Ucraina, 12 Paesi non firmano la dichiarazione finale: ecco chi

By Francesca Galici

Sessanta leader e ottantaquattro rappresentanti mondiali, per un totale di 92 Paesi rappresentati, si sono riuniti negli ultimi giorni in Svizzera, nel resort di Bürgenstock, per discutere sulla situazione ucraina nella guerra avviata dalla Russia nel 2022. “Nonostante i nostri diversi punti di vista, siamo riusciti a concordare una visione comune. Abbiamo esposto questa visione nel comunicato di Bürgenstock. Sono fiduciosa che ci impegneremo in questo processo anche dopo Bürgenstock, sapendo che la strada da percorrere è lunga e impegnativa”, ha dichiarato a presidente svizzera, Viola Amherd, a conclusione della due giorni di conferenza per la pace. Il documento finalle è stato firmato da 84 Paesi, compresa la Turchia.

I 12 che hanno rifiutato di firmare il documento sono Brasile, India e Sudafrica, parte del blocco Brics insieme alla Cina e alla Russia. Poi, non hanno firmato il Messico, l’Armenia, il Bahrein, l’Indonesia, la Libia, l’Arabia Saudita, la Thailandia e gli Emirati Arabi Uniti. La Carta delle Nazioni Unite, “compresi i principi del rispetto dell’integrità territoriale e della sovranità di tutti gli Stati, può e servirà come base per raggiungere una pace globale, giusta e duratura in Ucraina”, si legge nel documento finale. Il summit è stato un passaggio importante per gettare le basi per i negoziati che, è la speranza, si terranno presto. Realisticamente, l’unanimità non era contemplata al termine di questo vertice e il risultato ottenuto ha soddisfatto le aspettative. “Il fatto che la grande maggioranza dei Paesi abbia approvato il comunicato indica che cosa può ottenere il lavoro diplomatico”, ha detto ancora Amherd, al termine del summit per la pace in Ucraina. “Date le differenti posizioni di partenza, è un successo che si sia trovato un terreno comune su alcuni temi”, ha aggiunto.

Da parte dell’Italia, come sottolineato dal presidente Giorgia Meloni durante la conferenza, così come di tutto il blocco dell’Unione europea, il sostegno all’Ucraina è garantito. I Paesi che hanno sottoscritto il comunicato finale del summit per la pace in Ucraina di Buergenstock, in Svizzera, si impegnano a lavorare in particolare su tre aspetti della guerra in corso da oltre due anni: oltre che sui bambini ucraini deportati, anche su sicurezza nuclearesicurezza alimentare e prigionieri. “Le centrali e gli impianti nucleari ucraini, inclusa la centrale nucleare di Zaporizhzhia, devono funzionare in modo sicuro e protetto sotto il pieno controllo sovrano dell’Ucraina e in linea con i principi dell’Aiea e sotto la sua supervisione”, scrivono i leader nel docimento.

Alla conferenza era presente anche Ursula von der Leyen, secondo la quale la quale la proposta di pace di Vladimir Putin “non è seria”, nessun Paese “accetterebbe mai i termini oltraggiosi di Putin”. Il consigliere Usa per la sicurezza nazionale, Jake Sullivan, ha bocciato la proposta di Putin definendola “Non ragionevole”. Inoltre, ha aggiunto che “Nessun Paese responsabile può dire che questa sia una base ragionevole per la pace. È una sfida alla Carta delle Nazioni Unite, alla moralità di base, al buon senso di base”.

Volodymyr Zelensky, prendendo la parola, ha riferito che si è al lavoro per un secondo vertice e che diversi Paesi si sono detti pronti a ospitare un secondo vertice. Il piano d’azione è nell’ordine dei mesi, non degli anni, e Zelensky ha concluso di essere “grato nei confronti di tutti coloro che hanno partecipato, grazie a tutti. Gloria all’Ucraina”.

Il presidente ucraino ha spiegato alla conferenza che “il successo più grande per noi è la fine della guerra” e la conferenza svizzera “È il primo passo vero quell’obiettivo”. Ma, ha aggiunto Zelensky, “La Russia non è pronta a una pace giusta”.

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