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Strategia di difesa britannica: puntano sull’aumento delle testate nucleari

Si chiama “Integrated Review of Security, Defence, Development and Foreign Policy”, il documento programmatico pubblicato martedì 16 dal Regno Unito che rappresenta la più grande revisione della politica estera, di difesa e di sicurezza di Londra dai tempi della Guerra Fredda.

Nel documento si legge che Londra vuole plasmare un mondo in cui le democrazie possano prosperare, ma in considerazione del mutato assetto internazionale, ovvero caratterizzato da un aumento dei conflitti e delle divisioni, con la Cina vista come la più grande minaccia statale alla sicurezza economica e la Russia individuata come “la minaccia più critica” alla sicurezza del Paese.

La Gran Bretagna, ha detto il governo, deve migliorare nel rilevare e scoraggiare una serie di attacchi perpetrati da Stati, terroristi e criminali in una zona grigia sotto la soglia della guerra, ma che rischia di innescare un vero conflitto.

La “revisione” ha anche sottolineato la crescente minaccia data dalle armi nucleari, osservando che alcuni Stati stanno “aumentando e diversificando in modo significativo i loro arsenali atomici”. Il riferimento, nemmeno troppo velato, è proprio a Mosca e a Pechino. La prima, infatti, ha dato notevole impulso al processo di modernizzazione del suo deterrente nucleare, mettendo in servizio una nuova tipologia di veicoli di rientro ipersonici e manovrabili (le testate Hgv) in grado – si dice – di evitare le difese antimissile, la seconda ha in essere un programma di ampliamento del proprio arsenale, che è stato attentamente monitorato dall’intelligence occidentale, e che può contare su diversi vettori a raggio medio, intermedio e intercontinentale con anche sistemii personici.

Come risultato, il governo londinese ha deciso, per la prima volta dai tempi della contrapposizione in blocchi, di aumentare il tetto del numero delle testate nucleari a disposizione dei missili Trident, gli Slbm (Submarine Launched Ballistic Missile) a cui è affidata la capacità di deterrenza atomica del Regno Unito. L’aumento, si legge sul Guardian, sarà del 40% e porterà il numero complessivo delle testata a 260 dalle 180 attualmente presenti.

L’esigenza è stata dettata per avere “un deterrente nucleare minimo, credibile e indipendente, assegnato alla difesa della Nato” che “rimane essenziale per garantire la nostra sicurezza e quella dei nostri alleati”, si legge nella sezione del rapporto che spiega il contesto dell’aumento delle testate.

Stante i numeri degli arsenali russo americani che possono disporre ciascuno di 1550 testate, verrebbe da pensare che la decisione sia stata presa specificatamente nei confronti della Cina, che, secondo gli ultimi dati, potrebbe disporne per un numero che va tra le 272 e le 350.

Bisogna però considerare che, proprio in funzione dei numeri ridotti dell’arsenale inglese rispetto a quello russo, la dottrina di impiego degli armamenti atomici di Sua Maestà prevede che vengano utilizzati per rappresaglia, bersagliando le città e le installazioni industriali e militari più importanti della Russia. La sostanziale (e futura) parità tra gli arsenali cinese e britannico, permetterebbe invece anche di colpire direttamente i silos di lancio noti della Cina, con una dottrina di impiego di tipo leggermente diverso, tenendo presente che il Regno Unito ha in dotazione solo missili balistici lanciabili da sottomarini, quindi in grado di colpire il bersaglio con una manciata di minuti di preavviso.

Per raggiungere i suoi obiettivi,, tra cui quello dell’ampliamento del numero delle testate atomiche, il governo britannico vuole aumentare la spesa per la Difesadi 24 miliardi di sterline (pari a 33,3 miliardi di dollari) nei prossimi quattro anni, un aumento significativo rispetto ai 42,2 miliardi di sterline spesi complessivamente nel 2019-2020. Un aumento che va in controtendenza rispetto a quanto preventivato: si pensava che la crisi pandemica avesse ridimensionato la volontà inglese di espandere il proprio “strumento Difesa”, invece a quanto pare ci saranno maggiori investimenti che saranno accompagnati da una razionalizzazione di altri programmi attualmente in corso di esercizio, tra cui quello per l’acquisizione degli F-35B, di cuI ci siamo già ccupatiecentemente.

Londra ha anche impegnato decine di miliardi di sterline in investimenti in altre aree, tra cui 15 miliardi di sterline per la ricerca e sviluppo nel campo della scienza e la tecnologia, oltre 17 miliardi di sterline per combattere il cambiamento climatico e promuovere la biodiversità e 13 miliardi di sterline nella lotta contro il coronavirus.

Il documento riafferma la partnership economica con gli Stati Uniti ed esprime il rinnovato impegno a favore dell’Alleanza Atlantica, ma si impegna ad espandere il ruolo della Gran Bretagna in tutto il mondo, riconoscendo una maggiore spinta verso l’Indopacifico nel prossimo decennio. Si tratta della già analizzata dottrina che prende il nome di “Global Britain” che assorbirà da sola lo 0,7% del bilancio nazionale riguardante gli aiuti all’estero.

“Il Regno Unito rimarrà un leader mondiale nello sviluppo internazionale e torneremo al nostro impegno a spendere lo 0,7% del reddito nazionale lordo per lo sviluppo quando la situazione fiscale lo permetterà”, ha detto il primo ministro Boris Johnson.

Con un baricentro spostato verso l’Estremo Oriente il Regno Unito ha forzatamente individuato la Cina come principale avversario, se pur si debba considerare che è stata proprio l’assertività cinese a mettere in moto un meccanismo di reazione che sta cambiando ulteriormente il sistema di pesi e contrappesi mondiale facendo rispolverarevecchi meccanismi, e facendo riscoprire al Regno Unito la sua vocazione “imperiale”, che ha trovato nuova linfa proprio a seguito di Brexit.

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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