo intervista glielo fa notare, Matteo Piantedosi si schernisce e ribatte: semplicemente, «mi ritrovo pienamente nelle parole del presidente Meloni: nel governo c’è un clima costruttivo e collaborativo». Del resto, come sottolinea il titolare degli Interni in un altro passaggio, «parlano i fatti». E i fatti ci dicono che, dal suo ufficio al Viminale, con il decreto-rave appena approvato dalla Camera. E quello immigrazione appena varato dal Consiglio dei ministri, il ministro guarda già all’agenda 2023 che si apre ufficialmente domani. Agenda che, proprio sul tema dei flussi di migranti e delle Ong, ha intessuto dal minuto dopo l’insediamento del nuovo esecutivo, una rete a maglie strette di progetti e iniziative mirate a regolare il traffico di scafisti e trafficanti di esseri umani e ad arginare il dramma delle morti in mare.

«Il governo – spiega allora a Repubblica Piantedosi – vuole attuare una politica sui Paesi di origine e transito dei flussi migratori che possa portare al progressivo svuotamento dei centri in cui finiscono le persone che partono dal Subsahara e dalle altre parti del mondo con il miraggio di imbarcarsi sulle coste africane. È un programma ambizioso che richiede tempo. Siamo in carica da due mesi e ci lavoriamo con convinzione. I contatti con i ministri dell’Interno dei Paesi interessati sono già attivi. Stiamo programmando a breve una serie di incontri diretti». Da parte nostre, nel frattempo, come rileva opportunamente il numero uno del Viminale, «i salvataggi nel Mediterraneo, come dimostrano i dati, sono effettuati soprattutto dalla nostra Guardia di Finanza e dalla nostra Guardia Costiera. Si tratta di oltre il 43% delle persone sbarcate nel corso del 2022 mentre il resto sono per la gran parte arrivate autonomamente».

Dati. Numeri. Fatti concreti su cui, a stretto giro Piantedosi sottolinea anche: «Trovo singolare il ragionamento che tende a dire che le Ong hanno un ruolo statisticamente marginale nel portare i migranti nel nostro Paese. Per poi dire che senza di loro i migranti sono destinati a morire in mare. I naufragi. Le tragedie in mare. E le presenze in Libia, si riducono solo se si agisce sul fronte delle partenze irregolari: impedendole. Infatti, le morti in mare si sono praticamente azzerate quando si sono attuate concrete politiche che hanno dissuaso i migranti dall’ammassarsi sulle coste africane, per poi affidarsi a scafisti senza scrupoli con l’obiettivo di tentare la traversata». D’altro canto, è pure vero che – sottolinea il ministro – «il sistema di accoglienza sul territorio è già al collasso. Stanno andando deserte le gare per assicurare nuovi posti. La possibilità di un’accoglienza adeguata è una questione di dignità delle persone».

E ancora. «Trovo singolare – sottolinea Piantedosi un attimo dopo – che la sensibilità collettiva si fermi al momento dello sbarco. Mentre non c’è attenzione sulla sostenibilità di flussi incontrollati che generano emarginazione». Tanto che, alla sinistra che critica pretestuosamente il decreto appena varato, il ministro replica netto: «Molti predicano la solidarietà e l’accoglienza sulle agenzie di stampa ma poi, quando sul territorio si devono accogliere migliaia di migranti irregolari, tutti condividono le criticità di un sistema senza regole. E questo avviene perché, in un quadro di solidarietà interna, abbiamo deciso di far sbarcare i migranti in tutti i porti italiani e non più soltanto in Calabria e Sicilia, dove le strutture sono sotto stress».

E allora, partenze a raffica, traffico di esseri umani, naufragi, morti in mare e il dramma di profughi in fuga da una guerra: tutto va riformulato e ripensato per scongiurare il peggio e accogliere e integrare al meglio delle possibilità. Per questo, sulle foto del corpo di una bimba morta su una spiaggia libica, il ministro afferma: «Provo profondo dolore per tragedie come queste, che devono assolutamente essere evitate. E questo può avvenire attraverso la gestione dei flussi migratori che devono avvenire esclusivamente in maniera regolare. Pianificata. E sicura. Per chi fugge dalla guerra dobbiamo proseguire con i corridoi umanitari e le evacuazioni: un impegno che l’Italia sta sostenendo insieme alle organizzazioni internazionali e al terzo settore. L’obiettivo – sottolinea Piantedosi – rimane difendere i nostri confini, che sono quelli europei. Contrastando i criminali che si arricchiscono facendo partire soltanto chi paga».

Non a caso, tirando qualche somma, sugli sbarchi il numero uno di Via De Pretis spiega: «Abbiamo già invertito la tendenza all’aumento senza intaccare le attività di soccorso in mare, che sono state garantire efficacemente dalle autorità statali. Gli ultimi due mesi segnano un abbassamento della curva di incremento rispetto all’analogo periodo dello scorso anno: soltanto del 35%, a fronte di un incremento del +59% nei primi dieci mesi di quest’anno. E per i migranti economici: quale soluzione intravede il ministro? «Sono la gran parte. Dobbiamo agire su più fronti».

E a tal proposito precisa: «Da un lato, dobbiamo investire sui Paesi di origine e transito con politiche di sviluppo idonee a garantire il diritto a non emigrare per avere una vita migliore. Giorgia Meloni fa benissimo a sostenere la realizzazione di un Piano Matteiin favore dei Paesi africani per migliorarne il tessuto economico e sociale. Dall’altro, dobbiamo agire con la leva del decreto flussi, per far sì che chi entra in Italia sia destinato ad un effettivo inserimento lavorativo e sociale». Perché, come ha spiegato e ribattuto Piantedosi nel corso di tutta l’intervista: salvezza. Dignità nell’accoglienza. E integrazione sociale, sono diritti che vanno tutelati e garantiti.

Pubblicato da edizioni24

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