Traffico internazionale di droga: in manette il procuratore capo degli arbitri Rosario D’Onofrio

Si è dimesso dal suo incarico il procuratore capo dell’Aia, l’Associazione italiana arbitri, Rosario D’Onofrio, arrestato giovedì scorso, nell’ambito di un’operazione della Dda di Milano e della Guardia di Finanza su un traffico internazionale di droga tra Spagna e Italia, che ha portato a 42 misure cautelari tra italiani, spagnoli e albanesi. Le dimissioni di D’Onofrio, tra l’altro ex ufficiale dell’esercito, sono arrivate lo stesso giorno dell’arresto. «Sono sconcertato, ho subito chiesto riscontro al presidente Trentalange sulle modalità di selezione del Procuratore, in quanto la sua nomina è di esclusiva pertinenza del Comitato Nazionale su proposta del presidente dell’Aia. Una cosa è certa, la Figc assumerà tutte le decisioni necessarie a tutela della reputazione del mondo del calcio e della stessa classe arbitrale», ha commentato il Presidente della Figc Gabriele Gravina. Anche l’Aia starebbe valutando azioni legali

Secondo gli investigatori, il sodalizio criminale di cui faceva parte D’Onofrio, al quale è stato contestato il reato di associazione per delinquere, avrebbe portato in Lombardia oltre sei tonnellate di marijuana e hashish tra il 2019 e il 2021, dunque anche in pieno lockdown. Il procuratore per cinque mesi avrebbe avuto il compito di corriere, smistando i carichi di droga dopo il loro arrivo nei depositi. Inoltre, quello «di organizzare la parte logistica delle importazioni di stupefacente», compreso il reperimento dei luoghi in cui stoccare gli stupefacenti, si legge nell’ordinanza del Gip, per il quale per D’Onofrio si è resa necessaria la custodia in carcere «tenuto conto della sua incondizionata disponibilità a effettuare quotidiani “servizi” di consegne o riscossione di denaro e della pericolosità sociale», riscontrata anche negli «inescusabili comportamenti in concreto tenuti nel periodo del lockdown, durante il quale lo stesso con la divisa militare circolava per la Lombardia per effettuare consegne di sostanza stupefacente o per recarsi a Milano a versare il denaro provento dello spaccio a cittadini cinesi affinché trasferissero illegalmente tali somme in Spagna».

Da stralci di intercettazioni, riportati da Repubblica, inoltre il procuratore apparirebbe anche come incaricato di alcuni pestaggi. «Dice che se lo prende lo tortura con corrente, tanto prima o poi lo prendiamo.. Dovevo ammazzarlo quel giorno… Invece mi sono fatto prendere dal dispiacere… stava morendo… mi ha detto Rambo che solo per te si è fermato», sarebbe stato lo scambio tra due membri della banda che avrebbero parlato di D’Onofrio, indicandolo col soprannome di Rambo, il quale in un’altra telefonata direbbe: «Ma tu non puoi immaginare quante gliene ho date».

Pubblicato da edizioni24

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