Copasir, le parole del Presidente Urso, sono significative: “La crisi in Afghanistan rafforza la necessità di una vera politica di difesa europea”

«È ormai evidente come sia necessario definire una vera politica di Difesa europea, quale pilastro della difesa occidentale, e in questo contesto l’importante ruolo che può svolgere l’Italia». Lo afferma, in merito alla crisi in Afghanistan, il presidente del Copasir Adolfo Urso.

«Il Comitato – spiega Urso – ha da subito, sin dall’inizio della crisi, attivato tutti gli strumenti per adempiere appieno alle sue funzioni di controllo e di indirizzo parlamentare a fronte della imprevedibile situazione di emergenza che si è determinata con il collasso delle istituzioni afghane».

Prosegue, pertanto, l’attività del Copasir sulle conseguenze della crisi in Afghanistan sulla sicurezza nazionale, sugli assetti internazionali e sul sistema di difesa occidentale. 

Mercoledì 8 settembre alle 11 il Comitato ha calendarizzato l’audizione del sottosegretario all’intelligence, Luigi Gabrielli. Mentre il giorno successivo, giovedì 9 alle ore 10, l’audizione del Copasir riguarderà l’ambasciatore Stefano Pontecorvo, Alto rappresentate civile della Nato in Afghanistan.

Sono state svolte in pochi giorni quattro audizioni, la prima del direttore del Dis Elisabetta Belloni, subito dopo la caduta di Kabul, poi quelle del ministro degli Esteri Luigi di Maio e del direttore dell’Aise Giovanni Caravelli e, a conclusione delle operazioni di ritiro, quella del ministro della Difesa Lorenzo Guerini.

La prossima settimana inizierà una nuova fase con l’audizione di Gabrielli, che affronterà anche i temi di sicurezza interna, e con quella dell’ambasciatore Pontecorvo, l’ultimo rappresentare diplomatico a lasciare l’Afghanistan «che potrà sicuramente – aggiunge Urso – dare un contributo importante sulle prospettive della Alleanza Atlantica alla luce di quanto accaduto. È ormai evidente come sia necessario definire una vera politica di Difesa europea, quale pilastro della difesa occidentale, e in questo contesto l’importante ruolo che può svolgere l’Italia»

«Dobbiamo abituarci a interpretare il terrorismo internazionale come un rumore di fondo. Purtroppo avremo a che fare con questo rumore per molto tempo». In un’intervista esclusiva Famiglia Cristiana, Franco Gabrielli,sottosegretario di Stato con delega all’Intelligence e alla Sicurezza della Repubblica, già capo della Polizia e della Protezione civile, commenta gli attentati di Kabul e la presa di potere del regime talebano in Afghanistan, analizzando la situazione del terrorismo mondiale.

Secondo il superprefetto «ciò non significa che dobbiamo rassegnarci a chiuderci in casa e vivere di paura. Dobbiamo continuare ad affermare i nostri valori di libertà e di democrazia, altrimenti è come se avessero vinto i terroristi. Anche la missione militare in Afghanistan ha fallito per le sue modalità, non certo per i suoi originari obiettivi».

Gli attentati «confermano che l’avvento al potere del regime talebano non stabilizzerà il Paese, anzi complicherà ancora di più la situazione. I dubbi se li stanno ponendo anche Russia e Cina, che hanno ai confini con questo travagliato Paese interessi primari e che temono infiltrazioni o contagi con i loro jhadisti, su tutti gli uiguri, i musulmani dello Xinjiang, eterna preoccupazione del governo di Pechino. Per russi e cinesi il tema della stabilizzazione dell’Afghanistan è assolutamente prioritario».

Gabrielli ripercorre la storia dell’ultimo ventennio di terrorismo, iniziato con gli attentati alle torri gemelle, alla luce degli sforzi per prevenire e contrastare questo fenomeno, rivelando che alcuni attentati sono stati sventati in Italia anche in alcune città del centro nord. Uno degli obiettivi sensibili della galassia del terrore, dice il capo dell’intelligence, resta il Vaticano.

Pubblicato da edizioni24

Sito a cura di Rita De Marco dal 07/09/2021. Rita De Marco è una studentessa di Napoli, aspirante giornalista, fashion Blogger. Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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