“Un piano sui migranti”. L’Ue cerca la pezza a colori, ma prevalgono le ombre

L’Europa sui migranti sa di aver fallito e prova a correre ai ripari. Bruxelles, in vista dell’incontro tra i ministri dell’Interno del prossimo 25 novembre, ha presentato un piano d’azione sulle politiche migratorie su cui però già gravano non poche incognite. Del resto, anche a giugno il piano che prevedeva diecimila ricollocamenti era stato presentato come storico, salvo poi tradursi in un poche decine di migranti sbarcati in Italia effettivamente redistribuiti altrove.

Normale quindi avere una dose di scetticismo sul nuovo piano. In cui, tra le altre cose, nonostante il fallimento torna a essere toccato il tema proprio dei ricollocalmenti. Non è alla base del nuovo documento, ma è comunque preso in considerazione. Le uniche novità riguardano la lotta ai trafficanti e una piena collaborazione tra Stati Ue per fronteggiare la situazione nel Mediterraneo centrale. Buoni propositi più che altro, la cui attuazione è tutta da verificare.

Venti punti ruotanti a tre pilastri fondamentali: è questa la struttura del nuovo piano presentato oggi. Il primo pilastro riguarda, così come si legge nel documento reso noto nelle scorse ore, la collaborazione con i Paesi partner e le organizzazioni internazionali. Una collaborazione vocata a trovare soluzioni condivise con i Paesi di partenza dei barconi, al fine di garantire una migliore gestione delle frontiere. “L’Ue rafforzerà le capacità di Tunisia, Egitto e Libia – si legge nel testo – per garantire una migliore gestione delle frontiere e della migrazione”. Spazio anche a una maggiore lotta contro i trafficanti. “L’intento dell’Ue – si legge ancora – è rafforzare la lotta al traffico di migranti e migliorare l’impegno diplomatico sui rimpatri, intensificando al contempo i percorsi legali verso l’Ue”.

L’altro pilastro invece si basa sulla ricerca di “un approccio più coordinato alla ricerca e al salvataggio”. E qui entra in gioco l’agenzia Frontex, bistrattata nelle settimane scorse tanto che il parlamento europeo le ha bocciato anche i bilanci e adesso pronta a recitare una parte importante nel piano Ue. L’agenzia infatti, in coordinamento con i Paesi membri dell’Ue, con l’Unhcr e l’Oim, è chiamata a svolgere compiti di vigilanza e valutazione della situazione nel Mediterraneo centrale.


Infine, il terzo pilastro ha a che fare con i ricollocamenti. “Occorre rafforzare – si legge – l’attuazione del meccanismo volontario di solidarietà e della tabella di marcia congiunta”.

Proprio quest’ultimo punto, potrebbe diventare il tallone d’Achille del piano. Si insiste infatti sulla questione relativa ai ricollocamenti, nonostante nei giorni scorsi fosse stata considerata come una vicenda “morta”. L’inviato dell’Unhcr per il Mediterraneo centrale, Vincent Cochetel, così come riportato da AgenziaNovaaveva infatti parlato di un piano Ue

Bruxelles probabilmente ha preferito non rompere del tutto i legami con il precedente piano, quello firmato a giugno e basato quasi esclusivamente sulla solidarietàvolontaria tra Paesi Ue e sui ricollocamenti. I vertici della commissione hanno puntato il dito nelle scorse ore contro meccanismi interni degli Stati e “colli di bottiglia” burocratici a proposito del fallimento della redistribuzione. La scommessa è quindi puntare al superamento dei problemi evidenziati e facilitare gli spostamenti dei migranti ricollocati. Una scommessa azzardata, considerato che lo stesso Cochetel ha fatto riferimento, a proposito del non funzionamento della politica sui ricollocamenti, a un problema più strutturale relativo all’impossibilità di redistribuire i migranti “senza restrizioni alla libertà di movimento”.

Per Roma ci sono comunque alcuni elementi politici di soddisfazione. A cominciare dal fatto che l’Ue è tornata a muoversi sul tema immigrazione. A sottolinearlo è stato lo stesso ministro dell’Interno italiano, Matteo Piantedosi. “Sono soddisfatto – ha dichiarato il titolare del Viminale – per i contenuti del Piano di azione per il Mediterraneo centrale, il documento preparatorio reso noto oggi dalla Commissione europea in vista del Consiglio straordinario dei ministri dell’Interno convocato per il prossimo 25 novembre a Bruxelles”.

“Il testo – ha proseguito – mette al centro della discussione alcune importanti questioni in tema di gestione dei flussi migratori e lo fa nella prospettiva già auspicata dal Governo italiano. In particolare, mi riferisco alla condivisione dell’esigenza di una più intensa cooperazione con i Paesi di origine e transito dei flussi migratori, anche attraverso la realizzazione di specifici programmi europei di investimenti su quei territori”.

In generale, l’Ue ha voluto mettere sul piatto il problema relativo al Mediterraneo centrale, riconoscendo quindi come questa tratta che interessa l’Italia sia da tenere particolarmente sotto attenzione. C’è anche il riconoscimento del fallimento dell’attuale politica di ricollocamento. “In base al meccanismo volontario di solidarietà Ue per gli sbarchi di migranti nel Mediterraneo – ha dichiarato la commissaria Ue Ylva Johansson – abbiamo 8mila promesse di ricollocamento, ma finora ne sono stati fatti poco più di un centinaio”.

Infine, c’è stato un cenno anche alla situazione relativa alle Ong. “Occorre promuovere – si legge nel documento – una cooperazione più stretta, migliori pratiche e migliori modalità per lo scambio di informazioni e il coordinamento, in particolare tra gli Stati costieri e di bandiera, anche al fine di agevolare una migliore cooperazione tra gli Stati membri e le navi di proprietà o gestite da soggetti privati”.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.