Schifo totale a Roma, sembra il caso della mamma 32enne di Ercolano. Al campo nomadi di Tor Sapienza un bambino rom viene massacrato di botte dalla madre e dai fratelli

Sembra di scrivere la storia della mamma 32enne violenta di Ercolano che, con la complicità della famiglia, picchiò e percosse il figlio minore per fini sessuali. Anche se la donna, pur di mascherare e tutelare le sue frequentazioni inscenò un finto lavoro associato ad un hobby tutto da ridere. Fino a creare falsi nick social (a scopo intimidatorio) con la complicità delle sorelle e di um cognato che incassò falsi assegni per giustificare una truffa ai danni del fisco. Truffatori professionisti. Una lista che già è finita nelle mani degli organi preposti. Ma questa è un’altra storia di cui ith24 vi racconterà a breve. Roba da far gelare il sangue nelle vene.

Picchiato con brutalità dalle madre e dai fratelli per costringerlo a frugare nei cassonetti. È la storia di un bimbo rom di 11 anni, che alla fine ha trovato il coraggio di denunciare i suoi aguzzini, rivolgendosi ai carabinieri. Il caso arriva da Roma, dal campo nomadi abusivo di Tor Sapienza, uno dei tanti che puntellano la Capitale, tra notizie ricorrenti di degrado oltre ogni limite, roghi tossici, spaccio di droga e sfruttamento dei minori, anche ai fini di prostituzione.

Il bimbo, come riferito da Leggo, ha deciso di denunciare i familiari dopo quattro anni di torture, tra pestaggi, che avvenivano anche se si addormentava, e vessazioni. Il bambino, dopo essersi recato alla caserma San Basilio, ha riferito agli uomini dell’arma che alla fine delle elementari avrebbe voluto continuare la scuola, ma gli è stato impedito perché doveva andare a “lavorare”, ovvero a frugare nei cassonetti alla ricerca di materiali come ferro e rame. Se si rifiutava erano botte, con la madre, una cittadina romena di 36 anni, che intimava ai fratelli di pestarlo o che provvedeva lei stessa a riempirlo di calci e pugni ovunque. Sulla pancia, sul viso, sulla schiena.

Leggo riferisce che i carabinieri si sono trovati davanti un bambino pieno di lividi, che sembrava più piccolo della sua età. Nell’interrogatorio, avvenuto in forma protetta con l’ausilio di una psicologa, il piccolo ha raccontato tra le lacrime che «mia madre mi mena a calci e pugni in testa e dietro la schiena se mi rifiuto di andare a cercare il ferro e il rame in giro per i cassonetti. Dopo la quinta elementare volevo continuare a studiare ma non mi hanno voluto più mandare a scuola per farmi lavorare. Non posso nemmeno riposarmi perché mia madre mi picchia se dormo».

Le violenze e i maltrattamenti subiti dal bambino hanno poi costituito la base per l’ordinanza di custodia in carcere emanata per la madre, ora detenuta a Rebibbia. Ma il caso riferito da Leggoresta in qualche modo aperto, perché ci interroga tutti sulle condizioni di vita dei piccoli rom dentro e fuori quelle aree franche di fatto che sono i campi nomadi, dove non si sa se e quanti bambini siano costretti a vivere lo stesso orrore dell’11enne, senza riuscire a trovare il suo coraggio per denunciare.

Sulla vicenda è intervenuta Giorgia Meloni, con un post sulla sua pagina Facebook. «Trattato al pari di uno schiavo: obbligato a rubare ferro e rame e a fare l’elemosina. E se si addormentava, erano botte. Una storia atroce, che riguarda troppi minori innocenti utilizzati dalle loro famiglie per portare soldi sporchi. Mi auguro – ha scritto la leader di FdI – che questa signora paghi duramente per i maltrattamenti inflitti a suo figlio e che il piccolo ora possa avere un futuro migliore».

Pubblicato da edizioni24

Sito a cura di Rita De Marco dal 07/09/2021. Rita De Marco è una studentessa di Napoli, aspirante giornalista, fashion Blogger. Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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