Truffatori di esperienza accusavano innocenti di pedopornografia con finte citazioni dei giudici e poi li ricattavano: sgominata la gang. (Video)

In mail arrivavano quegli atti di polizia giudiziaria così dettagliati da sembrare veri, al punto da spaventare persone innocenti e convincerli a pagare per ritirare le denunce per reati gravissimi: pedopornografia. Una tecnica collaudata che ha consentito a una banda di informatici di raggirare decine di persone e incassare tantissimi “risarcimenti” per reati mai commessi dai malcapitati destinatari delle mail false ma attribuite a vari Tribunali.

La Polizia di Stato, a conclusione di una delicata attività d’indagine condotta dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, ha eseguito 16 decreti di perquisizione personale e domiciliare, emessi dalle Procure della Repubblica di Brescia e Vicenza, con l’ausilio dei Compartimenti di Polizia Postale di Milano, Torino, Pescara, Trieste, Venezia e Roma. Proprio come nel libro “Il processo” dello scrittore boemo Kafka, ignari utenti della rete si sono visti accusati, processati e condannati per delitti mai commessi; infatti l’indagine trae spunto dall’invio massivo di mail estorsive, apparentemente provenienti da Autorità istituzionali, contenenti una falsa citazione in Tribunale per fatti afferenti alla pedopornografia. Solo nel periodo di circa 2 mesi i proventi illeciti sono stati oltre di mezzo milione di euro.

La corrispondenza telematica oggetto di indagine riproduce un falso documento governativo e presenta nell’intestazione falsi loghi di Forze di polizia e di Ministeri italiani, tra i quali il Ministero dell’Interno e il Ministero della Difesa – affiancati a quelli di Agenzie internazionali quali Europol ed Interpol. Il falso documento a firma di vertici di Istituzioni statuali quali il Capo della Polizia Lamberto Giannini, piuttosto che del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Teo Luzi, dal Direttore del Servizio Polizia Postale, pro tempore, Nunzia Ciardi e dall’attuale Supplente del Direttore del Servizio Polizia Postale, Ivano Gabrielli.
L’atto fraudolento contesta all’utente violazioni gravissime, commesse attraverso la rete Internet, legate a condotte penalmente rilevanti riferite a delitti di molestie sessuali su minori. Il documento minaccia di inoltrare le prove ad un non meglio specificato “Procuratore” ed ai media, invitando a fornire giustificazioni entro 72 ore. Il passo successivo è una richiesta di denaro per far “decadere” le accuse e l’indicazione delle coordinate bancarie verso le quali corrispondere le somme estorte.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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