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TF45, Capitan Nessuno scrive a Corvo: “Non erano uomini che parlavano molto. Si capivano con uno sguardo, un gesto, un cenno del capo”. Come ora, per dare il via…

By Corvo

Mi capita spesso di incrociare Capitan Nessuno. Mi capita spesso di inviare in via completamente anonima messaggi ad ith24, che ha il coraggio di ricordare di uomini che a tutto oggi ricoprono missioni importanti. E quando mi chiedono di rivelare il mio nome dico loro che non importa un nome o una sagoma. Ma ciò che sei dentro e quello che puoi rappresentare. Uno di questi è Capitan Nessuno. Forse lo rivedrò a breve per un’altra intervista. Ricordo ancora quando giunti a Reparto fui convocato: “rimuovi quello che hai visto e quello che hai fatto”. Non esistevi. Non esisti. Non sei nessuno. Solo tu sai chi sei. E te lo porti fino alla fine.

Capitan Nessuno mi racconta questo:

“Non erano uomini che parlavano molto. Si capivano con uno sguardo, un gesto, un cenno del capo. Facevano parte di una Task Force interforze che ufficialmente non esisteva da nessuna parte e operavano in posti dove nessun Governo avrebbe mai ammesso di avere delle truppe, dei militari. Erano italiani, francesi, americani, i migliori, forze d’elite, la créme de la créme, addestrati e letali, veloci e silenziosi. Quando rientravano nelle loro caserme, i giovani se li indicavano quasi con timore e sussurravano alle loro spalle chiamandoli “Gli Immortali” perché sapevano che erano davvero come Dei della guerra, passavano attraverso battaglie, pallottole e sembravano non morire mai. I nemici li chiamavano con altri nomi: uno era “i fantasmi”, perché colpivano in genere di notte, vestiti di nero, i volti coperti, nel silenzio più assoluto, senza scambiare fra di loro nemmeno una parola. Arrivavano, facevano quello che dovevano fare, forse per far saltare un deposito di armi nemiche o uccidere un capo ribelle o liberare un ostaggio e se ne andavano, talmente veloci che quasi non se ne erano accorti. Li chiamavano anche “I mostri”, perché di giorno avevano delle tute mimetiche strane, marezzate di bianco e verde e grigio e i capi avvolti in kefiah bianche e nere, i visi nascosti, i guanti che nascondevano fino all’ultimo centimetro di pelle e quei movimenti veloci, sincroni, silenziosi e spaventosi, mostri all’attacco, senza esitazioni, senza apparente pietà. “La morte che cammina” era un altro dei loro nomi, erano pochi i vivi che potevano dire di averli visti, di averli incontrati”.

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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